Styx

                                                                                                                      Crash if the Crown

                                                                                                                      Alpha Dog 2T

                                                                                                                           www.styxworld.com

 

 

Prima cosa da dire: il piacere scorre fluido nell’ascoltare un disco fresco e ben impostato come questo. La band al diciassettesimo album supera la prova della vecchiaia e rende ancora fruibile la musica d’annata, quella anni settanta soprattutto, ma con anche puntate alle estetiche degli anni ottanta. Il prog-hard Rock degli anni che furono viene un po’ diluito (ma lo avevano già fatto) e rimane un bel rock rotondo e tonico, molto abbellito attraverso suoni cristallini di tastiere e cori, ma comunque sempre con carattere diretto e deciso. Seconda cosa: la band conferma che è difficile scrivere qualcosa di davvero originale dentro un alveo così già sfruttato, e va detto che gli Styx erano una band minore anche negli anni settanta, che altri hanno avuto maggior appeal e bravura nello stesso genere musicale. Nonostante ciò si sente la grande classe e la grande maturità.

La sinuosa ‘A MONSTER’ racconta di una forte ispirazione che proviene dagli Yes, per uno dei brani più fascinosi del lotto; qui anche la voce segue la scia di Anderson e le tastiere, seppure in maniera più semplice, seguono la scia di Wakeman, e lo stesso fanno i cori, solo la chitarra gioca in maniera differente da quella band. Invece ‘REVERIES’ predilige gli ondivaghi riverberi dei Beatles tardivi, e l’assolo acido rinforza quel lato rock antico che rende il brano leggermente più duro, sebbene il titolo sia allegro e giocoso. Poi ecco apparire, tra l’acustico e l’elettrico, i Pink Floyd di ‘Animals’ con la seriosa ‘HOLD BACK THE DARKNESS’ che eprò contiene anche altre piccole anime. Le tante prese sonore aspirate dalle altrui realtà, di grandi nomi citati, non inficiano lo stampo tipico della band sin dai tempi degli esordi, come per esempio le armonie corali che restano di stampo Styx e come un ruscello rinfrescano l’ascolto, anche se in ‘COMMON GROUND’ essi ricordano le ridondanze gustose dei C.S.N.&Young, sterzando poi verso gli Yes e finendo alla Who.  Anche ‘To Those’ ha un ché di Who. I Queen entrano in gioco parzialmente nel pezzo più variegato che è la title-track ‘Crash of the Crown’. Con altre canzoni come ‘Save Us from Ourselves’ e ‘Long live the King’ si giunge ad una essenza anni ottanta che viene espressa con eleganza e pulizia efficaci; la prima nell’AoR, la seconda nel rock melodico. Nella molteplice differenziazione dell’impostazione generale non stona nemmeno un afflato semi-pop come ‘Sound of Alarm’. Forse il momento scontato c’è, ed è la soft-song folkeggiante intitolata ‘Our Wonderful lives’.  Le tracce più brevi, che sono pezzettini piccoli, fanno ben parte del tutto e non sono da pensare come riempitivi.

Non siamo di fronte a brani complessi, lo spirito prog negli Styx è stato sempre un approccio, mai un vestito totalizzante. E non è neanche però un disco commerciale, ha sì buoni refrain e scorrevolezze più leggere, ma lo spirito non è per l’ascoltatore superficiale. L’album mette insieme  una musica ricca di sfumature che non possono essere compresse in un solo genere, e questo però legando tutto con maestria. Alla fine è logico che la classificazione la quale meglio si addice all’album sia il termine Progressive. Dennis DeYoung è disco graficamente assente già dal 1999, inutile rivangare il passato, meglio rimboccarsi le maniche e lasciarsi andare. Ecco questo disco appare spontaneo, genuino, pur nelle sue somiglianze stilistiche con altri nomi famosi. Si respira un’atmosfera tranquilla anche se i testi vogliono essere in qualche modo seri. Attenzione! “Tranquilla” non vuol dire passivamente rilassata. E’ un album senza nessun momento di stanca; anche nei suoi rivoli minori riesce a fornire una bella sensazione.

 

Roberto Sky Latini

 

01.The Fight of Our Lives
02.A Monster
03.Reveries
04.Hold Back The Darkness
05.Save Us From Ourselves
06.Crash Of The Crown
07.Our Wonderful Lives
08.Common Ground
09.Sound the Alarm
10.Long Live the King
11.Lost At Sea
12.Coming Out the Other Side
13.To Those
14.Another Farewell
15.Stream

 

Lawrence Gowan – vocals/keyboards
James “JY” Young – vocal/guitar
Tommy Shaw – vocals/guitar
Ricky Phillips – bass
Chuck Panozzo – bass
Todd Sucherman – drums

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