Soundgarden

                                                                                                                  Badmotorfinger

                                                                                                                  A&M Records

                                                                                                                       www.soundgardenworld.com

 

 

Nel 1991, in piena era Grunge, esce uno dei monumenti hard più belli del Metal di quel decennio. Anzi, uno dei migliori della storia per originalità, potenza e fascino. Con questo album la band diventa punto fondamentale di riferimento. E’ considerato album dentro l’alveo Grunge, ma il punto è proprio questo: il lavoro è grunge o metal? La domanda è lecita in quanto molti negano che il grunge faccia parte del rock duro. In realtà quando i Nirvana fecero successo molti non videro una nuova tipologia di rock, ma una prosecuzione piuttosto personale di rilettura del Punk o dell’Hard Rock. In effetti invece si trattava di un nuovo genere, ma quanto i Soundgarden ne sono assimilabili? Se i Soundgarden, soprattutto con questo ‘Badmotorfinger’, sono metal, allora non sono solo essi ad esserlo, ma lo è lo stesso Grunge. Molti critici infatti considerano il grunge uno dei sottogeneri metal, affiancabili spesso allo Stoner e all’Hard Rock settantiano. Questo capolavoro è crudo, grezzo nell’anima quanto raffinato nella concezione estetica, pesante con anche un doom sabbathiano perfettamente esplicito in tal senso.

Se ‘Rusty Cage’ è un diamante stupendo, quello più bello del disco, non mancano altri brani eccellenti come la scura ‘Outshined’ che nella sua americanità avvolge e ipnotizza. E che dire di una superba pesante ‘Slaves and Bulldozers’ che usa il doom come mazza primitiva, con analogie stilistiche della parte grunge più dura e irata dei Nirvana, ma in cui i Black Sabbath sono ben presenti, e dove nella parte voce e basso, fenomenale, si percepisce pure la scuola di Ted Nugent ricordando ‘Straglehold’ del 1975? E la disperata furia di ‘Jesus Christ Pose’ è così incalzante da aumentare la tensione psicologica. Non manca la velocità reattiva di un brano come ‘Face Pollution’, forse minore ma non certo filler, che con la sua attitudine dà ragione a chi vede il senso punkeggiante nel grunge. L’episodio più considerato Grunge arriva con ‘Somewhere’ ma è un artificio mentale in quanto il grunge è più ampio di quanto si voglia far passare; si tratta solo di un momento meno irruento che fa, sì, parte del genere, ma alla pari delle altre tracce; la sua pecca è terminare con una psichedelìa che non viene sviluppata, in cui la sfumatura andata e ritorno non ha molto significato.

Lo stesso dicasi dal punto di vista contenutistico per la parzialmente Beatlesiana ‘Searching with my good Eye Closed’ in cui i Nirvana sono superpresenti; si tratta della canzone meno riuscita ma ha un certo fascino psichedelico stoner-desertico. Altra grungiata, più bella e rotonda, si esprime con l’angosciata ‘Room a thousand Years Wide’ il cui sassofono acido insieme alle urla del cantante strappa le inquietudini dalla pelle. Interessante ‘Drawing Flies’ che in qualche modo si lega al mondo sonoro dello ‘Street metal’ degli Aerosmith, sebbene con una rinnovata forma, segno comunque che non c’è una soluzione di continuità col passato, e che le radici sono USA a tutti gli effetti. E che c’è di più statunitense di ‘Holy Water’ che ondulatamente sonnacchiosa ricorda i Grand Funk? Irresistibile suadente pezzo tutto dentro la tradizione della terra d’oltremare che senza l’esistenza del Blues e del Funky non sarebbe esistita: musica per intenditori. Ma il Blues è una trama che torna anche nel finale con la conclusiva ‘New Damage’ anche se esso è chiuso da un riffing distorto debitore espressivamente dei Led Zeppelin, e quella malinconia bluesata si percepisce chiaramente.

La musica del gruppo usa il basso come caldo elemento di base, riempiendo corposamente tutte le song. Il disco non è costruito per inondare l’ascoltatore di violenza, ma per assaporare gli anfratti dello spirito come Grunge vuole, e nonostante ciò dobbiamo dare ragione a Bruce Dickinson che in quanto apprezzatore dei Soundgarden affermava che ‘Bad Motor Finger’ è assolutamente metal. Si, è del tutto metal intendendo per metal tutto il rock duro, ma in fondo è il grunge ad essere legatissimamente metal, anche se ha influito pure sull’estetica di band solo rock; se vogliamo insistere sul tema, si può dividere quel genere in Grunge-Metal e Grunge-Rock. Gli stessi Soundgarden in qualche album diventano più rock che metal ma qui il metal è preponderante, una valanga dura e pura che si infila con maestria nei fasci muscolari dell’ascoltatore. Senza nessun timore si può festeggiare proprio in quanto metallari, un disco mito il cui trentennale si compie l’8 ottobre.

Questo disco è fondamentale per capire il metallo e la strada che ha percorso, dopo i dischi ‘Nevermind’ e ‘In Utero’ dei Nirvana, è questo ‘Badmotorfinger’ a raccontare il meglio di quel sentiero. Del resto fu il terzo full-lenght di un combo che esordì con ‘Ultramega Ok’ nel 1988, che quindi fondò, non meno dei Nirvana, il genere (il primo di quest’ultimi è ‘Bleach’ dell’anno dopo). Un rimpianto? Certo c’è ed è  quello della morte del cantante Cornell, una perdita artistica (e umana naturalmente) che non è stata soppiantata, perché egli era uno dei singer più personali e caratteristici per interpretazione e scrittura del panorama mondiale musicale, non un minore, per cui era e rimarrà al centro delle discussioni sull’arte. La band nel suo finale di carriera non è stato all’altezza di questa opera ma il lascito globale ai posteri è decisamente significativo. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Rusty cage

02.  Slaves and Bulldozers

03.  Jesus Christ Pose

04.  Face Pollution

05.  Somewhere

06.  Searching with my good Eye closed

07.  Room a thousand Years Wide

08.  Mind Riot

09.  Drawing Flies

10.  Holy water

11.  New Damage

Chris Cornell – vocals / guitar
Kim Thayil – guitar
Ben Shepherd - bass
Matt Cameron - drums

 

 

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