Triumph

                                                                                                                      Allied Forces

                                                                                                                      RCA Records

                                                                                                                      www.triumphmusic.com

 

 

Il 1981 vede la corrente NWOBHM ancora molto forte, ma tale scena era già viva dal 1978, e in questi tre anni aveva già reso chiaro come l’indurimento del rock pagasse in termini economici, pur non diventando mainstream, e quindi vari gruppi Hard Rock operativi da tempo, anche non durissimi, intostarono la loro scrittura. Fu il caso degli Ufo, dei Cheap Trick, e fu il caso dei canadesi Triumph. Altri intrapresero altre vie ammorbidendosi per farsi più vicini al Pop, ma nell’81 ‘Allied Forces’ sterzò verso una dimensione più dura, sebbene dentro vi siano anche altri suoni. I Triumph avevano esordito nel 1976 con l’omonimo album e certo dentro troviamo una ribelle ‘Street Fighter’ ma l’album è molto hard-rock’n’roll e legato ai mostri del passato. Anche il quarto album, ‘Progressions of Power’ del 1980, contiene notevole energia, ma nonostante la partenza rockeggiante di ‘I live for the Weekend’, il disco, pur di qualità, non ha nulla di veramente moderno, legato a ciò che sta succedendo in Gran Bretagna; l’anima è prettamente settantiana.

Un cambiamento, anche se parziale si ha appunto con ‘Allied Forces’. In realtà la cosa avviene solo per due pezzi, ma essi sono concepiti in modo ottantiano. Uno è appunto la title-track, che diretta e spedita tralascia le origini blues e prog del gruppo per riffare con maggiore rocciosità ed esternare una progressione compatta ed arrembante, corredando il tutto di assolo ben elettrificato. L’altro momento Heavy è dentro ‘Ordinary Man’ che se non fosse per la velocizzazione interna, tra la coralità alla C.S.N.&Y. e lo stile alla Rush terrebbe tutti e due i piedi nel periodo dei settanta; poi la scorribanda rallenta nell’assolo di antico stampo e perde il feeling Heavy. Pur essendo il pezzo più Prog, esso è di elevata qualità compositiva e quella momentanea scorreria dura lo lega agli anni ottanta. Sebbene il lato Heavy termini qui, le sonorità però, per alcuni pezzi, sono più metalliche che negli altri lavori precedenti. Per esempio ‘Hot Time’, il quale non è altro che un rock’n’roll anni settanta, è suonato in senso moderno per quel periodo.

In realtà l’album non è importante per essere uno degli approcci americani alla NWOBHM, ma per essere davvero un grande album, l’apice compositivo della band. C’è dentro un inno alla musica che ha ben pochi concorrenti di bellezza ed emotività, si tratta della stupenda ‘Magic Power’ che si riallaccia concettualmente a tutta la discografia precedente delle band per la sua acusticità e per la melodia, anche un po’ arrangiata alla Who,  ma è un songwriting di grande classe. Il primo lato del vinile è più un rock tonico dove c’è anche ‘Fool for your Love’ un hard Rock corposo alla Whitesnake, il secondo invece si porta dalle parti del progressive. L’intrigante ‘Figh the good fight’ fa parecchio il verso ai Led Zeppelin con una ritmica e una chitarra similare alla song ‘D’yer Mak’er’ del 1975 (in ‘Houses of tyhe Holy’). E poi in questo lato c’è la già citata ‘Ordinary Man’. Questo lato è concluso con il saluto di ‘Say Goodbye’ che ammortizza la seriosità dell’album, giocando con un Hard-AoR melodico che viene voglia di canticchiare, nella verve che avevano usato i Boston, di gran valore ma lontanissimo dall’Heavy Metal. Già nell’album successivo ‘Never Surrender’ del 1983 c’è un marcare la distanza dall’Heavy, e quindi la band non entra davvero nel nuovo millennio. Il carattere a sprazzi heavy, viene troppo mischiato con il resto del rock e nessun brano diventa davvero moderno.

La voce di Rik Emmett ricorda sia Robert Plant dei Led che Geddy Lee dei Rush, tono acuto e grande capacità interpretativa. I Triumph sono da annoverare tra i gruppi importanti ma minori rispetto ai grandi artisti ben più fondamentali,  ciò sia per non aver inventato alcuno stile, sia perché la loro discografia non è tutta all’altezza della miglior arte. Possiamo trovarvi all’inizio accostamenti piuttosto spinti con Led Zeppelin; Deep Purple; Who; Yes; Rush; Status Quo; Eagles; Kansas; Free; Bad Company; cantautorato country americano; e più avanti anche con i contemporanei Boston; Whitesnake e Bryan Adams, tutti ben più personali dei Triumph.  Hanno però segnato l’evoluzione del rock duro americano pur rimanendo ancorati al decennio dei settanta poiché ne hanno modernizzato l’approccio, e non come mera riproposizione di una musica già decodificata. Questo album merita di essere considerato una pietra miliare degli anni ottanta e ascoltato alla pari dei grandi dischi del tempo, e dà ancora gusto ascoltarlo, dopo quaranta anni dalla sua uscita. Infatti, con esso, fecero capire come una musica ormai vecchia di un decennio, poteva ancora essere attuale, nonostante i nuovi generi musicali usciti in quel periodo. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Fool for Your Love

02.  Magic Power

03.  Air Raid

04.  Allied Forces

05.  Hot Time (In This City Tonight)

06.  Fight the Good Fight

07.  Ordinary Man

08.  Petite Etude

09.  Say Goodbye 

Rik Emmett – vocals / guitar
Gil Moore – vocals / drums
Mike Levine - bass

 

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