Jordsjo

                                                                                                                             Pastoralia          

                                                                                                                             Karisma Records

                                                                                                                            www.jordsjo.bandcamp.com

 

 

Gli anni settanta sono l’anima precisa di questo disco. La band norvegese si ritrova chiusa nella bolla temporale di un periodo lontano senza alcun contatto con l’oggi. Non c’è nulla di moderno e addirittura non si tocca nemmeno il momento finale dei ’70, preferendo invece quella parte di decade confinante coi sessanta. Possiamo percepire in questa espressività i gruppi progressive/folk che segnarono una cultura specifica di una epoca sperimentale che però adesso non ha più nulla in tal senso. Certamente le composizioni sono piene di buon gusto e buona forma, ma denotano assoluta mancanza di personalità.

E’ un disco senza falle perché si opera con la cognizione di causa di chi ha studiato bene quelle atmosfere, di chi non ne sta dentro ma le ha assimilate da fuori, quindi in grado di evitare i difetti di chi invece prova una cosa innovativa stando dentro il processo. Siamo al terzo album dal 2015 per questo duo così retro rock, ma comunque capace di suonare convincente. Una scrittura particolarmente azzeccata e rappresentativa si ha con le tracce ‘SKUMRING I KARESUANDO ’ e ‘MELLOM MIODURT, MARISKO OG SOSTERN’. A chiudere con enfasi ecco ‘JORD III’, una suite di oltre dieci minuti, sostanziosa e in certi momenti vicina a certe circonvoluzioni alla Yes.

Camel, Caravan e Jethro Tull affiorano come ispirazioni dirette, ma non viene tentato nulla di esterno a questo universo. I due musicisti che portano avanti il progetto si rifanno a ciò che è stato già completamente decodificato e sviscerato. Anche il lato jazz utilizzato ha già vissuto le stesse vicissitudini compositive. E’ musica dolce, elegiaca; un prog-rock fluido e sognante. Un disco gustoso e pregno di fascino, gestito in maniera congruente. Il viaggio è bello dato che la musica avvolge con sinuosità il fruitore, descrivendo esaustivamente il paesaggio sonoro.

Tastiere, chitarra acustica ed elettrica, flauto, mellotron, uniti ad una voce morbida, nella loro forza vintage colgono il meglio di certe vibrazioni del passato, e si può ascoltare tutto con grande piacere. In effetti, se la sensazione generale è quella di un tuffo immerso totalmente nell’antica tradizione del genere, in particolare quella inglese, non si ha mai un dejavù riferito ad un singolo pezzo già conosciuto, ma è a tutti gli effetti un viaggio a ritroso nel tempo, il cui dejavù è semplicemente un sentirsi di avere già vissuto, non una canzone, ma un intero mondo. Non si tratta di una rilettura di quel tipo di espressione, ma proprio di una pedissequa riproposizione. Sembra quasi che il gruppo voglia sistematizzare un genere come fosse musica classica, con le sua pulizia e con gli schemi ben prefissati.  La cosa strana è che non si ha nessun fastidio ad ascoltare una realtà così convenzionale, e forse ciò è dovuto al fatto che non è un plagio di canzoni, ma solo di stili e concetti. Resta la bellezza estetica dei brani, tutti ricchi di anima e di luce soffusa. Un disco che rende piacevole l’intero suo scorrere, regalando anche la voglia di sorridere beatamente, sprofondati nella sua ambientazione.

Roberto Sky Latini

01.  Prolog

02.  Skumring i  Karesuando

03.  Mellom Miodurt, Marisko og Sosterm (feat. Asa Ree - violin/vocals)

04.  Pastoralia

05.  Fuglehviskeren

06.  Beitemark

07.  Vattedans

08.  Jord III (Ola Mile Bruland-narrating vocals; feat. Hakon Knutzen-guitar)

Hakon Oftung – vocals / guitar / keyboards / flute
Kristian Froland – drums

Other Guests:
Vilde Mortesen Stroresund - choirs
Mats Lemjan – bass clarinet
Christian Meaas Svendsen - bass


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