Mammoth

                                                                                                                                 WVH

                                                                                                                                 EX1 Records

                                                                                                                                 www.mammothwvh.com

 

 

Non trovarsi davanti ad una copia del padre è cosa positiva, del resto, in caso contrario, non si potrebbe che sfigurare. E non potendo fare paragoni, riusciamo senza remore a dare un voto buono a questo debutto del figlio di Edward Van Halen. E’ un approccio moderno e insieme parzialmente datato, pieno di verve ispirata ma anche ricco di una certa energia. Non si tratta di musica scatenata, ma piuttosto di un lotto di song orecchiabili, eppure vitalmente rockeggianti.

 

‘MR. ED’ riesce subito a farsi intrigante grazie ad una sonorità accattivante ma sporca di chitarra rock. Ottima e fluida la concrezione Grunge ‘HORRIBLY RIGHT’ che scivola via con semplicità ma anche con un bel range di distorsione in cui la voce luminosa funziona bene perché a rendere ruvida la song ci pensa la chitarra. Ci si mettono canzoni come ‘DON’T BACK DOWN’ a tonificare i muscoli rock’n’roll, in cui cadenza ritmica e chitarra elettrica erigono un substrato denso e corposo. Un altro pezzo accattivante è la title-track ‘MAMMOTH’ che usa una voce suadente sostenuta da un groove avvolgente. Il sound più stoner (ma anche con il cantato un po’ alla Cheap Trick) di ‘THE BIG PICTURES’ è un azzeccato fiotto dal feeling un po’ più sporco della media ed è appunto la sua ruvidezza l’elemento vincente. La dinamica ‘FEEL’ produce un bella trama compatta che si lega bene tra voce e chitarrismo compiendo una capriola hard-rock che centra il bersaglio della pregnanza. ‘STONE’ invece riesce ad elevarsi introspettivamente grazie ad un andamento dal galleggiamento molle che lo rende ipnoticamente ammaliante; molto Grunge, molto Stoner, ma contenente anche un lieve soffio Beatlesiano così come lo interpretavano gli Oasis. ‘Don’t back down’ è una di quelle tracce che sfrutta bene riff e ritmo e che però emerge più per l’assolo di chitarra (fortuna che qualche parte solista esiste in questo disco) che per il cantato.

La stessa cosa fa ‘You’re to Blame’ che regge bene fino al ritornello dove però poi arriva un senso di già sentito che disarma la song, se non fosse anche qui per l’arrivo di un ottimo assolo a salvare il tutto. Piuttosto scialba, anche se è buono l’arrangiamento, risulta ‘Circles’ che copia i R.E.M. senza infilarvi altrettanta personalità. La soffice ‘Resolve’ è carina ma non aggiunge nulla al mondo delle ballate, considerando che non c’è granchè nell’arrangiamento come nella linea vocale. Se poi si vuole un AoR adolescenziale (che è un controsenso) eccovi accontentati con una piacevole ‘Think it Over’ che in effetti è migliore di ‘Resolve’ anche se stavolta si che è da considerare brano commerciale nel vero senso della parola, ma è fatta così bene che viene voglia di rimanere ad ascoltarla, per quanto minore.

L’alito emanato contiene un po’ di ricerca mainstream americaneggiante, non volendo chiaramente essere una band underground, ma ciò non determina una caduta di tono anche se il cantato elimina spigoli e asperità. L’ideazione artistica segue un pò la scia dei Foo Fighters senza però perdersi in canzoni melense che invece quelli per ogni metà album producono. Anche alcune delle canzoni minori di questo lavoro posseggono un senso valoriale che ne fa qualcosa di dignitoso da ascoltare. Questo sound è attuale ma anche vecchio nella misura in cui non si pone ai tempi prima dell’avvento del Grunge, e anzi dal Grunge si parte prendendo molteplici spunti tra concezione e sonorità, facendolo comunque molto bene e senza scadere nella banalità.

Sia chiaro, basterebbe poco per andare a finire nella superficialità perché il musicista gioca sul filo del rischio, riuscendo però con abilità intelligente a evitare di suonare troppo commerciale. Un full-lenght impregnato di voglia di costruire che però si ferma a cose già esistenti senza fare passi avanti in un tale genere musicale; però se si tratta solo di fare buone canzoni, la dignità di esistere questo disco ce l’ha. Insomma c’è buon gusto e un sentore di Alternative. In realtà verrebbe da pensare che se questa One Man Band si dedicasse meglio proprio al lato Alternative, essa avrebbe più cose da dire. Ma se questa creazione è stata voluta esplicitamente perché si potesse tenere i piedi in due staffe, allora probabilmente in futuro ci troveremo con un lavoro simile, e ce lo godremo per quello che sarà, intanto godiamoci questo. Ah, la copertina è divertente!

Roberto Sky Latini

 

01.  Mr. Ed

02.  Horribly Right

03.  Epiphany

04.  Don’t back down

05.  Resolve

06.  You’ll be the One

07.  Mammoth

08.  Circles

09.  The Big Picture

10.  Think it over

11.  You’re to Blame

12.  Feel

13.  Stone

14.  Distance

Wolfganf Van Halen – vocals and all intruments

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