Linistit

                                                                                                              Evil Arises

                                                                                                              Volcano Records

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L’italica band fondatasi nel 2012 per volontà del chitarrista ritmico Angelus e della cantante Triria, esordisce con un album le cui strutture sono quadrate, ben circoscritte, sebbene anche lunghe. Il sound è piuttosto incisivo, usando Black e Death Metal in un unicum corrosivo, ma i cui riff si stagliano puliti e netti come in un gruppo più Heavy e meno estremo dal punto di vista stilistico, mentre sono drumming e voci ad assumersi il compito di esternare i rivoli più violenti. Solo dopo cinque anni di esistenza si riesce a trovare la formazione definitiva e finalmente nel 2021 ecco un lavoro con nuove canzoni che però si porta appresso anche le composizioni nate anni prima.

Le due prime tracce dopo l’intro recitato sono piuttosto pregnanti. ‘DREAM OF DEATH’ costruisce un attacco graffiante che però è perfettamente intellegibile, con una attitudine prog nella sua evoluzione ideativa anche se meno come impostazione formale, dove le caratteristiche esecutive rimangono ben dentro il genere estremo classico. La title-track ‘LINISTIT’ si trasfonde in una eruzione più introspettiva e meno irruenta ponendosi vicino al Death melodico, e a volte nemmeno sembrando estremo, ma in questo curando con maggior attenzione il lato strumentale rispetto a quello vocale; curioso l’incedere chitarristico che ricorda lateralmente la linea vocale di ‘Zombie’ dei Cranberries. Più intenso ancora ‘ANNELISE’, il quale risulta come il pezzo più intrigante e pesante, dove anche il cantato plurisonoro assolve in maniera eccellente al compito di addensare incrostazioni oppressive; veramente il migliore episodio del lotto, greve quanto minaccioso, permanendo comunque nell’area della fruibilità accessibile, con anche una malinconia di fondo dal timbro emozionale. ‘Fire Eternal’ vira verso un Death thrashato in cui l’unica pecca sembra uno scream/growl poco incisivo in quanto un po’ piatto; esso si perde in urla prolungate tecnicamente buone senza interpretare molto altro e perciò alla fine brano minore. L’efficacia della minisuite ‘My Black Soul’ è limitata ad una concezione descrittiva tipo colonna sonora di elementi visivi, che però con il solo ascolto non raggiunge un feeling di intensità massimale, anche se c’è un buona evocazione sulfurea ed una atmosfera interessante che non lo rende filler; è una composizione più significativa nella parte soft centrale, e nel finale, anche se all’ascolto ci si sarebbe aspettati un assolo maggiormente straniante. La settima traccia, quella conclusiva, è una buona ‘Promised to Hell’ che funziona bene anche senza rimanere nell’apice compositivo dell’insieme, alternando dinamicità accesa ad una certa staticità narrativa, sempre dotata di punteggiatura attraente, ma nel complesso non irresistibile .

Il vincolo musicale della cultura Black c’è anche se non si arriva a suoni disturbanti, anzi, l’orecchiabilità è piuttosto esplicita, fermo restando che l’ugola è l’unica a non piegarsi a questa dimensione accessibile, pur rimanendo sempre nell’alveo della comprensibilità immediata. Un lavoro esaustivo, in grado di leggere il genere con una certa personalità, per quanto non originalissima, complessivamente una bella avventura oscura che contiene un vario baluginare anche di luci chiare, sebbene tenui, in una variabilità costruttivamente efficace. Le tracce musicali sono solo sei ma la maggior parte durano abbastanza da creare un full-lenght di circa quaranta minuti adatti ad una immersione psichico-artistica di un certo spessore. Non è un carattere metal moderno, nondimeno è perfettamente adattabile anche agli standard dei gusti attuali, in una offerta del mercato discografico che ormai tratta di tutto, dal vintage al suono ipertattato. Qui ci si muove non proprio nell’ambito “old” ma non si immettono tecnicismi particolarmente virtuosi o tecnologici, ciò apparentemente per non raffreddare troppo la proposta, che rimane ricca di spunti estetici. Si vive soprattutto di sensazioni e di pathos, create però da una performance strumentale esaustiva e curata.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Martyrium

02.  Dream of Death

03.  Linistit

04.  Fire Eternal

05.  My Black Soul

06.  Anneliese

07.  Promised to Hell

 

Maria Spada ( Triria) - vocals
Claudio Pluchino (Angelus) - guitar
Vincenzo Abbate ( Katros) - guitar
Paolo Baglieri ( Damevil) - bass
Michele Barrano ( BlackBeast) - drums

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