Secret Alliance

                                                                                 Revelation

                                                                                 Punishment 18 Records

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Un metal raffinato che vola alto tra un AOR potenziato e un Prog americanizzato dalla rotonda orecchiabilità ma anche da una incisività tonica HardRock:  è ciò che contiene questo full-lenght italiano ideato dal chitarrista Galli (Silver Horses; ex Mantra; ex-Time Machine). Avere il batterista Confessori degli Angra e il bassista Franklin testimonia il respiro internazionale di un sound che appare tecnico ma non ipervirtuoso, prediligendo l’atmosfera. Dopo ‘Solar Warden’ del 2020, questo secondo lavoro si staglia con sicurezza espressiva nel panorama odierno, rutilando con efficace naturalezza. Molta sensazione anni settanta/ottanta nello spirito ma con un taglio ed una visione molto attuali. 

Una delle migliori tracce è ‘THE SIXTH EVENT’ che è una di quelle più progressive. Stupenda anche la semi-ballad ‘SHE IS GREEN’ che trasporta verso lidi avvolgenti e magici, tra dolcezza e pesantezza nei suoi cambi di anima,  ed è questa forse la song più interessante proprio dal punto di vista del songwriting,  e anche nel testo non fa la smielata ma parla di zombie. ‘LEY LINE’ sembra normale nel suo middle-time, eppure si discosta positivamente da ciò che ci si aspetterebbe grazie alla sua linea melodica. Assolutamente da sottolineare il valore di ‘REQUIEM FOR TECHNOLOGY’ per la presenza di uno dei migliori assoli dell’album ma anche per la presenza dei fiati convincentissimi. La cosa che fa questo disco è quello di spiazzare qua e là;  questa attitudine viene resa per esempio con ardore straniante quando in ‘THE ARISE’ si unisce la ritmica ed il ritornello commerciali a toni vocali più seriosi , e contribuisce a ciò in maniera  decisiva pure l’assolo dissonante di pianoforte, per niente alla moda, ma succoso per quanto particolarmente insolito. Tra le maggiori durezze ecco la splendida ‘SEVEN SISTERS’, che coniuga perfettamente l’attitudine rock con la melodia accattivante, dentro  un riffing curatissimo ma ficcante.  E che i led Zeppelin siano la base di questo disco, per quanto a volte ben mimetizzati, lo si deduce quando arriva stavolta, ben esplicitamente, la finale traccia acustica di ‘First day of life’, la quale ricorda quei soffi fatati dei maestri.

La chitarra densa ha un feeling tagliente, trattata con una distorsione affascinante, piena di groove LedZeppeliniano ma dal piglio moderno pur ricordando anche un atteggiamento heavy anni ottanta. Quando sembra che i Led siano meno presenti, si conserva qualcosa di quella modalità espressiva chitarristica, aggiungendoci anche un pizzico dei Van Halen di Sammy Hagar, sia per il mood che per il cantanto.  E talvolta non mancano le tastiere ossessive e dense, che anzi risultano essenziali in tanti momenti.  Ottima la performance del singer la cui voce di alta qualità ricorda la timbrica e l’uso dell’ugola dell’americano Mike Vescera (ex-Loudness). Le liriche trattano le contraddizioni del mondo moderno, e in effetti il suono, pur accattivante, si ammanta di un leggero velo di durezza che scurisce l’ambientazione sonora. Il Class Metal scivola con sinuosa facilità pur non vivendo di banalità, e mantiene il tutto altamente elegante.  Si è dentro un alveo estremamente fresco, molto ben studiato dal punto di vista della produzione ma che inietta una bella dose di emozionalità.  Reputo troppo pochi gli assoli che pur ci si aspetterebbe da questo genere di metal, magari di tipo blues-rock, e infatti quando ci sono fanno bella figura e sembrano troppo brevi.

Per quanto le singole canzoni sembrino stare perfettamente dentro una dimensione già codificata dalla storia metal, le strutture, le melodie, e un atteggiamento difficile da spiegare, sembrano donare una piccola dissociazione formale che rende seriosa una musica che si presenta esteticamente catchy, ma che durante l’ascolto si rivela al contrario più interlocutoria e in qualche modo fuori dalle righe. Questa piccola dose di ecletticità è difficile appunto da far capire al lettore di una recensione, ma all’ascolto si denotano situazioni non così comuni in questo tipo di genere metal e sicuramente i tempi dispari, quando ci sono, giocano un ruolo significativo. Un album particolare, che sta tutto dentro la tradizione ma con una verve di ampio respiro e alla fine diverso da tutti gli altri. Ci sono gli elementi a sorpresa come una aggiunta inaspettata (tipo i fiati cui si è accennato), ma molto spesso è la struttura stessa ad evolvere fuori dal senso comune. Sono piccole cose ma sufficienti ad arricchire il senso del tutto. L’approccio testimonia una forte determinazione artistica, andando dritti verso soluzioni sonore che rendono profondo un ascolto non fatto per menti superficiali. Si è riusciti a rendere intellettuale un tipo di musica solitamente più leggiadro, senza perdere nulla in fascino melodico o in tiro. Disco speciale. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Welcome on Planet earth

02.  Fire in the Sky

03.  No Stars

04.  The sixth Event

05.  She is Green

06.  Ley Line

07.  Upside down

08.  Requiem for Technology

09.  The Arise

10.  Seven Sisters

11.  First Day of Life

 

Andrea Ranfagni - vocals

Gianluca Galli – guitar

Roberto Dipeco-keyboards

Tony Franklin - bass

Ricardo Confessori – drums

 

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