Immortal Synn

                                                                                                                      Force of Habit

                                                                                                                      Autoproduzione

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Avere la possibilità di registrare anche a basso costo forma miriadi di gruppi diversi che provano a fare tutti i tipi di Metal, con tutta una serie di risultati positivi, efficaci ma anche particolarmente strani. In alcuni casi si hanno anche caratteri buffi in senso lato come è il caso di questa band statunitense che si muove in modo curioso nella scelta degli incastri stilistici. In realtà la band non inventa nulla ma proprio nel suo non inventare trova la strategia giusta per scrivere musica piuttosto personale, personalità stravagante che emerge in più parti del disco.  Il metodo sembra quello di mescolare musica e passaggi già sentiti ma con una abilità di montaggio tale, da costruire un disco  lontano da ogni tipo di plagio.

Il brano di apertura ‘Anamnesis’ è emblematico di come il combo intenda accostare senza fonderli, modi diversi di esprimersi, usando un riff-rama prettamente thrash con una modalità di cantato più leggero per quanto rockeggiante. In altre song ciò è meno diversificato ma sempre questo pare l’approccio di base, che sia la voce o la chitarra solista; quello che varia di meno dal punto di vista esecutivo è la performance della chitarra ritmica. La seconda traccia ‘Fight the Price’ è più vicina al thrash scanzonato americaneggiante classico, tipico di band meno violente del genere, con accostamento normale di suoni e voce, poi però è la parte solista a farsi straniante rispetto alla traccia-contenitore. Due brani invece decidono di giocare la carta del Nu-metal o del crossover, ‘F.U.D.C.’ e ‘THE BALLAD OF MARVIN HEEMEYER’ con un thrasheggiante incedere sovrastato da un cantato rappato come facevano in maniera pregnante i Faith No More, ma il primo non si accontenta di ciò e immette un’altra volta una parte solista straniante in questo caso valzerata. Nel secondo pezzo crossover sopra citato invece si cavalca il riffing in maniera più rutilante e lo fa diventare come una delle cose più belle e più pachidermiche dell’album, e qui di stranezze non ne troviamo.

Se si vuole sentire come la band citi ispirazioni precise, basta sentire il giro della sei corde che inizia ‘NUCLEAR TERROR’ dove ecco più o meno copiare i Metallica, poi però il thrash sviluppato va altrove anche accelerando parossisticamente, e anche questo risulta uno degli episodi migliori del disco. Anche ‘SATAN’S TAVERN’ è una delle cose più ganze, qui però facendo il verso divertente ai Raven anche con il timbro dell’ugola che cambia del tutto registro, a testimonianza di quanto lo spirito della band non sia univoco e cerchi sempre di aggiungere sorprese; e la seconda sorpresa sta di nuovo nella parte solista in cui, nella seconda metà della sua sezione, abbandona la linea dettata dal brano per una parentesi più particolare. Non manca il rigurgito hardcore che con ‘The mailman Song’ sfodera un affondo violento che dura poco più di un minuto come nella più tipica tradizione punk, ma è un momento che non si amalgama col resto, ed è proprio ciò che la band sembra voler fare, cioè non dover rimanere relegati alla congruenza. Un'altra song che si distacca dal motore thrash è ‘DENVER NIGHT’ che tocca l’afflato Speed con una fluidità senza intoppi. L’happy metal, solo leggermente folk, di ‘WHISKEY II’ è la conclusione azzeccata di un modo di fare metal che non ha paura di critiche; è il coraggio dell’individuo mezzo fuori di testa che però sa cosa può essere efficace. 

Nel 2015 essi esordirono con l’ep ‘Barfly’, ma questo è solo il loro secondo full-lenght dal 2017 (‘Machine Men’ il primo). Una ritmica fondamentalmente thrash che però poi si abbevera ad un heavy sviscerato con una mentalità  un po’ eclettica e leggermente fumettistica, ma non ridicola. Si uniscono parti sonore diverse apparentemente in maniera non lineare, ma ciò che potrebbe sembrare un assortimento azzardato diventa in loro un valore aggiunto. Molto buona la pesantezza del drumming che potenzia un chitarrismo ritmico già corposo di suo. La voce ha due anime, da un lato è quasi orecchiabile, ma più spesso essa vira verso una maggior crudezza. Globalmente il disco sembra frutto di puro gioco, un non troppo prendersi sul serio, ma anche un passare da una visione ad un’altra come per esprimersi senza paletti. Non è una band innovativa, ma nemmeno chiusa dentro una allocuzione prevedibile. Viene generata bontà compositiva senza inventare ma senza neanche cadere in tranelli estetici non funzionanti. Disco che non solo non annoia, ma fa sorridere positivamente.

Roberto Sky Latini

 

01.  Anamnesis

02.  Fight The Prince

03.  F.U.D.C.

04.  The Ballad of Marvin Heemeyer

05.  The Mailman Song

06.  NuclearTerror

07.  Satan'sTavern

08.  Denver Nights

09.  Force of Habit

10.  Whiskey II: The Wrath of Corn

 

DuelShape -  vocals

Tony Z – rhythm / leadguitar

Brad Wagner – lead guitar

Frantz Pierre - bass

AxelBerrios - drums

 

 

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