X Japan

                                                                                                                                Jealousy

                                                                                                                                Sony

                                                                                                                                      www.xjapan.com

 

 

Quest’anno è il trentennale di un disco strano del metal internazionale, quel ‘Jealousy’ della band nipponica X Japan (inizialmente il moniker era solo la “X”) che fa parte della storia musicale ed espressiva tutta orientale ma anche del nostro mondo occidentale. Il gruppo è eclettico e nelle sue escrescenze stilistiche appare un po’ schizofrenico, anche nella coesistenza di generi metal diversi tutti presenti in questo singolo album. Si passa dal Power Metal melodico allo Street Metal, allo pseudo thrash e all’Heavy Metal classico, fino alle ballate, una acustica alla Led Zeppelin ed una quasi pop nel finale, quest’ultima sdolcinata come una romanza del mondo lirico.

L’inizio ipnotico del pianoforte di ‘Es Dur’  si addolcisce nell’inizio della traccia successiva ‘Silent Jealousy’ che poi deflagra in un Power Metal iperattivo dove possiamo parlare di metal classico pesante, una minisuite che  usa melodia e velocità così come inizia contemporaneamente, nello stesso periodo storico,  a fare la Scandinavia, in particolare i finlandesi Stratovarius. In questo brano si intrecciano elettricità e soavità, tra chitarre fluide e pianoforte/tastiere ipertrofiche; abbiamo inoltre un assolo di alto spessore espressivo. Due sono i brani più qualitativi dell’album, uno è appunto il Power di cui sopra, l’altro è il rutilante ‘Desperate angel’ che suona sporco come un rock da strada adatto ad un album dei Guns and Roses, a metà tra l’Heavy Metal anni ottanta e lo Street Metal dei Motley Crue, con un assolo al fulmicotone che ricorda anche certe cose virtuose degli anni settanta. Ma l’episodio del tutto Street è ‘Joker’, uno sfacciato rock’n’roll che qualsiasi band Hair Metal americana avrebbe potuto scrivere, ma qui frizzante e divertente come non mai.  ‘Miscast’ e ‘Stab me in the back’ generano un attacco violento che ricorda i primi loro due album, la seconda traccia quasi come se gli Iron Maiden suonassero thrash.  C’è anche una traccia inutile e non metal, l’elettronico valzer ‘Love Replica’, che però serve ad inquadrare la sfaccettata inclinazione straniante della band, quasi aliena, che ama lasciare segni iconici al proprio passaggio. Per finale la terza traccia rappresentativa degli X-Japan, cioè la ‘Say Anything’ che in maniera orchestrale, anticipando il Symphonic Metal diventa emblematica per il gruppo, ma soprattutto per il profilo psicologico del carismatico Yoshiki. In effetti è una song rappresentativa dello spirito del combo perché, per esempio, nell’album ‘Dahlia’ del 1996, questi musicisti scriveranno ben tre canzoni nello stesso stile, anche se  a volte sembrano brani del filone di Frank Sinatra o Pop invece che di una band rock/metal. Fluida e malinconica, rende esplicita la tristezza inconscia di un artista poliedrico come Yoshiki, diventato ormai un mito in Giappone, e la psiche dell’insolito personaggio viene scossa come viene scosso tutto il gruppo da vicende vissute che ne hanno segnato l’essenza. Per esempio passando per lo scandalo dell’ipotetico suicidio di Hide nel 1998 (il chitarrista fu trovato morto appeso per il collo, alla maniglia di una porta), e per altre storie strane che hanno ammantato la band di un alone misterioso ancora adesso presente.  

Il leader Yoshiki è uno strano personaggio che gioca, magro ed efebico, sull’estetica del suo fisico e suona due strumenti: il pianoforte con l’appeal del musicista sognante e la batteria con la foga del pazzo da legare, tanto da dover portare un collare alla cervicale per i danni che si è provocato nelle sue performance violente alle pelli. Un musicista fuori di testa ma con la tenacia dell’artista iconograficamente tipica della rock-star.  La voce roca del cantante, non virtuosa, ma in grado di donare pathos, rende caratteristico e riconoscibile il gruppo. Terzo full-lenght che uscì il primo luglio 1991 (l’esordio della band era avvenuto nel 1988), esso rappresenta forse la miglior testimonianza della loro forza compositiva, in una mescolanza di stili che essi riescono a tenere insieme con grande abilità ideativa, rudi e raffinati allo stesso tempo; abili in qualsiasi tipo di genere si cimentassero. Anche se non è un disco che abbia influito molto in quegli anni nel mondo del metal internazionale, ha influito di rimando successivamente, basti pensare alla stravaganza di certe proposte come le Babymetal che ora spopolano sia in Europa che in America. Inoltre dal punto di vista del look essi iniziano la corrente della Visual Kei, con un look simil-punk colorato, che non è un genere musicale ma che in oriente ha dilagato in ogni genere musicale dal punto di vista dell’atteggiamento estetico, dal rock al pop, in una esagerazione di costumi che superano in stravaganza sia Alice Cooper, che i Kiss o Lady Gaga; una specie di glam visivo all’ennesima potenza dalle forme diversissime tra loro. In Giappone il mercato discografico è sempre stato fiorente, e ancora adesso quel popolo è uno dei più alti consumatori di musica, ma la grandezza degli X-Japan è andata oltre la mera riproposizione di una forma alla occidentale, accumunati in ciò al più importante gruppo metal della storia metal giapponese, perché ancora più internazionale, cioè i Loudness. Ma a differenza dei Loudness, più sobri dal lungo di vista comportamentale (per quanto possa esserlo una realtà metallica), agli X-Japan si aggiunge un velo di narrazione extra-musicale ed un impatto scenografico molto più enfatico, che li rende entità unica nel proprio genere, ampliandone la sostanza in senso di leggenda. Oggi che il metal è mondialmente collegato, e ha strappato le sue radici britanniche e statunitensi, gli X-Japan sono da considerare gruppo ben rappresentativo di un certo tipo di approccio.  

Roberto Sky Latini

 

01.  Es Dur

02.  Silent Jealousy

03.  Miscast

04.  Desperate Angel

05.  White Wind from Mr. Martin

06.  Voiceless Screaming

07.  Stab Me in the Back

08.  Love Replica

09.  Joker

10.  Say Anything 

Toshi – vocals
Pata – guitar
Hide – guitar
Taiji – bass / acoustic guitar
Yoshiki – drums / piano

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