Angel Martyr

                                                                                                                      Nothing  louder than Silence

                                                                                                                      Iron Shield Records

                                                                                                                                  www.angelmartyr.com

 

 

Questo gruppo italiano produce un album di una certa qualità stanno dentro un contenitore di puro Heavy Metal, però di matrice piuttosto epica. Il songwriter non è certamente originale ma cerca di imprimere potenza ed inoltre con una certa cifra di personalità anche se non elevata. Si sente una parte d’ispirazione Iron Maiden che sta anche alla voce assomigliante a quella di Blaze Bayley, ponendosi dentro l’alveo della New Wave Of British Heavy Metal. Ma non è l’unico elemento di influenza stilistica dato che si tratta di espressività molto classica, comune a tante band.

‘THE LEGEND OF THE BLACK ANGELS’ è un Power Metal bello tirato che si rende accattivante ed efficace;  sicuramente una bella apertura d’album che usa sia un riffing compatto quanto una capacità melodica adeguata. Anche ‘CLIMBING THE WALLS OF THE ABYSS’ risulta tra i pezzi meglio riusciti, sempre per merito della linea melodica gestita qui con un afflato più ricercato; non mancano gli attimi ritmici derivativi, ma si nascondono bene nell’insieme. La title-track ‘NOTHING LOUDER THAN SILENCE’ è anch’essa un bel momento Power, forse la traccia più ficcante dell’album, con l’energia che si sposa ad un fresco ritornello cantabile, perfetto per i live, e una verve vicina ai Manowar. La power-song ‘Marked by the woodblade’ è il chiaro esempio di quanto canonica possa essere la produzione del gruppo, pur non venendo meno il gusto dell’ascolto. Il pezzo forte del disco è però la suite finale ‘MY NAME IS LEGION’, davvero una piccola epopea rutilante con alto tasso atmosferico che curiosamente ricorda lo stile dell’ep del 1985 dei mitici romani Astaroth.

Una song dove emerge oscurità e dove finalmente affiora un minimo di cattiveria; persino la batteria entra nel blasting estremo. La sezione acustica che poi appare, non è certo una flessione bensì un incremento della magia del brano (anche se il parlato appare eccessivamente lungo mentre sulla chitarra acustica sarebbe stato perfetto un bell’assolo elegante o un gioco di basso). Quest’ultimo lungo episodio di oltre dodici minuti non certo esce dalla strada tradizionale, però evidenzia come gli Angel Martyr potrebbero seguire percorsi più pregnanti.Il songwriting è sicuramente tutto dentro le righe del già sentito ma è costruito con intelligenza, ed è evidente la capacità di mettere a fuoco ogni momento e ogni passaggio.  La loro abilità sta nel fatto di mantenere un preciso equilibrio che fa sempre in tempo a spegnere direzioni a rischio di plagio.

E così i singoli brani non diventano mai la copia di canzoni storiche esistenti, evitando con attenzione cadute di scrittura. Ecco allora che le chitarre col loro riffing,  pur considerando che ricalcano piuttosto pedissequamente la stilistica già da tempo sfruttata da altri, raggiungono  un risultato comunque professionalmente apprezzabile perché sostengono le strutture col giusto collante. E le due asce, venendo invece al lato solista, fanno effetto positivo anche grazie alla dualità del loro suonare a volte insieme o nell’intervallarsi con una certa sensibilità, ma viene in mente la perplessità che questa cosa valoriale sia difficile da riproporre dal vivo visto che il chitarrista è uno solo.

Anche il drumming sa il fatto suo, quale sostegno amalgamante, senza mai esagerare e ben solido. Il Cantante è sicuramente il valore aggiunto  dato che si inserisce molto bene nel contesto e sa usare quelle parti di virtuosismo che possiede aumentando il tasso tonico dei brani; magari a volte si percepisce la mancanza di un po’ di cattiveria. Un disco completamente piacevole che dall'inizio alla fine sa dove mettere la punteggiatura Sonora,  e non tenta escursioni che possano essere fuori dalla portata del combo. Costruire la successione all’esordio del 2017 ha portato ad una disco più funzionante, e il tutto scorre fluidamente anche se fanno sorridere alcune evoluzioni già spesso sentite in tanta storia passata. Non siamo al cospetto dell’eccellenza compositiva, ma resta una sano e onesto metallo positivamente  vintage, il quale ha spirito e non perde mai il filo del discorso,. 

Roberto Sky Latini


01. Black Rose On A Frozen Grave (intro)
02. The Legion of the Black Angels
03. Forgotten Metal
04. Black Twin Rising
05. Climbing the Walls of The Abyss
06. Marked By the Woodblade
07. Reckless Master
08. Nothing Louder Than Silence
09. The Arrival In Geresenes’ Land
10. My Name is Legion


Tiziano “Hammerhead” Sbaragli – vocals / guitar
Dario “Destroyer Rostix” Rosteni – bass
Niccolò “Nikko” Vanni – drums

 

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