Odd Dimension

                                                                                                               The Blue Dawn

                                                                                                               Scarlet

                                                                                                                     www.odddimension.it

 

 

Questi italici musicisti hanno esordito dieci anni fa, ora, ben otto anni dall’ultimo singulto, tornano più tosti che mai. Aver aspettato otto anni dall’ultimo lavoro ‘The last Embrace to Humanity’ non ha spezzato il senso della qualità di una band che oggi, anno 2021, torna nel pieno della sua potenza e freschezza. Un gruppo che accende suoni e atmosfere quando luminose, quando più meditate, ma sempre in tonica affermazione, dentro una dimensione ampia e variegata.

Le prime tre composizioni brillano di un certo grandeur enfatico, diventando brani eccitanti,  la cui espressività non risulta ridondante ma precisa e decisa. ‘LANDING ON AXTRADEL’ suona come il pezzo più vintage dell’album, tastiere, voce e costruzione globale vivono dei riflessi dorati di un passato glorioso, ma imprimendo una tonicità che diventa efficace anche per le nuove generazioni. Più attuale la traccia ‘THE INVASION’ con la sua verve energica sia vocalmente che dal punto di vista degli assoli, con una chitarra solista tagliente ed esuberante. Cerca una certa rarefazione la suadente ‘ESCAPE TO BLUE PLANET’ anche se poi nel suo sviluppo si alza verso lidi ben più imperiosi, di tipo esuberante. L’altro passo corposo e concreto è la title-track ‘THE BLUE DAWN’,  suite che oltre al suo incedere melodico e il finale soft, immette anche vibrazioni piuttosto hard. Il pezzo più immediato e diretto è dato dalla cadenzata ‘Sands of Yazukia, che però viene toccata da un assolo solare, e che ricorda quel sound prog-hard che flirtava con l’AoR, senza però cadere dentro quest’ultimo. La conclusione della strumentale (il parlato non cambia l’impostazione) ‘The Supreme Being’ dà quel tocco di epicità i modo tale che si che marchi un finale in crescendo, anche se poi le ultime note terminano sofficemente in senso malinconico, come un saluto.

Disco entusiasmante, pieno di vigore, ma anche di raffinatezze saporite. Musica mai stagnante, con un senso descrittivo globalmente pieno. C’è un senso antico confezionato senza apparire sorpassato, è come un prodotto di antiquariato abbellito e restaurato con elementi moderni, come se su di un vecchio legno si ponessero supporti, serrature, boccole e viti d’acciaio. Pur percependo ispirazioni anni settanta e ottanta (Genesis; Yes; ELP; Camel; Rush; Kansas; Asia) gran parte della sonorità è metal, rendendo la band entro il Prog-metal senza ombra di dubbio. Uno dei punti di forza modernizzante è il drumming, piuttosto roccioso, che sorregge con grande impeto la struttura tutta. A far da contraltare ad una tastiera pimpante, ma che è il piacevole strumento che ci porta indietro ai fasti d’oro dei settanta, la sei corde dilaga con le sue iper-escrescenze che ci riportano alla contemporaneità. Un’opera che ridefinisce i canoni di una musica tradizionalista, senza sperimentare ma delineando l’estetica giusta per un feeling che soddisfi e sazi. L’appagamento vige in quanto la quantità di passaggi e atmosfere elargisce una dimensione ariosa del concept fantascientifico composto, e lo fa con l’assenza totale di filler, perchè anche i due altri momenti strumentali, ‘Mission’ e ‘Solar Wind’ sono esaustivi per quanto interlocutori. A rendere più estroversa questa apertura di forme e sensazioni stanno poi gli interventi degli ospiti cantanti, che si adoperano a dare maggiore variabilità alla proposta, diventando ognuno essenziale e non mero contorno.  Naturalmente il nuovo entrato Manenti (Unity), che impersona il protagonista della storia, influisce notevolmente sul risultato positivo, bravo com’è a donare modulazioni notevolmente pregnanti nel suo cantato quasi maestoso, dove egli sposa perfettamente tecnica e calore espressivo. Il tutto è imperniato sul virtuosismo tecnicissimo senza che si intacchi nulla dal punto di vista dell’anima.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Mission n°773

02.  Landing on Axtradel

03.  The Invasion

04.  Escape to Blue Planet

05.  Solar Wind

06.  Life Creators

07.  The Blue Dawn

08.  Sands of Yazukia

09.  Flags of Victory

10.  The supreme Being

 

Gianbattista “Jan” Manenti – vocals
Gianmaria Saddi – guitar
gabriele Ciaccia – keyboards
Gigi Andreone – bass
Marco Lazzarini -drums

Guests:
Simona Aileen Pala
Daniela Caschetto
Damien Dell’Amico
Roberto Tiranti
Derek Sherinian

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