Transatlantic

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Dopo circa 5 anni di attesa si riaffaccia sul mercato discografico il super dirigibile progressive degli statunitensi Transatlantic. La super band americana al suo quinto disco, aveva scritto materiale sufficiente per ben due differenti release. Tuttavia Portnoy e soci, dopo un buon periodo di discussioni hanno optato per la realizzazione di due versioni differenti del concept. Una versione singola della durata approssimativa di un’ora sottotitolata ‘Breath of Life’, ed una versione estesa di novanta minuti, doppia, intitolata ‘Forevermore’. Ognuno dei lavori ha una propria registrazione, arrangiamenti e testi indipendenti. Si, anche io ho pensato che avrebbero potuto fare le cose in maniera più semplice, ma parliamo di grandi artisti, e quindi in questo caso, più che mai alziamo le mani. Si parte ovviamente con ‘Overture’ brano sorretto da una ampia tela di sintetizzatori e moog suonati dal sempre ispirato Morse. Il basso di Trewavas spumeggia per tutta la durata della traccia. Il dirigibile come suggerisce l’immagine di copertina si avventura in lidi spaziali alla ricerca forse di un nuovo domani. Davvero orecchiabile ‘Di don…di don…’ il refrain che ricorre più volte all’interno del brano e che fa da leitotiv durante tutti i movimenti dell’album.

‘Higher thant the morning’ si muove sulle arie dei precedenti brani, con un bellissimo guitar solo vicino al periodo progressive rock dei Porcupine Tree di ‘Stupid Dream’.‘Swing High, Swing Low’ è una canzonetta pop sorretta da una gioviale melodia di mellotron e tastiere.‘Owl Howl’ è un brano progressivo più compatto e diretto, sorretto dal brillante lavoro alle pelli di Mike Portnoy che rulla rallenta e riparte con i suoi singultanti controtempi. Vicino ai King Crimson del periodo di ‘Vroom, si attesta essere davvero una chicca per gli amanti del genere.‘The World we used to know’ è un brano che ci narra delle nostre giornate odierne e del nostro mondo pandemico così ingarbugliato. Progressivo e delicato ha dalla sua una struttura pop nelle parti cantate che attinge a mani basse nella produzione dei Beatles e rimanda fortemente nelle parti più complesse ai bucolici dedali sonori degli Yes.

Chi conosce i precedenti lavori della band sarà pressochè a suo agio durante l’esecuzione di tutti i brani dell’opera poiché in perfetta linea con quanto pubblicato dai Transatlantic nel loro percorso artistico. Il disco è certamente un lavoro eccelso che tuttavia paga il fio di essere unicamente rivolto a coloro che amano il progressive rock. 

Invictus

 

01.  Overture

02.  Reaching For The Sky

03.  Higher Than The Morning

04.  The Darkness In The Light

05.  Take Now My Soul

06.  Looking For The Light

07.  Love Made A Way (Prelude)

08.  Owl Howl

09.  Solitude

10.  Belong

11.  Can You Feel It

12.  Looking For The Light (Reprise)

13.  The Greatest Story Never Ends

14.  Love Made A Way

 

Neal Morse – keyboards and vocals

Roine Stolt – guitars and vocals

Mike Portnoy – drums and vocals

Pete Trewavas – bass and vocals

 

 

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