3 dreAms neVer Dreamt

                                                                                                        Another Vivid Detail

                                                                                                        My Kingdom

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Un senso di introspezione naviga tra queste tracce prog, per un gruppo che non inventa nulla ma che gestisce con grande emotività questa musica in una forma stilistica sempre atmosferica e mai d’impatto violento, rimanendo però ancorata al metal. Se troviamo come fonte d’ispirazione i Queensryche, abbiamo però anche alcune inflessioni Grunge, un goticismo di fondo, e soprattutto un ché di intimità al modo dei Pain Of Salvation, che s’insinua suadente, talvolta mollemente, nella carne dell’ascoltatore. C’è anche dell’altro, con una intensa personalità che però non è nettamente definibile, e ciò ne amplifica il potenziale compositivo. E’ quasi strano pensare che si tratti di una band italiana, in una dimensione che i nostri metaller hanno toccato poco rispetto ad altre modalità espressive. Per il gruppo è il secondo album, e conferma il valore di un combo già interessante all’esordio ed oggi più incisivo. Un concept sulle invidie e le dinamiche umane di un circo.

Le due prime tracce, autentiche gemme, sono sensazioni sofferenti, soprattutto la seconda ‘THE BLACK DRESSED CLOWN’ che addensa la sua depressa espressività anche tramite input teatrali con gli applausi e il riso/pianto finale, gestiti con il giusto afflato emozionale ma anche stilistico, appunto una perfetta unione tra Queensryche e Pain Of Salvation; forse il pezzo più raffinato e potente dell’opera. La prima ‘INTERCONNECTIONS’ ha un afflato triste ma anche denso e corposo, e anch’essa è un momento forte del disco. La terza traccia The ballad of A.’ cambia registro intessendo un andamento meno metallico e  più New Wave anni ottanta, segno della loro apertura mentale. Quando ci si imbatte in una song come la raffinata ‘MAY’, non si può pensare ad una ballata anche se l’ambientazione è soft, perché siccome l’intero album è suonato in maniera intima, le modulazioni morbide non diventano altro che onde che si susseguono tra chiari e scuri senza avere una impostazione unica. Altra bellissima perla è ‘THE DANCE’ che non è una canzone da ballare, se non in maniera sinuosa, mollemente ipnotizzati; a doppia voce maschile/femminile sopra una struttura ricca di cambiamenti e passaggi (l’ospite femminile è Ilaria Esposito). Anche ‘3:46 The Moon of the last Day’ è un brano pieno di pathos; essa contiene il ritornello più accattivante senza perdere nulla della dimensione emozionale che guida il lavoro.  E va anche citata la più semplice ‘The Poet’ con un mood leggermente più solare rispetto all’insieme dell’album.

Non troviamo virtuosismi da superguitarist ma gli assoli ci sono e molto belli, facendo però parte dello schema descrittivo e non quali escrescenze estetiche a parte; non sono cioè fiammate esplosive quanto strettamente tessuto della trama. Ma sono assoli di estrema pregnanza espressiva, pieni di pathos come tutta la globalità dell’atmosfera. Il lavoro si pone ad un alto livello valoriale con tracce comunque mai deboli anche quando non si mantengono in cima. La voce vibra interpretivamente riuscendo a non apparire clone di qualcuno anche se talvolta le linee cantate scelgono stili conosciuti. Attenzione, il primo ascolto può dare l’idea di musica fredda perché non costruita per l’impatto immediato, e non è ideata per essere ascoltata in auto. E’ arte da seguire ad occhi chiusi o persi nel buio, per gustarne odore e fremiti, lasciandosi trasportare. E’ quella magia che chiede al fruitore di abbandonare pensieri e farsi cullare; viaggiando così nelle note. Dischi come questi non sono fatti per chi non è educato alla musica in modo profondo, e proprio la sua non immediatezza ne fa un full-lenght di spessore. Né velocizzazioni, né ritornelli diretti qui hanno spazio, eppure non c’è eccessiva complessità né vi si trovano elementi non orecchiabili, solo che insieme è tenuto da una tensione non commerciale la cui sostanza penetra con tranquilla pazienza. A ciò contribuisce anche un senso di malinconia e accoramento che serve a dare feeling ma che evita accuratamente di spingere a scatenarsi o a liberarsi catarticamente. Il risultato per chi sa aspettare la crescita percettiva in sé, è il premio di aver vissuto una avventura appagante. Copertina dal forte impatto visivo, crudo nel suo colore vivido. Ah! Il moniker si scrive proprio con le maiuscole in mezzo. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Interconnections

02.  The Black dressed Clown

03.  The Ballad of A.

04.  May

05.  The Dance

06.  J. Doe

07.  The Antipodist

08.  3:46 The Moon of the last Day

09.  The Poet

10.  Save Me from myself

11.  Another vivid Detail

 

Gianluigi Girardi – vocals
Andy Signorelli – guitar / keynboards
Andrea Rendina – guitar
Maria Torelli – bass
Davide Martinelli – drums

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