Lords Of Black

                                                                                                                         Alchemy of Souls – part I

                                                                                                                         Frontiers Records

                                                                                                                        www.lordsofblack.com

 

 

L’assoluto spessore espressivo del cileno Romero al microfono non deve far pensare a brani costruiti accontentandosi di far emergere le sole parti cantate, come se la forte esposizione artistica del cantante diventasse in questa band unico elemento ormai necessario per vendere. No, i Lords Of Black si spendono donando anima ad un corpo metallico ben ficcante. I fumi passati della discordia fra i membri della band ed il loro singer non si respirano, tutto è ben integrato con una densità sonora che appaga. Nonostante le varie apparizioni discografiche Romero non ha impegni live, visto il covid, e quindi probabilmente anche questa sarà stata la motivazione che ha riportato il singer all’ovile.

La prima traccia ‘DYING TO LIVE AGAIN’ esprime bene la forma pregnante della scrittura con un senso di cupezza pur nella melodicità, in linea con la copertina dark. Un brano Power come ‘DELIVERANCE LOST’ non si basa solo sulla velocità ed è molto efficace per il valido songwriting, segno distintivo di questo disco dove alla potenza si unisce sempre la voglia di cercare soluzioni di più ampio respiro. Ma è segno anche di come la ritmica voglia sempre mantenere un certo tono e infatti la potenza del drumming si adopera spesso a dinamicizzare gli episodi, come accade alla cadenzata ‘SACRIFICE’, tra le cose migliori in quanto appunto il ritmo è ficcante, oltre comunque a fornire un cantato enfatizzato dalle tastiere, in una fisicità di facile fruibilità ma piena di energia. L’inizio soft con la chitarra suadente accompagnata dal pianoforte di ‘CLOSER TO YOUR FALL’ funziona, ma è quando si accende in una verve Heavy Metal al 100% che il pezzo acquista forza e può strappare consensi nell’ascoltatore.

‘TIDES OF BLOOD’ ci fa respirare direttamente gli aliti di Ronnie James Dio con una song che utilizza il nume tutelare come fonte diretta di ispirazione; e non diventa comunque un pezzo scontato, forte della sua rocciosità. In linea coi dischi alla Rainbow e il genere suonato, non manca la minisuite che si apre con la sei corde acustica spagnoleggiante che i successivi riff banali, facenti da ponte tra intro e song, hanno rischiato poi di rovinare; fortunatamente la parte del cantato, evocativa, tira su la traccia rendendola memorabile insieme a chitarre che diventano poi ben più originali; e così la titletrack ‘ALCHEMY OF SOULS’ splende al di sopra delle altre tracce, anche grazie alla zona soffice centrale con voce/pianoforte.

Dentro questa canzone c’è un particolare copiato, che però non è proprio evidente: un passaggio ripetuto due volte solamente, tra strofe e ritornello a fare da ponte, che è la stessa frase sonora di una canzone dei Police (quella appena prima del ritornello ‘So Lonely’) che potete trovare al minuto 3’06” e al minuto 7’43”. Buffa la cosa se si pensa che è strofa abbastanza lunga; ad ogni buon conto non sembra un plagio fatto apposta.  Anche la semi-ballata ‘Brightest Star’ fa bella figura poichè ha trovato il giusto modd anti-smielatura con un andamento middle-time alquanto tonico. La ballata vera e propria è invece ‘You came to Me’ che non ha nulla di trascendente ma che secondo me funzionerà stupendamente in concerto (speriamo presto), dato che comunque possiede il suo sicuro appeal. I bei brani orecchiabili come ‘Into the Black’, più commerciali, non fanno perdere tono al disco anche se appaiono meno personali.

La modalità espressiva caratteristica della band considera sempre un ammorbidimento delle parti dure, come se si avesse paura di non essere abbastanza accattivanti, e così non si lascia, almeno in qualche traccia, che sia la sola potenza a parlare, sminuendo a volte troppo il tasso di incisività. In ogni caso la portanza tonica non viene troppo smussata e alla fine ogni pezzo porta a casa il suo feeling metallico. Gli assoli tecnici non si fanno pregare e sfornano delle buone staffilate, anche se raramente riescono ad uscire da una stilistica canonica, per quanto piacevole; e non mancano le evoluzioni shredding che incantano. Le tastiere non fanno virtuosismi, ma sono efficaci nel loro accompagnare e aprire i passaggi. L’essenza della musica di questi signori spagnoli è in questo lavoro doppia: da un lato le perfette linee melodiche, dall’altra una struttura di songwriting che regge anche ad un ascolto attento. La collocazione metal è quella classica che si rifà al passato tradizionale, un po’ epico un po’ melodico, ma l’equilibrio trovato non ha difetti dato che appare ispirato ed in forma. E poi i pezzi sono tutti riusciti dato che i pochi episodi minori non sono filler. Questo album è forse da ritenere il migliore della loro discografia, non solo appunto, come dicevo, per la voce di Romero, quanto per un impianto che regala raffinatezza per musicisti consapevoli di cosa sia valido. Vedremo se uscirà la seconda parte, per ora ci godiamo questo vero atto di eleganza metal. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Dying to live again

02.  Into the Black

03.  Deliverance lost

04.  Sacrifice

05.  Brightest Star

06.  Closer to your Fall

07.  Shadows kills twice

08.  Disease in Disguise

09.  Tides of Blood

10.  Alchemy of Souls

11.  You came to Me

 

Ronnie Romero – vocals
Tony Hernando – guitars
Dani Criado – bass
Jo Nunez - drums

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione