Sunstorm

                                                                                                           Afterlife

                                                                                                           Frontiers

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Non si sa se sia stata una cosa pensata, ma due dischi della stessa etichetta che escono insieme allo stesso momento (26 marzo 2021) con entrambi il titolo formato dall’unione di due termini, uno dei quali in comune, fanno pensare a più di una coincidenza. Questo ‘Afterlife’ esce contemporaneamente  al disco dei Secret Sphere che si chiama ‘Lifeblood’. Bè, non che questo ci interessi più della musica, la quale c’è e di che tinta! Dopo cinque album dal suo esordio (2005) e tre anni dall’ultima uscita, la squadra italiana di questa sesta opera accoglie il cantante cileno e si sostengono a vicenda sfornando un prodotto che valorizza tutti i comparti.

Con una cifra stilistica tra Deep Purple e Labyrinth la title-track ‘AFTERLIFE’ è una scheggia Power che apre l’album con grande dinamicità, riuscendo a farsi subito ficcante e irresistibile. Se poi il pezzo ‘ONE STEP CLOSER’ che sembra fatto apposta per un 45 giri (pensando al vecchio tipo di mercato), è altrettanto ficcante e pieno di feeling, anche se meno irruento, allora l’inizio diventa davvero un biglietto di visita che rende l’attesa del resto piuttosto urgente.

Ed è così, le aspettative non vengono deluse, quasi tutto l’ascolto rimane un bel viaggio, leggero ma non troppo. Prendiamo la carnosa ‘BORN AGAIN’: essa è semplicemente mettere in fila tutto ciò che è bello, dal calore della sezione ritmica alla linea melodica ariosa, fino all’assolo pieno di vitalità e fluidità. Con la densa ‘I FOUND A WAY’ si gioca a fare i Whitesnake con il singer che si diverte a fare il verso di Coverdale più del solito, e però la song funziona meglio dei pezzi dell’ultimo Serpente Bianco. La fortuna è anche avere un pezzo soft al piano che non sia troppo scontato come può spesso succedere, ma l’interpretazione e la verve in ‘Lost forever’ riescono a mantenere un buon livello anche senza aver bisogno di essere eccezionali. In effetti non tutto è al massimo, però si tratta di flessioni che evitano il riempitivo. Per esempio ‘Far from over’ è un episodio minore senza che esso rovini il lavoro, visto che si fa comunque apprezzare.

Un quasi filler ci sarebbe in realtà, e si tratta dell’AoR di ‘Darkest Night’ che cambia un po’ troppo le carte in tavola del disco, un po’ troppo sdolcinata per il carattere generale dell’album, dirigendosi inoltre verso i Rainbow meno interessanti dove non è memorabile né il ritornello né l’andamento strofe/riff, il cui sentore eccede nel già sentito; brano che scivola senza infastidire ma debolmente, debole anche per una band riconducibile al genere, e non basta la produzione laccata per salvarla.

Gli assoli, sia di chitarra che di tastiere, sono di ampio respiro dato che non sempre terminano subito, votate a costruire strutture melodiche efficaci. Hard Rock e Power Metal si abbracciano per un Heavy Metal che ricalca lo stile vincente dei vecchi mostri del passato, con grande espressività senza copiare nulla, o meglio, copiando il meno possibile. La presenza cristallina della sei corde è una valida costante delle composizioni, ma a volte si avrebbe voglia di una maggior presenza delle tastiere che le song sembrano chiamare a gran voce, dato che quando esse si stagliano su tutto, incrementano la voluttuosità delle scorribande sonore.

La portanza positiva è merito senza dubbio della voce che non gioca mai al ribasso, ma in realtà meritorio è tutto l’ensemble perché nessuno sembra fare il semplice compitino. Quindi che Del Vecchio e Mularoni siano della partita, pur sempre loro, non determina che si sia solo timbrato il cartellino, che qui dentro non c’è solo tecnica, ma molta anima. Ronnie, che sostituisce Joe Lynn Turner nel combo, canta meglio, se si può, che in altri lavori dallo stesso Romero presieduti. Cosa volete di più? Bè, peccato per alcuni colpi a vuoto che però si possono separare dalle cose ben più apprezzabili qui contenute. Possiamo far finta che i pezzi poco fruttuosi non esistano, semplicemente li saltiamo e ci godiamo un album più breve. Se amate la forza della musica, resta il fatto che qui ne trovate, con quella luce che contraddistingue chi è ispirato, pur nella tradizione. Il valore dell’arte non si misura solo nell’innovazione, ma anche nel creare bellezze emotive nella scia della storia già vissuta, facendola vivere di nuovo in una risurrezione costante. Tanta melodia, tanta passione e tanta bravura.

Roberto Sky Latini

01.  Afterlife

02.  One Step closer

03.  Swan Song

04.  Born again

05.  Stronger

06.  I found a Way

07.  Lost forever

08.  Far from over

09.  Here for You tonight

10.  Darkest Night

11.  A Story that You can tell

Ronnie Romero – vocals
Simone Mularoni – guitars
Alessandro Del Vecchio - keyboards
Nick Mazzucconi – bass
Michele Sanna - drums

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