In-side

                                                                                                                                         Life

                                                                                                                                         Andromeda Relics

                                                                                                                                         www.in-sideofficial.webnode.it

 

 

Devo essere sincero infilando il disco nell’lettore del pc l’ho fatto senza sapere cosa dovermi aspettare da questa band italica, debbo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso da quello che ascoltato si perché gli In-side band piemontese già autrice di un debutto di un paio d’anni fa nel quale ha riscosso diversi e positivi commenti, si ripetono anche con questo nuovo lavoro.Dico si ripetono perchè malgrado io non abbia  ascoltato quel debutto mi sono rifatto di quella mancanza e debbo dire che scelta non fu mai più felice, qui ci troviamo di fronte ad una band che propone un genere  che a mio avviso è quanto di più lontano ci si possa immaginare trattandosi di AOR il genere non  è lontano da noi per il fatto di avere  come prerogativa principale una forte  inclinazione melodica (noi per inciso siamo il paese  che  ha creato il melodramma e la melodia da noi la fa da padrone),ma soprattutto perché il suono della band prevede  arrangiamenti strumentali e cori catchy che buttano più di un occhio all’airplay radiofonico, in questo senso non si puo certo salvo in alcuni casi che esista una scena AOR italiana.

Surfando qua e la tra i vari siti che hanno recensito “Life”ho potuto rendermi conto dei commenti tutti positivi che il gruppo torinese ha riscosso facendo tirare fuori dalla mente  dei vari writers i nomi più svariati tra i quali annoveriamo i vari Toto Journey Asia o Alan Parsons Project,comunque presenti soprattutto quest’ultimo e giustamente i Giuffria. Ma nessuno e dico nessuno ha pensato che gli In-side potessero essere coloro che raccolgono un eredità musicale importante se guardiamo all’Italia.Lo dico perché negli 80 ci fu una band chiamata Elektra Drive che partecipò addirittura alla seminale compilation chiamata Heaymetal Eruption e dove tra l’altro loro erano l’unica band a proporre un genere considerato all’epoca troppo commerciale.ma in realtà i “Drive” sono stati una band seminale per certi versi.Certo gli In-side con il loro bagaglio artistico sono in grado perfettamente di reggere le fila di questo genere non troppo diffuso da noi.

La band toscana ha già pubblicato un debutto circa tre anni fa,chiamandolo per un gioco di parole  Out-side disco che constava di 7canzoni, oggi li ritroviamo con il nuovo “Life” che a differenza del primo ha una canzone in più cioè 8, e possiamo considerare questo fatto in modo positivo perché un numero maggiore  di canzoni che avesse magari superare le dieci canzoni forse avremmo avuto un problema di prolissità.Certo è che “Life” è un disco piacevole ed avvincente prodotto brillantemente con i suoni giusti per questo genere e potente quanto basta. L’intro dell’opener a me ha ricordato tantissimo (anche se qui è una tastiera ad aprire le danze) quell’incredibile intro del primo  disco dei Giant nel caso dei nostri In-side l’elettronica la fa da padrone e già solo dall’intro ci immaginiamo  di trovarci di fronte  ad una band  che sa il fatto suo, creando un disco che non conosce battute d’arresto, merito anche di un songwriting semplicemente efficacie con i suoi riffs che ti si stampano in testa e non ti lasciano  proponendo canzoni assolutamente  brillanti dinamiche e potenti ed anche i giochi si fanno diciamo cosi ruffiani con delle canzoni da gatta morta diciamo così vedasi come esempio di ciò la canzone “Save your mind” che tanto mi ricorda  i Foreigner di “4”.

Spero che con questa mia recensione di essere riuscito a farvi entrare in un mondo non troppo particolare almeno non nel senso più intricato del termine life” è un disco che possiamo considerare come un disco adattissimo ad un airplay radiofonico essendo melodico il punto giusto e tremendamente rock quel tanto che basta per spezzare l’egemonia rapparola che abbiamo nel nostro paese,sarebbe bello anche il solo pensarlo. Mentre mi avvio a concludere l’ascolto di questo disco straordinario, chissà perché mi vengono in mente i Trillion, bah sarà forse per l’uso delle tastiere? Ai posteri l’ardua sentenza. 

Stefano Bonelli  

 

01.  Life

02.  Trapped in A Memory

03.  I Remember

04.  No Hell

05.  Save Your Mind

06.  Made Of Stars

07.  Test My Love

08.  Eyes Don’t Lie

 

Saal Richmond- keyboards

Beppe Jago Careddu -vocals

Abramo De Cillis- guitar

Gianni Cuccureddu - bass

Marzio Francone - drums & sound engineering

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