Epica

                                                                                                                               Omega

                                                                                                                               Nuclear Blast

                                                                                                                               www.epica.nl

 

 

Lo sapevo! Non si poteva rimanere altissimi oltre le nubi, non poteva durare: è comunque durata piuttosto a lungo e poi alfine questo ottavo disco del gruppo non è sceso fin alla volgare terra, è ancora in alto volteggiando nell’arte magna, tra le nubi, di poco più in basso dei precedenti capolavori. Dopo tre opere fulgide di grande spessore, ai livelli massimi del Metal sinfonico, nella perfezione stilistica di straordinaria potenza e raffinatezza, ci sta che vi sia una lieve flessione. Lavori uno dietro l’altro che hanno segnato il confine non superabile, una stupefacente tripletta in stretta successione dal 2012 al 2016 che non ha paragoni tra le altre band gotico-sinfoniche, nemmeno nei Rhapsody Of Fire o nei Nightwish. Gli Epica sono la metal symphonic band per eccellenza, e alla fine anche quest’ultimo full-lenght lo dimostra. Non si intravede alcuna crisi compositiva, solo l’impossibilità di eguagliare se stessi. Non tutta la critica di settore la vede in questo stesso modo, ma si è concordi tutti nel dire oggi che questi olandesi rimangono nell’empireo metallico, non spodestati, forse irraggiungibili. E la loro forma è sostanza.

Pezzi bellissimi, pezzi dolcissimi, pezzi magniloquentissimi, pezzi potentissimi, pezzi freschissimi, pezzi fluidissimi. E una stupenda, ancora una volta, celestiale, emozionale voce meravigliosa di una Simone Simons in perfetta forma. ‘THE SKELETON KEY’, nella sua semi-goticità, porta il sinfonismo ad una rarefazione romantica leggermente cupa che ne fa uno dei momenti più atmosferici. ‘GAIA’ è un altro episodio fondamentale, più sinfonico in senso classico, ma contemporaneamente anche più diretto e penetrante. L’apice emotivo si ritrova in due composizioni contrapposte per livello di pesantezza. Una è la corale ‘CODE OF LIFE’ che suscita brividi nel ritornello, e che offre uno dei momenti più orientaleggianti dell’album.  L’altra è la sofficissima ballata ‘RIVERS’ che fa tornare la pelle d’oca. A questo punto va citato il cd bonus di quattro pezzi poiché in esso si trova la versione a cappella della stessa canzone, che secondo me funziona ancora meglio che nell’album, aumentandone il tasso di avvolgenza.

Di tale cd bonus vale la pena di parlare ulteriormente dato che porta alcune  peculiarità di un certo interesse, tra il positivo ed il negativo. In quella positiva sta appunto l’aumentata bellezza di ‘Rivers’, ma anche un leggiadro momento americaneggiante nella fluida ‘OMEGACOUSTIC’ dall’anima molto accattivante che avrebbe meritato di stare nell’album principale. Stessa cosa si può dire per la magia di ‘ABYSS ‘O TIME’, che pur uscendo un po’ dallo stilema di ‘Omega’ a causa della sua natura folk, è però una stupenda traccia che non può essere considerata esternazione minore. Quella negativa riguarda ‘El codigo Vital’ che effettua un digressione fuori dai confini rock, spingendosi ad azzardare una sonorità latino-americana spinta; alla fine innocua perché è solo una scusa per la cantate di sfoggiare la sua abilità anche in questo, ma nulla di più visto che la scrittura non tenta colpi ad effetto che possano accentare l’insieme (naturalmente la bellezza canora è adorabile anche qui).

Tornando al cd principale, la maestosità non manca di certo, il contenuto ipertrofico è inserito soprattutto nel brano cinematico ‘KINGDOM OF HEAVEN’ che dura più di tredici minuti, una suite esaltante soprattutto nella parte centrale; è il simbolo di una caratteristica tipica di tutta la storia degli Epica. Il finale è lasciato ad altre tre colate regali che espandono questa sinfonica pressione in una espressività che non abbandona mai la scorza metallica imprimendo un ascolto che termina senza favorire troppo la leggerezza, nonostante la voce immortale di Simons che bilancia il peso globale. In questo insieme conclusivo troviamo il pezzo più orecchiabile che è ‘TWILIGHT REVERIE’, e che prova a farsi commerciale ma non riuscendovi perché troppo piena di input meno immediati, e così anch’essa diventa uno dei momenti migliori del disco; si porta appresso una stilistica che proviene un po’ dai Lacuna Coil e un po’ dai Delain, ma poi mette il timbro Epica e non c’è scampo in quanto anche in essa viene inserita una cifra elettrica.

Quello che non permette di mantenere la bontà del tris passato è una più canonica modalità di cantato femminile presente in alcune sezioni e alcuni passaggi simili a cose del loro stesso passato. Permane la pregnante duplicità di durezza e soavità, permane anche la gestione prog delle costruzioni variegate. In realtà le caratteristiche splendenti che hanno configurato le cose migliori degli Epica ci sono tutte, come anche la pienezza dovuta alla foga passionale; nessuna critica è veramente possibile. Se c’è qualcosa che appare più incisiva del solito è l’ugola maschile del growl che riesce a fornire quell’energia ipervitaminizzante alle già pur poderose sferzate strumentali. Il cantato pulito di Simons, tra normale e soprano, è il solito eccezionale vestito indossato dalle varie song; infatti i brani brillano spesso tra le note della sua voce, ma non per questo le strutture del songwriting pendono dalle sue labbra, e sentiamo che le modalità del cantato non diventano mai un virtuosismo fine a se stesso; niente svolazzi ma melodie perfettamente incastonate nella costruzione.

Se le tastiere ed i cori rendono forte, come al solito, il senso orchestrale, non mancano le bordate soliste della chitarra che invade alcuni spazi riempiendoli di verve rockettara.  Se qualcuno pensa che gli Epica siano Simone Simons, sbaglia; gli Epica sono “gli” Epica. Nel mio pensare questo disco come ad un livello meno alto pongo l’avvertenza che però per qualcuno possa piacere più questo dei precedenti tre in quanto quest’ultimo si rivela più digeribile; ma nonostante ciò la sua digeribilità è parziale perché la sostanza è ampia e a volte molto articolata, come da tradizione Epica. Il genio artistico rimane genio. 

Roberto Sky Latini

 

01. Alpha – Anteludium
02. Abyss Of Time – Countdown To Singularity
03. The Skeleton Key
04. Seal Of Solomon
05. Gaia
06. Code Of Life
07. Freedom – The Wolves Within
08. Kingdom Of Heaven Pt.3 – The Antediluvian Universe
09. Rivers
10. Synergize – Manic Manifest
11. Twilight Reverie – The Hypnagogic State
12. Omega – Sovereign Of The Sun Spheres

 

Simone Simons - vocals
Mark Jansen - guitars, / vocals
Isaac Delahaye - guitars
Coen Janssen - keyboards
Rob van der Loo - bass
Ariën van Weesenbeek - drums

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