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                                                                                                                         www.michaelschenkerhimself.com

 

 

 

Fra cambi di moniker e musicisti famosi assunti, il germanico Michael Schenker rimane più o meno lo stesso facendoci domandare che senso abbiano certe variazioni nominali. Alla fine ciò che conta è comunque la musica e quella c’è, tra meglio e migliore. Questa opera a nome M.S.Group si trova a luccicare più degli appena passati altri lavori (M.S.Fest). Più energia e un songwriting maggiormente incisivo, e quando ci sono ottime voci, e queste ci sono sempre, l’asticella valoriale si alza ancora di più. Nelle interviste Michael racconta che un Romero scelto da Blackmore non poteva che essere una rassicurazione a favore della collaborazione; quindi poteva in tal senso essere una certezza sulla bravura del cantante, ma anche però una affermazione di classicismo, e così è stato: questo full-lenght è quasi vintage nella sua essenza.

La prima traccia ‘DRILLED TO KILL’, cantata da un ficcante Scheeper, è davvero afferrante con la sua compattezza, velocità e linea melodica; una verve che incalza e penetra. In questa traccia c’è un duetto al fulmicotone chitarra-tastiere, e il tocco tastieristico è di Mann che in questo disco non tocca la sei corde, di solito invece supporto per Michael. Ecco poi una bellissima tirata alla Rainbow con ‘KNIGHT OF THE DEAD’ senza apparire vecchia, bel suono e bella virile prestazione canora. I Rainbow si sentono anche nella solare ‘Sail the Darkness’, che scorre fluida e seducente a ritmo medio. L’arrembaggio sonoro diventa un gioco ludico in ‘Devil’s Daughter’ dove la chitarra e la voce si espandono in un atteggiamento tonico ma sbarazzino. Rockeggiante ma in senso orecchiabile ‘THE QUEEN OF THORNS AND ROSES’ che possiede un bel feeling accattivante, in grado di attrarre nonostante, e anzi soprattutto, per la leggiadrìa. La cavalcata ‘Sangria Morte’ è il pezzo che più torna all’estetica del proprio passato.

Piace anche la soft song ‘After the Rain’ pur non regalando granchè come novità. Gli accordi classici piuttosto canonici esistono e stanno nella già citata ‘Sail the Darkness’ e in ‘Come on Over’, ma fortunatamente le due canzoni riescono a mantenere una buona personalità senza farsi copia di alcunché. Per chiudere si viaggia indietro nel tempo, agli Scorpions del primo album ‘Lonesome Crow’ (1972) con la soffice ‘In search of the Peace’, in cui entrano a partecipare White, McAuley e Barden. Il brano testimonia la testardaggine costruttiva di Michael nel voler rimanere nell’alveo tradizionale come lo stesso presente album racconta; solo che questo pezzo è molto più scuro dell’anima che il disco fa vivere, quindi non rappresenta questo lavoro, è un po’ fuori luogo, ma siccome si tratta di uno storico bellissimo episodio, non fa mai male tornare ad ascoltarlo.

Gli assoli ricalcano lo stilema ormai tipico degli ultimi tempi, che diventa poco variabile confermando lo standard a cui ci ha oggi abituato. Egli sembra più concentrato sulle canzoni che sul virtuosismo chitarristico, anche se vi sono svisate elettriche entusiasmanti. Il fatto che gli assoli abbiano poca variabilità, nel senso che sembrano intercambiabili tra un brano e l’altro, non elimina il piacere che offrono. Non ci sarebbe nulla di nuovo da dire su un artista che non perde mai la voglia di sbizzarrirsi, ma che per fortuna oltre a ciò mantiene sempre un minimo di ispirazione.

Stavolta però il livello si alza e si abbandonano alcune espressività da canzoncina che emergevano negli ultimi lavori. Non cambia nulla in termini di stile anche se meno originale rispetto agli anni d’oro, ma di certo qui si presenta più sciolto e frizzante; più Heavy se vogliamo, anche se gli agganci all’Hard Rock sono molti e non mancano le leggerezze. Ecco, forse l’uso di moniker “Group” lui lo pensa quando si sente più duro musicalmente, ma la differenza con gli altri moniker, per il materiale presentato, è davvero minima. In ogni caso c’è classe e nessuna debolezza intrinseca nei pezzi. Michael divenne “immortale” coi due famosi vinili del 1980 e del 1981, e poi il live, questi dischi odierni tengono alto il profilo del rock duro anche per i tempi nostri, ma non ampliano la fama del nostro che lì fece quadrare il cerchio dell’arte. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Drilled to Kill

02.  Don’t die on Me now

03.  Knight of the Dead

04.  After the Rain

05.  Devil’s Daughter

06.  Sail the Darkness

07.  The Queen of Thorns and Roses

08.  Come on over

09.  Sangria Morte

10.  In search of the Peace

 

Michael Schenker – guitars
Michael Voss – vocals (After the Rain)
Ralf Scheepers – vocals
Joe Lynn Turner – vocals
Ronnie Romero – vocals
Gary Barden: vocals
Robin McAuley: vocals
Doogie White: vocals
Derek Sherinian – keyboards
Steve Mann - keyboards
Barry Sparks – bass
Bodo Schopf – drums
Simon Phillips – drums
Brian Tichy – drums

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