America

                                                                    Your move

                                                                    Capitol

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Questa band americana-inglese ha sempre limato i suoni rock senza allontanarsene mai, nonostante molti lati pop (qui nella sempliciotta “title-track”) ed easy listening (qui nella leggerina “Honey”). Lo ricorda bene questa ristampa dell’album del 1983 (undicesimo della discografia), frizzante, dinamico, e alla ricerca di una presenza reale nella scena musicale di allora.

Qui dentro si trovano i coretti alla Beach Boys/Beatles;  le ibridazioni country-folk alla Byrds; ma anche un AoR senza le sferzate ritmiche hard, come “The border” a cavallo tra la ballabile “Footloose” e il countryrock dei C.S.N.&Y. o il country parzialmente vicino a John Denver (la bella “Someday woman”). A volte pare di ascoltare i Carpenters come nella prima traccia “My kinda woman”. Prendere troppo sul serio gli America non si può, ma neanche sorvolare su alcuni passaggi che vogliono stare sopra la banalità. Non dobbiamo scambiare alcune infantilità come una mancanza di sostanza; “She’s a runaway”, per quanto semplice, è costruita con una attenzione compositiva in grado di evocare atmosfere di una certa emozionalità stile Alan Parsons Project.

“Cast the spirit”, vicina ai Supertramp, è tra le song più seriose di questo lavoro, e sono pezzi come questi che alzano il livello artistico di dischi che certe volte diventano un po’ smielati. Come smielata è “Love’s worm out again” piuttosto scontata anche per quegli anni (ascoltare “Desperado” degli Eagles).

Molto del merito del valore del disco lo ha dato Russ Ballard che ha scritto ben sette brani su undici; stabilendo così la cifra stilistica commerciale di un disco che chi si affida a lui ha cercato sicuramente come attitudine base. Anche i pezzi che potrebbero, con un arrangiamento diverso, avere più impatto, gli America invece li alleggeriscono sempre, come un gioco di sottrazione. Volendo però soffiare solo leggere brezze cadono talvolta in un alveo superficiale, non sempre in grado di creare musica di valore. Così quando appaiono sonorità del tutto diverse, austere come l’introspettiva “My dear”, ci si sorprende; in effetti ha poco a che fare con il resto.

Alla fine è quello che gli Asia hanno fatto con il Progressive-rock finendo nell’AoR e i Kiss di fine anni ’70 con l’Hard Rock volgendo alla disco-rock: annacquare il sound per rimanere nel solco più orecchiabile possibile, ma forse in questo gli America sono i più onesti di tutti poiché rimasti sempre coerenti con se stessi.

L’album fu realizzato dal duo Beckeley/Bunnell poichè Peek aveva lasciato la band nel 1977. Un disco scorrevole, più folk che rock, senza intoppi e con piccole magie, senza strafare e senza mai colpire forte. Non un lavoro epocale per un gruppo famoso che non ha mai cambiato la storia della musica, anche se ha influito sul mainstream.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  My Kinda Woman

02.  She’s a Runaway

03.  Cast the Spirit

04.  Love’s Worm Out Again

05.  The Border

06.  Your move

07.  Honey

08.  My Dear

09.  Tonight is for Dreamers

10.  Don’t let me be Lonely

11.  Someday Woman

 

Gerry Beckeley – vocals/keyboards/guitars/bass/harmonica

Dewey Bunnell – vocals/bass/percussion

 

 

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