Bloodkill

                                                                                            Throne Of Control

                                                                                            Indipendent

                                                                                            www.facebook.com/bloodkillindia 

 

 

Solo sette pezzi (l’intro ‘Unveiling’ non possiede un gran peso) in questo esordio full-lenght, ma sono tutti degni d’ascolto, tosti e piuttosto personali. Una band indiana di Mumbai che non usa alcun riferimento etnico alla propria terra, ma fa del puro metallo suonato una carta di presentazione seriosamente devota alla verve più dura, plasmandosi in maniera del tutto internazionale. Nel 2017 e nel 2018 si erano avventurati al pubblico con due singoli, ma solo ora si sono messi a fare le cose sul serio.

‘Blindead Circus’, con una spinta speed, concede subito all’ascoltatore la possibilità di gustarsi riff netti, una certa visione dark ed un cantato graffiante che ferisce con immediatezza. Tra le cose migliori sta una ‘FALSE FACE’ che ricorda la portanza iconica dei Metal Church, con un andamento da middle-time incombente, un assolo enfatico ed un nero ritornello epico. Altrettanto di livello suona la doom ‘3B’; song altamente evocativa, che utilizza toni scuri per un’ambientazione con un intenso affascinante appeal. Altra bella perla è la traccia ‘FOR I AM THE MESSIAH’ che possiede una teatralità degna di gruppi come Mercyful Fate o Cradle Of Filth, giocando bene il ruolo da signori del dark, con divertente dinamicità. Queste tre canzoni sottolineano che nonostante la bravura in cattiveria, la loro migliore verve si scatena in situazioni più interlocutorie e descrittive, dove l’impatto diminuisce ma la cattiveria si associa ad una certa profondità. ‘Unite and Conquer’, classica, sembra invece ispirarsi ai Cirith Ungol sia come songwriting che nella gestione vocale; molto efficace e piena di feeling sanguigno. ‘Horrorscope’ è l’episodio più moderno, con uno stilema a metà strada tra Thrash e Groove-metal, con un filo di metalcore, ma pezzo ruvido e pesante che non lascia scampo nonostante un assolo raffinato, leggermente psichedelico. La titletrack ‘Throne of Control’ si pone come piuttosto classica quasi con una vocazione da metal estremo, usando uno Speed d’attacco, ma senza che la velocità riesca ad eliminare quel respiro parzialmente ombroso.

L’atmosfera ha un chè di oscuro, sia nelle parti doom che in quelle maggiormente scattanti, ma i riff, pur molto da Heavy Metal anni ottanta, si incastrano con una vocalizzazione ferale molto moderna. La band che si esprime soprattutto indirizzandosi ad un tocco Thrash, non lo è del tutto, servendosi di influenze anche molto tradizionali in senso più vintage. Eppure l’insieme non appare mai vintage perché l’intelligenza compositiva si unisce ad una abilità di arrangiamento dal notevole spessore. Le parti strumentali sono ben sviluppate e si legano perfettamente bene con le linee cantate. C’è molto groove ed anche un notevole afflato suggestivo, costruendo, parte dopo parte, una avventura che fila bene per tutto il tempo dell’ascolto. Non si sentono debolezze stilistiche ed anzi la compattezza è significativamente consistente, permeando il viaggio di un sentore pregnante, per una band davvero in forma. C’è tecnica e anche una netta vena artistica, e il risultato oltre che estetico diventa densamente umorale. Si sente la qualità dei musicisti ma soprattutto si percepisce l’appartenenza alla cultura metallica, in effetti l’essenza positiva del loro disco è sintomo di una solida conoscenza dell’ambito affrontato. 

Roberto Sky Latini

 

01.  The Unveiling

02.  Blindead Circus

03.  False Face

04.  3B

05.  Unite and Conquer

06.  Horrorscope

07.  For I am the Messiah

08.  Throne of Control 

Anirudh Gollapudi - vocals
Vishwas Shetty – guitars
Shubham Khare - guitars
Yash Wadkar - bass
Jay Patil - drums

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