Vanden Plas

                                                                The Ghost Xperiment – Illumination

                                                                Frontiers Music

                                                               www.vandenplas.de

 

 

Ecco la seconda parte dell’ “esperimento” in due capitoli della band prog-Metal tedesca che nella sua rarefazione sonora potrebbe avere il bianco come colore simbolico, grazie alle aperte visioni aree e alla sinuosa delicatezza, anche quando esprime carattere tonico e spessore ritmico. Ma dalla loro questi musicisti hanno raffinatezza, e sprigionano eleganza nelle loro descrizioni magiche; la loro potenza risiede nell’anima. Dopo un album pressoché perfetto nel 2019, la prima parte di questo concept, esce la conclusione, ed è immaginifica come la precedente. Dieci opere dal 1994, senza mai tradire la causa, rispettosi di se stessi e del loro sound in maniera costruttiva e non ripetitiva. Non sono ormai da tempo allievi, bensì maestri.

Il primo pezzo ‘WHEN THE WORLD IS FALLING DOWN’ è maestoso e luminoso insieme; il lato scuro viene accennato, ma esce di più in pezzi successivi, qui invece si predilige un irraggiamento splendente. L’altro album, essendo eccellente, metteva a rischio il futuro compositivo del gruppo che difficilmente poteva eguagliarsi, ed infatti è stato così, ma non per bassa qualità, piuttosto perchè si evince una leggera prevedibilità. Non mancano comunque poderosi episodi individuabili in due tracce esemplari. Una è l’emozionale ‘BLACK WALTZ DEATH’, che pur nell’aspetto della ballata, possiede un suo peso specifico vivendo di pregnanza comunicativa; inizia come fosse una soft-song dei Metallica, ma naturalmente è tutt’altro, tra il folk, il sinfonico ed il progressive-style di ampio respiro.

L’altra è la lunga suite ‘EUROBOROS’ (13 minuti) ispiratissima e seducente, anche questa sofficemente lasciando trapelare un pathos sentito, e anche questa con singolare tonicità emozionale; in essa poi viene infilata una evocazione più dura che descrive un andamento eclettico mischiando un po’ di teatralità a modernismo e tradizione, lasciando anche una parziale impronta da musical. Gli altri sono brani minori? Dirlo sarebbe uno sfregio all’arte; è sempre un fiorire di emozioni e di vibrazioni, attimo dopo attimo. Giusto la calma finale di ‘Ghost Engineers’ tende ad essere monolitica quando una scrittura più modulata l’avrebbe migliorata. Per suonare la cover dei Saltatio Mortis presente nel disco, lo stesso membro dei Saltatio Mortis partecipa alla performance.

Fra alcune proposte un po’ troppo artificiali, i Vanden Plas sono una delle realtà più belle della Frontiers. Questo combo non ha più nulla di nascosto e allo stesso tempo sorprende sempre per la sua piacevolezza e profondità. L’opera tutta, considerando entrambi gli album, mantiene la promessa di avvolgere l’ascoltatore nel suo metal melodico, ma la bellezza della prima parte stava anche nell’incertezza dell’evoluzione del songwriting, forse era meno compatta e afferrabile, però era quello il suo maggior fascino. Qui invece il processo si segue più facilmente, sia per i ritornelli che per la ripetizione di alcune sezioni circolari. La prima traccia e la seconda sono particolarmente accessibili, pur rimanendo lontane dall’AoR o da musiche facili; è in ogni caso una fruibilità lontana dall’essere banale.

La stessa mole in lunghezza dei singoli brani non permette la leggerezza che la vena commerciale richiederebbe; nonostante ciò in questo secondo lavoro una maggiore orecchiabilità automatica esiste. ‘Awakening’ aveva la caratteristica di farsi accogliente in ogni suo frammento anche se cambiava spesso dinamicamente giri sonori e linee vocali; e il fatto di dover riascoltare più volte per appropriarsi dell’ambientazione rende quel full-lenght estremamente interessante. Questo tipo di percerzione non avviene sempre in ‘Illunmination’, quindi l’ascoltatore fatica meno ma anche viene meno affascinato. Questo concetto naturalmente è un po’ una forzatura, perché comunque la variabilità è alta e ogni cosa suonata sa cambiare accenti e sensazioni. Del resto anche questo disco è di ottima personalità, oltre che di impeccabile forma. Le chitarre fanno anche le dure, la batteria sottolinea bene ogni aspetto e il tastierista, molto presente, a volte mi ricorda Wakeman.

Il genere è molto vicino ai Dream Theater ma con una linearità meno inondata di ipertecnicismi, in parti che non appaiono mai fini a se stesse; e l’ultimo dei Dream è sicuramente meno intrigante di questo dei Vanden. Di sicuro non è musica innovativa, pure la classe lascia perplessi e stupiti di come si possa ancora raccontare esuberanze in questo genere.

Ci sono infatti soavità ed epicità gestite con cura ed ispirazione, a tinteggiare le molteplici immagini narrative, regalando tanti piccoli brividi. Musica che scorre fluida, effondendosi fresca  e senza mai un attimo che appaia seduta e ferma; è un continuo scivolare fra sassi e anfratti, brillare al sole e frammentarsi in cascatelle liquide. Musica da re e regine. Non prende voto massimo solo perché lo ha preso quello dell’anno scorso.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  When The World Is Falling Down

02.  Under The Horizon 

03.  Black Waltz Death 

04.  The Lonely Psychogon

05.  Fatal Arcadia

06.  The Ouroboros 

07.  Ghost Engineers 

08.  Krieg kennt keine Sieger    -  feat. Alea/Saltatio Mortis (Bonus Track)

Andy Kuntz – vocals
Stephan Lill – guitar
Günter Werno – keyboards
Andreas Lill – drums
Torsten Reichert – bass

 

 

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