Death Dealer

                                                                           Conquered Lands

                                                                           Steel Cartel

                                                                           www.deathdealermetal.com

 

 

Riappaiono nella loro consueta furia scatenata questi guerrieri americani dell’Heavy Metal epico, guidati dal chitarrista Ross The Boss (ex-Manowar), che incrociano le chitarre come fossero spade. Terzo full-lenght dal 2013. L’intento è positivo ma il risultato non del tutto raggiunto. Sicuramente l’odore di polvere d’acciaio è quello giusto, le bordate riffiche e la velocità power hanno un bell’approccio. Lo stile è intrigante ed il livello energetico è alto, ma non altrettanto il livello del songwriting.

“Sorcerer Supreme”, pur con un incipit poco personale, è un buon pezzo che sfodera un assalto potente, e l’inizio dell’album sa già di adrenalina. Anche la seconda traccia ‘EVERY NATION’ è funzionante, anzi migliora, ed è divertente in quanto lo svolgimento è molto simile al modo eclettico che origina dai pazzi Raven. La rockeggiante ‘RUNNING WITH THE WOLVES’, col suo tempo cadenzato, è invece ficcante sia come riffing che cantato, anche se si accompagna ad una sensazione di imperfezione sempre per via della voce, nondimeno è uno dei momenti più riusciti.

Ottimo l’avanzamento potente di ‘HAIL TO THE KING’, lineare e tirata (la canzone migliore), che spinge la battaglia verso una certa cattiveria, contribuendo con una dose di coralità epica; qui basso e chitarra rendono al meglio la parte solista con una varietà espressiva accattivante. Anche ‘SLAY OR BE SLAIN’ alza il livello compositivo del lavoro, scatenandosi in un Power-fuoco ben concepito, come per la song precedente la chitarra rende onore al capitano. Le situazioni da considerare non esaustive sono più d’una. ‘Beauty and the Blood’ ha un interessante modo di evolvere, ma sembra non decollare sufficientemente. L’esempio di ugola poco attenta al suo uso è nell’espressività di ‘The heretic has returned’, dove l’alzarsi verso l’acuto dà un senso di dissonanza inesatta alla linea melodica. La title–track ‘Conquered Lands’ è l’esempio di come viene assemblato il songwriting, con un primo middle-time che parte piuttosto efficacemente per durezza e carattere, poi bruscamente interrotto da una velocizzazione che non vi si lega affatto, seconda parte inoltre più canonica e scontata.

Se poi con ‘ Faith under Fire’ si vuole fare il verso a ‘Painkiller’ dei Judas, la caduta è netta perché per stare al pari degli Dei ci vuole molta più spessore; il risultato infatti non riesce ad afferrare l’ascoltatore. Né aiuta passare dal duro al morbido con la ballata ‘Gone Today’, pensata sufficientemente bene ma eseguita con poco feeling e cantata male.

Molti giri chitarristici sono scontati, alcune linee melodiche troppo arzigogolate, altre troppo povere. Molti sono i pezzi veloci, ma non sempre la velocità rende accattivante l’approccio. La voce ha la sua personalità, ma qualche volta non è attenta ai passaggi, sembra un po’ rozza nel senso che appare varie volte approssimativa; l’essere rude e sporca è invece un lato positivo, ma necessita di una validazione migliore.  Quindi i difetti grossi sono da imputare ad un songwriting scontato e ad una vocalità non perfettamente gestita. Non era questa la sensazione che avevano dato le uscite passate. La minore ispirazione tocca prima o poi tutti gli artisti, quello che mi lascia più perplesso è il minor controllo della produzione tecnica e della performance del cantante. Forse sono andati troppo a briglia sciolta, senza un impegno di finitura.

La cosa buffa è che l’elemento più bello dell’album risulta essere la copertina epic-horror davvero ben fatta; tanta attenzione alla grafica si contrappone al lato musicale non altrettanto funzionante. Ad ogni modo non è un disco noioso perché dietro ci sono dei maestri del metallo, quanto invece un grado di scrittura e di azione non all’altezza delle aspettative. Dispiace anche perché il genere Heavy-Thrash suonato è metallo verace, ma soprattutto perché il gruppo aveva esaltato nelle prove passate. Infine ancor di più perché, sempre quest’anno 2020, Ross The Boss se n’era uscito anche con un album solista ‘Born of Fire’ davvero azzeccato, meritevole di voto alto; tra l’altro tre tra i musicisti di questo disco stanno anche nell’altro (uno è il magnifico Lepond e l’altro è il batterista), eppure, pur restando nello stesso genere, il prodotto scintilla diversamente. Strano, e Peccato!

Roberto Sky Latini

 

01.  Sorcerer Supreme

02.  Every Nation (World of Metal)

03.  Beauty and the Blood

04.  Running with the Wolves

05.  The Heretic has returned

06.  Conquered Lands

07.  Hail to the King

08.  Slay or be Slain

09.  Faith under Fire

10.  22 Gone Today

11.  Born to Bear the Crown

Sean Peck – vocals
Ross The Boss – guitar
Stu Marshal – guitar
Mike Lepond – bass
Steve Bolognese - drums

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