Rick Wakeman & The English Rock Ensemble

                                                The Red Planet

                                                R & D Media

                                                www.rwcc.com                                      

 

 

Nonostante la presenza della band che ha accompagnato il famoso tastierista degli Yes, la musica di questo album è stata scritta ed arrangiata interamente da Rick Wakeman. Il 2020 ha visto anche l’altro Yes-man pubblicare un disco solista, si tratta del chitarrista Steve Howe con ‘Love’, ma Wakeman si è impegnato molto di più dell’amico. Un full-lenght strumentale che possiede il suo significato esistenziale, si sente che non è stato scritto tanto per passare il tempo, e quindi esprime buone qualità. Un disco che attirerà la discussione fra gli appassionati degli Yes, giocando a vedere quanto della band famosa vi si possa trovare. C’è molta distanza da quella band, nondimeno è logico trovarne degli sprazzi qua e là, però semplici affinità di suono perché in realtà le composizioni ne rimangono distanti.

“Ascraeus Mons”, il pezzo stile colonna sonora che apre l’album, è un po’ moscio e per niente personale, piuttosto scontato; ma è l’unico passo falso del disco. Dalla seconda traccia in poi si vede una forza compositiva maggiore. Tra i brani migliori sta ‘THARSIS THOLUS’ il cui inizio è molto vicino al progressive soffice dei Camel nonostante il bel virtuosismo tastieristico del tutto alla Wakeman; la sua bellezza è dovuta all’accostamento dell’atmosfera suadente alla dinamicità appunto delle tastiere spumeggianti, il tutto assemblato dentro una luminosità  aperta. L’altro ottimo componimento è individuabile in ‘PAVONIS MONS’ che partorisce una tastiera pimpante come in certe cose di Tormato; l’andatura è un ritmo quasi danzante in perfetto accordo con l’esecuzione frizzante del virtuosismo acceso, il quale si esprime più o meno continuamente dall’inizio alla fine della traccia.

E ancora ‘THE NORTH PLAIN’ è da segnalare per la sua bontà, scegliendo un andamento progressive più HardRock, giocando con tastiere enfatiche che volteggiano sopra una massa compatta, sospesa però poi per un momento rarefatto che trasporta davvero nella dimensione extraterrestre di un altro pianeta; forse un pezzo un po’ troppo semplificato, ma senza difetti reali. Ed emotiva ecco ‘SOUTH POLE’ la cui maggior bellezza risiede nella dolcezza dei tasti d’avorio del ponte centrale incastonato tra un prima ed un dopo, parti che hanno uno sguardo di ampio respiro; il pianoforte è cullante ma non innocuo come avviene per la musica ambient e qui si riconoscono gli Yes, ma forse anche Alan Parsons. Queste quattro song contengono la più spiccata magia alla Wakeman. Bello il resto dell’album con brani dal giusto appeal, anche se minori come sostanza.

‘Arsia Mons’ consta di due parti, una ritmica vivace e lineare, sostenuta da un suono rotondo di basso, che possiede una fresca allegria di base, ed una soft più malinconica, entrando nettamente in contrapposizione; in uno di questi momenti morbidi si insinua una chitarra acustica quasi PinkFloydiana, piuttosto intensa. ‘Olympus Mons’, più rockettara, invece si rifà agli ELP abbastanza chiaramente, iniettando una raffinatezza legata alla musica classica come ai gloriosi vecchi tempi, e il risultato è  ficcante. E non poteva mancare la suite di dieci minuti, ‘Valles Marineris’ è una marcia che ondeggia fra il serioso e il giocoso; riappare il basso tonico a cui si accosta una chitarra distorta, e ad un certo punto anche una batteria movimentata. E’ un brano che ha forte il senso orchestrale e una impostazione plurale degli strumenti, anche se alcuni momenti sembrano eccessivamente sornioni e prolungati.

Certe espressività dei passati lavori solisti di Wakeman emergono anche se le tastiere in alcuni momenti si limitano a creare tappeti invece di accentarsi. Come è stato detto, l’essenza Yes è molto poca in questo lavoro, pure la vivacità e l’ampiezza dei panorami è articolata. Si sentono però anche Genesis; ELP e Camel, senza diventare mai la loro appendice. Ci sono suoni di hammond; moog e sintetizzatori vecchio stile, ma anche costruzioni virtuose di chitarra, sia elettrica che acustica; non mancano, e di questo siamo contenti, le cavalcate sui tasti magici sotto le dita del tastierista. Il musicista non si è limitato a creare gesta basate su un solo tipo di descrizione sonora, e tra atmosfere a volte calde, a volte algide, ha strutturato brani esaustivi e funzionanti; però niente atmosfera barocca tipica di antiche sue esperienze (per esempio come ‘The six Wives of Henry VIII’ del 1973). L’elettricità della chitarra però va segnalata come elemento di spessore dell’insieme, donando carica energetica; è varie volte chiamata a sostenere i pezzi altrimenti meno incisivi, emergendo a tratti con un buon tasso di virtuosismo.

L’uso di una ritmicità netta, che dà ai pezzi un tasso tonico, è caratteristica di molti pezzi e denota un Wakeman tutt’altro che rilassato, deciso a comporre in maniera vivida. Non mancano le aperture paesaggistiche, ma rispetto ad altri lavori sono confezionate dentro alvei dai confini ben delineati. Ogni brano ha la sua anima, non si possono scambviare l’una per l’altra. In questa specie di rimpatriata si evidenzia un atteggiamento non più sperimentale,  ma che conserva uno spessore intrinseco, testimonianza di una vita musicale forte.

Non siamo davanti ad un capolavoro, non di meno l’effetto finale contiene elementi di decisa godibilità, con alcune punte alte. Non manca fantasia e voglia di suonare; sono presenti abili capacità comunicative. Sembra venga esaltata una dinamicità viva che rende l’idea di un moto umano più che fare una descrizione asettica semplicemente paesaggistica; non quindi un viaggio spaziale freddo quanto una presenza umanamente concreta sul suolo marziano. L’età non ha ancora vinto lo spirito del superbo maestro del rock progressivo che vuole, e può, ancora dire la sua.

Roberto Sky Latini

 

01.  Ascraeus Mons

02.  Tharsis Tholus

03.  Arsia Mons

04.  Olympus Mons

05.  The North Plain

06.  Pavonis Mons

07.  South Pole

08.  Valles Marineris

 

Rick Wakeman – keyboards
Dave Colquhoun- guitars
Lee Pomeroy – bass
Ash Soan – drums

 

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione