Mike  Lepond

                                Silent Assassins

                                UDR Music/Warner

                                www.udr-music.com/index.php/mikelepond-band

 

 

 

Un estroverso. Una musica schizoide senza essere sperimentale e senza essere d’avanguardia. Il sound è tutto dentro il classico standard Heavy Metal, dove molti passaggi chitarristici e vocali (ma anche batteristici) assomigliano a qualcos’altro senza mai divenire plagio; e pur rimanendo in tale alveo le trovate sono caratteriali.

L’album si apre con riff killer alla Motorhead e voce che rasenta i Cirith Ungol (e che torna Cirith in alcuni altri frangenti). E’ quindi subito presentazione di un sound che per tutto il lavoro avrà la stessa cadenza ipertrofica. In realtà le prime due tracce non sono neanche le migliori, eppure stendono l’ascoltatore con il loro fervore. C’è una continua apertura all’epico, ma c’è in realtà un po’ di forti legami coi primi anni ’80, vogliamo fare l’elenco?

Judas priest; N.W.O.B.H.M.; lo speed degli Anvil e degli Exciter; il primo thrash alla Metallica (nella parte solista di “Progeny”) o alla Anthrax di “Fistfull of Metal” (“Silent Assassins”). E poi molto molto stilema Manowar. Spesso si butta qua e là una sequenza di passaggi folk ed etnici (ascoltare in tal senso “Red Death” che col basso iniziale sembra coverizzare la song di Branduardi “Sono io la morte”) con clavicembalo al seguito (sentire la passionale “The Quest” che ricorda i Virgin Steele e che di etnico non ha solo il clavicembalo).

Stupenda la ballata “Masada” che regala un pathos stilistico di altri tempi, legato alle ceneri di un passato a cavallo tra i sessanta e i settanta, con la sua chitarra acustica e con un cantato fortemente evocativo. La migliore traccia è la thrasheggiante e violenta tilte –track. Altro momento sorprendente è “Ragnarok” che in un songwriting eccitante ma non oltre la media, infila un ritornello eroico che fa alzare le sopracciglia.

L’ultima traccia “Oath of Honor” è una continua citazione dei Manowar, dove si sfiora il plagio senza mai esserlo, davvero un pezzo fatto pensandoli. Dal basso iniziale; dalle rullate a cavalcata della batteria, dal ponte centrale soft,  fino a certi passaggi vocali spudoratamente Eric Adams.

Su tutto si staglia un basso che si fa presente in molte parti del lavoro, dinamico, cattivo o dolce, anche in questo con similarità manowariane. Infatti in alcune song come la dark “Progeny”, il basso si metallizza e potenzia le atmosfere dure. Quindi Le Pond non nasconde di essere bassista, ma lo esplicita chiaramente.

Tornando alla voce, essa non sarà meravigliosa, eppure ha il potere di infilare una dietro l’altro tutte le song nel modo migliore, valorizzandole nel loro carattere. Perfettamente a suo agio in tutte, con la grinta del guerriero che ci crede, il cantante non si risparmia.

Come confermato nell’intervista presente in questa rivista, Mike ama il caro vecchio Heavy Metal e si sente. Lo compone e lo interpreta come una esternazione sopra le righe, del resto l’Heavy era nato così e così lo trasmette fedelissimo nella sua rilettura, ma con l’estro appunto dell’estroverso che ne ritrae anche la parte più fumettistica. Ciò senza penalizzare la forza dei pezzi e i virtuosismi di cui è piena questa opera.

E’ come se ci sfidasse a trovare qualcosa che sia fuori luogo, ma sarebbe fatica sprecata che come membro dei raffinati Symphony X, Le Pond non può cadere nella trappola. Che sia un membro dei Symphony X, dall’attitudine prog, lo si capisce anche da come ama spaziare in molteplici atmosfere e da come amplia le parti strumentali. Grande sguaiata dinamicità si lega a tanta potente seriosità e non si perde mai nemmeno quando si dilunga in momenti solisti, che anzi sono così belli e spinti da volerli subito risentire; è eccitante farsi prendere dalla sua prodigalità artistica. E altrettanto eccitante è farsia prendere dalla sua sfacciataggine; Mike non si vergogna di ricalcare tanto metal già edito, ma lo fa con quella divertente energia capace di trasformare l’album in  una vera trionfale galoppata pregna e significativa.

 

Roberto sky latini

 

01.  Apocalypse Rider

02.  Red Death

03.  The Quest

04.  The Outsider

05.  Masada

06.  Silent Assassins

07.  Ragnarok

08.  The Progeny

09.  Oath of Honor

 

Mike Le Pond – bass/guitars

Alan Tecchio - vocals

Mike Chlasciak – guitars

 

Michael Romeo – guitars

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