Nightmare

                                                               Aeternam

                                                               AFM

                                                               www.facebook.com/nightmare.france

 

 

Devo dire che la band continua a piacermi nonostante alcune scelte un po’ troppo accomodanti. Il nucleo di pesantezza originario, almeno quello degli ultimi anni (il combo è attivo dagli anni ottanta), è mantenuto, ma la scelta di una singer donna ha portato il carattere compositivo verso una essenza più morbida nei ritornelli, simili a certa attitudine sinfonico-orecchiabile. Non per forza un male, ma certo molto assimilabile ad altre realtà perché in quel genere il rischio di omologazione aumenta considerevolmente rispetto a quando si rimane nel duro. Questo rischio si è evitato per vari pezzi, ma si è concretizzato in alcune tracce.

Le cinque prime song sono riconoscibili e funzionali. L’ariosa “TEMPLE OF ACHERON” e la più ruvida “PASSENGER” suonano molto bene; questa seconda presenta una doppia anima tra verve heavy e verve thrash, un po’ alla Metallica fino al ritornello più virato verso il class metal. Ma le due migliori composizioni sono l’impattante“ DIVINE NEMESIS” il cui intreccio della ritmica thrash esuberante con la linea melodica riesce a farsi ficcante, e la pregnante “DOWNFALL OF A TYRANT” che amplia la sua atmosfera in senso arioso. Non male pure la semiballata “Crystal Lake” con una atmosferica suadenza che diventa una classica soft-song dallo spirito prettamente metal. Metà dell’album quindi è di alto profilo, poi si tende a rendersi gruppo da medio voto, iniziando da una vivace “Light On” alla Saraya che pur mantenendo tono, risulta episodio canonico.

I due settori, quello vocale e quello della sezione ritmica, sono al contempo gioia e dolore dell’opera. La potenza batteria/chitarra spesso induce a sfoderare maschia energia, ma altre volte è un tappeto troppo monotono. Anche il cantato passa da azioni aggressive a momenti che fanno perdere mordente. E’ nel rapporto tra tappeto pesante e melodia poi che vanno viste le pecche che si trovano qua e là; il significato di un tappeto pesante meno variegato come avviene in alcune tracce dovrebbe avere più accenti cantati sopra; invece gli andamenti ossessivi sono talvolta sparati con una certa piattezza, senza che intervenga qualcos’altro a renderli significativi.

Prendiamo la title-track “Aeternam” che inizia con il fuoco lineare della ritmica, ma dove la voce poi smorza parte dell’eccitazione con una prova ben cantata ma che non esce da percezioni già sentite (sebbene  l’assolo sia bello elettrico). Cala ancora il feeling con “Under the Ice”, anche se tenta di darsi un aspetto più introspettivo, ma il ritornello troppo pop scrosta l’aspetto duro; e i due assoli che partono ogni volta a tutta velocità non potevano darsi più da fare? Gli assoli in generale, in questo lavoro infatti, non sempre hanno luce, pur essendocene di buoni, con chitarre più dedicate alla struttura della musica che a farsi personaggi.

Ma i pezzi meno interessanti sono “Black September” anche se tenta di incattivirsi ed “Anneliese”, il cui essere variegata e la cui espressività epica da tipica chiusura opera, non la sanano del tutto. Quando le canzoni flettono dal punto del valore compositivo, ci pensa l’ottima produzione ed il livello di sonorità corposa a salvare il numero, ma dietro la forma, il contenuto in questi casi non è proprio il massimo.

Ragazzi, il disco non merita voto basso, infatti non esistono vere cadute di qualità, ma preferivo i dischi con il cantante Joe Amore che avevano un carisma più profondo, sia per songwriting, sia per interpretazione canora che aveva un tasso più denso di pathos (vedi per esempio la song “Necromancer” del 2014, tratta da “The Aftermath”). La singer sa usare cattiveria, ma lo fa troppo limitatamente; la scelta appare quella che ha realizzato un cambiamento, riscontrabile anche in altre band che lo hanno fatto in questi ultimi tempi, come Kobra And The Lotus e Unleash The Archers. Si tratta di una mutazione che ha abbassato la forma Heavy Metal tradizionale anni ottanta, di cui erano portatori, per avvicinarsi ad una più melodica rotondità orecchiabile, che non è catchy, ma comunque di più ampia fruibilità, avendone aumentato la facilità percettiva. Purtroppo ai francesi Nightmare è riuscito meno bene che alle due realtà americane sopracitate.

Roberto Sky Latini

01.  Temple of Acheron

02.  Divine Nemesis

03.  Passenger

04.  Downfall of a Tyrant

05.  Crystral Lake

06.  Lights on

07.  Aeternam

08.  Under the Ice

09.  Black September

10.  Anneliese

Madie – vocals
Matt Asselberhs – guitar / vocals
Franck Milleliri – guitar
Yves Campion – bass
Niels Quiais – drums

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