Overkill

                                                                    White Devil Armory

                                                                    Nuclear Blast

                                                                   www.wreckingcrew.com

 

 

 

Nel 2012 l’album “The Electric Age” rinverdiva i fasti di un antico passato thrash, e oggi la band americana si scatena di nuovo ad altissimi livelli senza sconti per nessuno.

Sezione ritmica chirurgica; tempra d’acciaio e foga ribelle. Ma va sottolineato soprattutto lo sforzo vincente di cercare di trovare linee melodiche e riff originali, anche se metà della scaletta risulta più tradizionale. Si sente che la band non si accontenta del primo giro musicale che gli sorge in mente, ma sfrutta al massimo le idee che ha, perfezionando ogni singolo episodio. L’energia è massimale, e le atmosfere sanno mantenere una base elevata di aggressività in cui vengono iniettate anche interessanti atmosfere più epiche o più cupe. Un’opera d’arte di vero Thrash metal, dal carattere più scoppiettante che truce, senza però permettere ingressi di suono meno che incandescenti. In alcuni frangenti si lascia il Thrash per essere più Motorhediani o Acceptiani, ma sempre senza farsi condizionare.

Anche l’intro è d’attacco, con il senso di minaccia che contiene; non è un semplice riempitivo, ma è invece un segnale di pericolo, per un disco da vero stordimento vibratorio. La verve è variegata anche se la cifra stilistica è compatta. C’è la famelica spietatezza di una tagliente “Armorist”; c’è l’ironia martellante di “Down to the bone” e di “The Fight Song”, così intrigante quest’ultima, da essere sprecata come bonus track; la ruvidezza intransigente di “Pig”, e la rarefazione violenta di “Bitter Pill” molto alla Metallica. Alcuni inizi di song come quella di “Freedom Rings” e la stessa “Pig”  sono incandescenti ed evocativi, e posseggono un carattere infiammabile che introduce con intensità alla song. Alla Metallica anche “Where there’s Smoke”, forse anche troppo, ma che è in grado di annientare.

La voce è magnifica, con quella rochezza acuta alla Accept che batte sia l’attuale Udo che il nuovo cantante Mark Tornillo. Non si può dire che questa vocalità sia meno cattiva e truce del growl. Scommetto che molte song in growl sarebbero valorizzate da voci come questa. Chitarre senza cedimenti e assoli affilati. La sonorità asciutta non è però povera e ogni passaggio ardisce a penetrare.

Diciassettesimo album da studio, una infinità. E circa uno ogni due anni. Questo è il miracolo del metallo, esserci sempre e avere lui solo il potere di adrenalinizzare al massimo menti che essendo già abituate dovrebbero esserne anestetizzate, e invece questo lavoro colpisce a pugno serrato anche le orecchie più smaliziate.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  XDM

02.  Armorist

03.  Down to the Bone

04.  Pig

05.  Bitter Pill

06.  Where there’s Smoke

07.  Freedom Rings

08.  Another Day to Die

09.  King of the Rat Bastards

10.  It’s All Yours

11.  In the Name

01.  The Fight Song (b.t.)

02.  Miss Miswery (b.t.)

 

Bobby Ellsworth – vocals

Dave Linsk – guitars

Derek “Skull” Tailer – guitars

D.D.Verni – bass

 

Ron Lipnicki - drums

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