Dream Theater

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                                                                      Atco Records

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Cosa scrivere su questo album che non sia già stato detto? Che sia un capolavoro non è in discussione. Che i musicisti siano di prim’ordine nemmeno. Diciamo che vi racconterò la mia versione della storia.Dopo l’avvicendamento dietro al microfono tra Charlie Dominici e James La Brie, in poco meno di un’ora di durata i 5 newyorchesi riscrivono le regole del progressive metal.“Pull Me Under” mette subito le cose in chiaro già dall’arpeggio iniziale di Petrucci e dalla percussioni delicate di Portnoy prima della rullata in cui si comincia a fare sul serio e la tastiere di Moore (che adoro). E che dire della prova maiuscola di La Brie o dei solos di Petrucci? Non mi stancherei mai di sentirla e risentirla all’infinito, 8 minuto sono pure pochi!

La ballata (e che ballata!) messa dopo l’opener denota coraggio così come la presenza del sax di Jay Beckenstein che si sposa alla perfezione con tutto il pezzo. In questo brano forse il mio assolo preferito di Petrucci.“Ora che ho perso la vista ci vedo di più”, persino Tornatore direbbe che la citazione l’ha presa da “Take the Time”. Questo brano è stratificato, intenso, dinamico, ogni volta che lo ascolto mi emoziona fino a darmi i brividi, e ogni volta colgo una sfumatura diversa. La prova di ogni musicista è ineccepibile, il drumming di Portnoy, il basso pulsante di Myung, le note sciorinate da Petrucci, la voce di La Brie che duetta con i cori e con un Kevin Moore maiuscolo.

Il caledoscopio musicale concentrato in poco più di 5 minuti in “Surrended” è spaventoso, un concentrato delle capacità della band da ogni singolo punto di vista. Una intensità esecutiva e di songwriting senza strafare dal punto di vista tecnico anche se è innegabile che la tecnica ci sia.“Metropolis-Part1: The Miracle and the Sleeper” è un brano vario nei suoi “atti teatrali” che troveranno compimento, dal punto di vista musicale e lirico, 7 anni dopo con “Metropolis, Pt.2 - Scenes from a Memory”. A costo di risultare impopolare non mai apprezzato molto i “concept” (l’altro fu “The Astonishing”). Tornando a questo brano lo adoro, lo amo, lo (ri)ascolto sempre molto volentieri.

Ma uno dei brani che mi piace alla follia è la successiva “Under a Glass Moon”, forse il più “metal” dell’intero lotto, semplice e diretto senza troppi fronzoli (si fa per dire!) mai con la tecnica troppo invadente e sempre al servizio del pezzo.“Wait for Sleep”, musica e parole di sua maestà Kevin Moore, credo la più grave perdita per i Dream fino alla sventurata uscita di scena di Mike Portnoy.Il buon (e silezioso) Myung ha scritto il testo della conclusiva “Learning to Live” (una suite di oltre 11 minuti). Qui i cambi di tempo e di atmosfera si sprecano e sono tutti funzionali alla riuscita del pezzo. La chitarra acustica a metà del brano è da pelle d’oca, e quando il giro diventa “elettrico” da lacrime agli occhi, giuro. Assolo stupendo e che dire del giro di piano di Moore? Ma che ve lo dico affà? Quando Myung sale in cattedra non ce n’è per nessuno e il suo patten di basso ci accompagna al coro conclusivo…

Che altro vi posso dire su questo album? Che è uno dei miei preferiti di sempre?No raga, non ce la faccio … troppi ricordi … spingo di nuovo il tasto play e faccio un altro giro, fatelo anche voi.

Mauro Toni

 

01.  Pull Me Under  

02.  Another Day

03.  Take the Time

04.  Surrounded

05.  Metropolis–Part I: "The Miracle and the Sleeper"

06.  Under a Glass Moon

07.  Wait for Sleep

08.  Learning to Live

 

James LaBrie – vocals

John Petrucci – guitar

John Myung – bass

Kevin Moore – keyboards

Mike Portnoy – drums and percussions

Special Guest:

Jay Beckenstein – soprano saxophone (Another Day)

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