It’sALIE

                                                                           Lilith

                                                                           Rock Of Angels

                                                                           www.facebook.com/itsalieband

 

 

Esordio bello caldo di un disco italiano che esprime carica e classe. E’ un sound molto rock, quel rock tosto che naviga fra Hard ed Heavy. E’ quell’animo primordiale del rock verace che qui riversa istinto e fragranza, ma in modo intelligente. Una donna al microfono che è in grado di gestire tutte le song in maniera perfettamente funzionale al songwriting, il quale è ricco di riffing e di drumming corposo. Quest’anno le donne hanno prestato la voce, chi più, chi meno, alla tradizione ma con ampia bravura interpretativa e fuoco. Parliamo dei canadesi Black Rose Maze; degli italici Five Waves To Nowhere e dei finlandesi Smackbound che in modi diversi hanno affrontato generi similari con la giusta visione d’insieme attraverso le corde vocali femminili, tutte senza ruffianeria di sorta.  A questi si aggiunge ora It’sALIE realizzando un poker di spessore virile in un trend che merita di essere ben accolto.

Curiosità di questo disco è il fatto che i titoli sono tutti formati da una sola parola. La maggiore modernità si evidenzia in “Silver” (nonostante il giro chitarristico classico) e in “Wind”, le quali sono tracce cadenzate dal groove piuttosto tonico. Lo spirito più Rock’n’Roll interviene nella ritmica insistente di “FIRE”, in grado di innalzare la temperatura d’ascolto. L’Heavy Metal tirato sta invece in “Hurt” dove viene ospitata la voce di Mat Sinner (Sinner / Primal Fear), che ha anche scritto parte dell’album, per effettuare un duetto, e nello street ottantiano “Devils” che ricorda certa attitudine americaneggiante mista alla maliziosa rotondità inglese dei Whitesnake. L’apice compositivo arriva con“LOST” che pur iniziando sofficemente non è una ballata grazie all’evolversi della sua intensità verso la durezza, un pezzo davvero avvolgente e pieno di pathos, dal songwriting pregnante, e in cui soffia una leggera brezza alla Diamond Head. La ballata è invece “Eyes” che non ha nulla delle melensaggini ruffiane presenti in altre band, spendendosi invece con sinuosa profondità, senza inventare strani arzigogoli ma senza neanche perdere consistenza umorale; è un brano soft da Heavy Metal e non stile pop, che ricorda un po’ i tedeschi Victory.

Nessuna voglia di perdere l’elevatezza compositiva e quindi si sta ben lontani dalla banalità, e quando si vuole aggiungere una certa eleganza si gioca con calda suadenza, come avviene nella meno irruenta “Lilith” al modo che ricorda gli statunitensi Saraya. E poi troviamo anche il calore  del Blues, con la flessuosa “Whisper”. La scelta di coverizzare la song anni settanta degli Heart, cioè “Barracuda”, è il segno della mentalità rivolta a cogliere lo spirito di quegli anni, ma in realtà il sound è nettamente attuale; da segnalare che la realizzazione del pezzo è piena di grinta e di sfrontatezza.

Si sente la già forte esperienza in campo musicale della cantante, la cui scelta è quella di affrontare questa avventura solista con cipiglio da rocker dura e pura, affrontando pesantezze e morbidezze senza timore. La capacità di esprimersi dei musicisti in maniera piuttosto tecnica, non è scevra di cuore; infatti la bellezza sonora è cucita con chirurgica perfezione ma sia l’ugola, quanto i musicisti, nella loro abilità sono in grado di imprimere passione. C’è orecchiabilità anche accattivante ma non si suona mai commerciali in questo disco che pure presenta pezzi da classifica. Il genere suonato rimanda a tanta musica del passato,  inglese e americana, eppure il rischio di plagio è costantemente evitato. Si respira professionalità ma anche onestà compositiva. L’esecuzione è fatta con un virtuosismo che viene mascherato dal non eccedere, lasciando il posto ad un sostanziale feeling di pelle.  C’è immediatezza, ma anche un retrogusto da dover riassaporare, riascoltare per afferrarne meglio la forma. Nonostante le varie influenze, comunque ben amalgamate e mai troppo esposte, si sente una buona personalità de il risultato è uno dei lavori più interessanti dell’anno. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Silver

02.  Fire

03.  Lost

04.  Ghost

05.  Hurt

06.  Eye

07.  1111

08.  Wind

09.  Devils

10.  Lilith

11.  Barracuda

12.  Whisper 

Giorgia Colleluori – vocals
Raffaello Indri – guitars
Simon Dredo – bass
Camillo Colleluori - drums

 

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