Ibridoma

                                                                         Goodbye Nation

                                                                         SG Records

                                                                        www.ibridoma.com

 

 

 

Una sventagliata di schegge heavy metal classico con alcune sonorità moderne spesso appena accennate. La durezza delle strofe alla Judas viene spesso mitigata da ritornelli più melodici, senza per questo che si possa catalogare la band come Heavy Metal melodico. I pezzi infatti sono serrati. Ciò che colpisce subito di questo gruppo dell’Italia marchigiana è la voce molto particolare, che non è debole come può sembrare ad un ascolto disattento ( e anche dal vivo colpisce favorevolmente il pubblico). La tonalità acuta, e un po’ irriverente, sa fregiarsi di una buona dose di capacità interpretativa. Sa anche porre alcuni acuti Halfordiani nei punti strategici come all’inizio di “Land of Illusion”. Ciò che inizialmente può far sembrare la voce non all’altezza è il non essere abituati alla timbrica, ma non si palesano cedimenti nella sua espressività.

La costruzione dei brani si basa sui riff asciutti e netti, e sul cantato, mentre la chitarra solista si riduce a brevi presenze, spesso in rallentamento ammorbidente rispetto alla dinamicità e alla durezza del pezzo. Quando fa bella presenza di sé, l’assolo predilige l’effetto melodico piuttosto che il virtuosismo. In ogni caso tutti gli episodi si reggono benissimo così, quadrati e solidi, come la compatta “Land of Illusion” già citata, che ricorda un po’ i Judas per il riff e i Guns & Roses per la caratteristica vocale.

L’opener “City of Madness” e la title-track sono i pezzi migliori con la loro sonorità diretta; la prima evocativa, mentre la seconda è di più facile assimilazione, piuttosto Street Metal alla D.A.D., con l’aggiunta di una chitarra dal suono moderno, e rafforzata da un rigurgito growl assolutamente annichilente (meglio di tante BlackMetal bands); entra subito in testa e si rimane a canticchiarla. “Goodbye Nation” è uno di quei  colpi di genio che al tempo del vinile divenivano singoli per fare soldi, dura eppure orecchiabile. Ancora tra le migliori eruzioni la potente e arcigna “My Dying Queen”, tutto riff e cantato che infieriscono con tenacia, associati ad un morbido ritornello atmosferico, e la poderosa “Land of Illusion”, seppur tra i riff meno personali. La prima esterna la prova più classicamente Judas/PrimalFear, ed infatti l’ospite voluto è il cantante Ralf Scheepers appunto dei Primal; e si appoggia alla sezione ritmica senza porre in atto un assolo che invece all’ascolto mi sarei aspettato; la seconda rotola come pietra, scorrendo corposa.

Tra i brani minori abbiamo la middle-time “Dreams of the Dreams” dai comunque buoni spunti e la cattiva “You are a Liar”, ben costruita. “My Star” sarebbe stata meglio valorizzata da cambi di ritmo e da maggior complessità. In realtà si sente che gli Ibridoma non vogliono essere complessi, prediligendo la zampata piuttosto che rigirare la lama nella ferita inflitta. Eppure il loro assalto non è puro attacco frontale, avendo in sé una notevole sensibilità per le linee cantate.

Per quello che riguarda i pezzi soft, essi posseggono una buona verve ma sembrano un po’ troppo italici nel senso rock di Vasco Rossi per “Anja”, e in quello prog, più pulito, della PFM per “Arcobaleno”, cantata in italiano, con una ricerca di più ampia aerea atmosfera (PFM del periodo meno progressive, cioè quello anni ’80). Tra i due, migliore è il secondo, il quale fa credere che possa espandersi in un assolo acustico dinamico, e invece sceglie un assolo elettrico dalle note allungate per un finale non propriamente originale. Ma possiamo soprassedere per entrambi, anche perché scorrono fluidamente senza intoppi e senza sdolcinature, anche se rimangono i punti deboli dell’album.

In conclusione si tratta di un gustosissimo terzo lavoro dal 2010, in leggera flessione rispetto al secondo, quel “Night club” del 2012; ma attenzione, permane di buon livello e assolutamente fresco, in quanto è più o meno una conferma positiva di quel disco.  Si denota una dicotomia tra alcuni schemi del rifframa, parzialmente derivativi, con la grande personalità delle linee melodiche e con la specificità vocale del cantante; linee cantate quindi oggettivamente di valore, nella loro modalità compositiva. Ricapitolando: come la nettezza dei riff diviene assolo morbido, così il cantato più duro delle strofe diviene ritornello melodico; possiamo sostenere che questa sia la caratteristica particolare degli Ibridoma. Un assetto che la band struttura senza immettere troppe variazioni sul tema, riuscendo a creare suggestioni nella semplicità, e la loro semplicità riesce a stare lontano dalla banalità. In fin dei conti se siete davvero alla ricerca di vero metal senza fronzoli, non sarete delusi.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  City of Madness

02.  Land of Illusion

03.  Goodbye Nation

04.  Anja

05.  Dreams of the Dreams

06.  My Dying Queen

07.  Arcobaleno

08.  My Star

09.  You are a Liar

 

Christian Bartolacci – vocals

Sebastiano Ciccale – guitars

Marco Vitali – guitars

Leonardo Ciccarelli – bass

 

Alessandro Morroni - drums

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione