Raven

                                                                            Metal City

                                                                            Steamhammer

                                                                            www.ravenlunatics.com

 

 

La band della N.W.O.B.H.M. ci colpisce con una quattordicesima mazzata letale. Tanti sono i dischi da studio a partire dal 1981, e non sembra di avere a che fare con due vecchietti tanta è la foga. Naturalmente i fratelli Gallagher si sono modernizzati e nulla appare vintage, merito dell’arrivo di un batterista potentissimo, proveniente dagli statunitensi e duri Fear Factory, ma soprattutto per un virata forte verso il Thrash Metal. Se i Raven sono stati i precursori del Thrash in quanto espressione importante del genere Speed (insieme a Motorhead ed Exciter), ora hanno ampliato la loro essenza. Gli album del passato non erano Thrash, ma ora si sono aggiornati, e usano ciò che in seguito il genere Thrash realizzò con ardore. Senza l’esistenza di Metallica; Anthrax ed Annihilator questo disco non sarebbe potuto essere concepito, anche se forse, senza i Raven essi al loro volta non sarebbero nati.

Non ogni rivolo è thrasheggiante, e comunque si percepisce la vena Heavy Metal classica in tutto lo scorrere dell’opera. Il momento più Speed è proprio quello che fa intendere dal titolo dove si va a parare, poi però la gustosissima “MOTORHEADIN’ ” non è affatto un plagio di Lemmy. Tra le song che si ritagliano lo spazio più simile al loro esordio ci stanno l’apripista “THE POWER” con la verve mattoide che rappresenta perfettamente il carattere della loro profonda essenza; la dinamicissima seconda traccia “Top of the Mountain” e la terza traccia “Battlescarred”. Molto iconica la title-track, inno che rientra tra le migliori canzoni per osannare la fede metal, che il metallo negli anni ha prodotto. Il Thrash quasi puro viene schizzato dalla truce “HUMAN RACE”, anche mantenendo un po’ di melodia; né la annacqua la parte solista orecchiabile.

Di nuovo Thrash con “Cybertron” nel modo più allegro e ironico al modo degli ultimi Annihilator. E ancora Thrash, ma stavolta più cattivo, con la rovente “BREAK”. C’è anche spazio per uno sprazzo di oscurità con “When Worlds collide” che però forse è il brano minore del lotto non riuscendo a caratterizzarsi abbastanza. Poi con “Not so Easy” non manca all’appello un bel rock’n’roll, fatto naturalmente alla maniera sopra le righe che appartiene di merito al gruppo.

Sembra impossibile ascoltare una voce così flessibile da un sessantaduenne, ma tant’è, le sue esplosioni ed i suoi strepitosi acuti sono perfettamente in forma. Come dicevo, il drumming è infuocato, in grado di ampliare la già atletica performance del songwriting; pesante, roccioso ma virtuosamente vario, esso sostiene al meglio le già ficcanti strutture, consolidandole ulteriormente. La chitarra solista ha la capacità di eruttare fiammate, fischiare e di farsi tagliente. Anche il basso si prende le sue brave escursioni folli. Siamo di fronte ad uno dei lavori più belli del gruppo, un full-lenght che si trova a proprio agio anche nelle discografie della musica attuale. Il gruppo rientra tra quelle realtà antiche che nonostante la vecchiaia riescono a donare qualità allo stesso livello del loro passato glorioso, anzi talvolta il livello sembra maggiore, e questa uscita è la testimonianza che la mente può afferrare le ispirazioni anche dopo tanti decenni. Del resto anche il penultimo album del 2015 (“ExtermiNation”) aveva il tono e la scrittura giusta. davvero oggi ci si è espressi al meglio, prendendo spunto da quanto di buono la storia del Metal ha elaborato.

Quindi come i Saxon, i Diamond Head e gli Accept, anche i Raven riescono a sfidare i gruppi odierni senza cedere lo scettro; non è cosa da poco perché non tutti ce la fanno, Ac/dc ed Ufo ad esempio no (e non del tutto nemmeno gli Anvil), nonostante pubblichino. Disco riuscitissimo che mantiene la purezza del vero metal, rimanendo sì negli anni ottanta (assorbendo anche le sonorità migliori del thrash di quel periodo) ma facendolo scintillare come musica contemporanea. E’ stupefacente pensare che i Gallagher abbiano ancora queste idee freschissime, anzi sembra che la frizzantezza sia estremamente luminosa. Ci sono mucchi di passaggi e inserti che animano con forza lo scorrere dell’ascolto. Come si diceva: “Play it Loud” perché non è musica per anziani!

 

Roberto Sky Latini

 

01.  The Power

02.  Top of the Mountain

03.  Human Race

04.  Metal City

05.  Battlescarred

06.  Cybertron

07.  Motorheadin’

08.  Not so Easy

09.  Break

10.  When Worlds collide

 

John Gallagher – vocals / bass
Mark Gallagher - guitars
Mike Heller - drums

 

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