Yawning Man

                                                                         Live at Giant Rock

                                                                        Heavy Psych Sound

                                                                        www.yawningman.com

 

 

 

Il deserto è assolato ma il sole stordente fluidifica con miraggi tutto ciò che è intorno. E’ così il suono di questo live, deforma la percezione con un sinuoso riverbero che scorre rarefatto ma senza spezzare la narrazione. Un concerto in assenza di pubblico per essere presenti in tempo di pandemia. Sette lavori da studio ed ora un ep per offrire un altro lauto pasto artistico.

“Tumbleweeds in Snow” è sensuale e dipana il suo psichedelico ondeggiare come se il vento alzasse i veli di una ampia visione onirica; la parte finale aumenta di forza mantenendo il senso del discorso, ma ponendovi più tenacia. Anche “The Last Summer Eye” si divide in due iniziando con una parte più dolce, pur compattata da un basso viscerale, greve ed ipnotico, ed una parte che sale leggermente di tonicità ponendovi una minima ossessività. Tali due tracce sembrano le facce di una stessa medaglia caratteriale.

Diversa, e delle cinque tracce la più seguibile nel percorso strutturale, è “Nazi Synthesizer” che in qualche modo circoscrive con maggior accuratezza i confini, quasi a farsi melodica e cantabile, ma non manca anch’essa di divagare nelle note riverberate. “Blowhole Sunrise” è una morbidezza lineare con suoni di chitarra gentili e una andirivieni di note che si insinuano volubili, sorrette ancora una volta da un basso virtuoso. “Space Finger” inserisce una marcia più tonica, con addensamenti percettivi che soffiano insistenti come ridondando in echi allungati; è uno dei pezzi più interessanti ed incisivi.

Nel Mojave (California) il deserto è la location di questo concerto suonato nel maggio del 2020. Il cd contiene cinque pezzi, mentre sul vinile sono stati inseriti solo i quattro che compaiono prima nella scaletta. Sono state fatte anche le riprese che hanno permesso la realizzazione di un DVD. Guardare il video mette un po’ di malinconia dato il vuoto intorno ai musicisti, incrementata dalla mestizia che un po’ è presente in questi brani.

Va meglio con l’anima, se si ascolta senza guardare. I suoni sono puliti, nitidi e ammalianti. La chitarra sinuosa si distende sulle trame di basso che articolano dinamicamente il songwriting. Il pezzo più breve dura 7’ 36” mentre il più lungo arriva fino a 14’53”, per una rilassata performance di esecuzione quanto di fruizione. Non è un concerto per scatenare la rabbia con un pogo assassino, ma per lasciarsi andare sì fisicamente, però in modo ondulatorio e abbandonarsi al mantra luminoso. Un desert Rock che non secca la gola ma vivifica il terreno arido; il sound sembra l’avanzare tranquillo di una carovana che porta speranza in terra desolata. Il carattere pacioso delle song non è scevro da tonicità elettrica. Il comportamento dei pezzi ha uno sviluppo circolare così come avviene per le improvvisazioni jazz.

Composizioni completamente strumentali come da tradizione propria (con rarissime eccezioni), quella emanata in parecchia della loro storia discografica; non sono azioni strumentali che esplicitano virtuosismo schizzato, ma piuttosto il virtuosismo è una gestione tecnica raffinata e riflessiva. In realtà possiamo considerare l’idea che dentro la musica di questa band ci sia una attitudine progressive anche piuttosto smaliziata.

Un Prog non di maniera, ma comunque intriso di modalità evolutiva, con la creatività che parte da uno spunto da sviscerare totalmente. E’ Desert Sound certo, ma non inospitale, anzi offre riparo agli assetati, come dicevo.  I due membri, Arce e Stinson, hanno lavorato questo stesso anno per far uscire l’ep dei Big Scenic Nowhere, e più o meno in contemporanea esce questo bel lavoro; del resto qualcosa i musicisti devono pur fare in mezzo alla lunga pausa da Covid. E naturalmente, come al solito,  se fanno una cosa non la fanno male!

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Tumbleweeds in Snow

02.  The last Summer Eye

03.  Nazi Synthesizer

04.  Blowhole Sunrise

05.  Space Finger

 

Gary Arce – guitar
Mario Lalli – bass
Bill Stinson - drums

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