Hydrogyn

                                                                            The boiling Point

                                                                            RFL Records

                                                                           www.hydrogyn.com

 

 

Groove potente e cantato irriverente ma tecnico. Molto alto è il senso duro del Rock dentro questa band piena di elettricità. Americani di nascita anagrafica e di ispirazione artistica, entrarono in classifica USA nel periodo anni duemila. Dopo sei anni rieccoli ancora freschi e provocatori, con qualche pecca, ma comunque efficacissimi nel loro undicesimo lavoro.

Se non vi piace il Nu Metal è perchè non avete ascoltato gli Hydrogyn di “DISAPPEAR” (di cui anche il video), dove si trova la giusta dose di adrenalina che ogni buon rockettaro cerca, e poco importa che sia crossover. Ancora una leggera vena Nu sta in “Damaged Goods”, meno pesante ma comunque sempre positivamente accattivante. “BATS IN THE BELFRY” è una perla di sfacciataggine sonora, molto intrigante. Anche quando ci sono ritornelli orecchiabilissimi come in “The boiling Point” la traccia è contornata di una l’attitudine rimane rude grazie a ciò che contorna il ritornello, lasciando lontana la ruffianeria. “Wickedness” è quasi normale se non fosse che la cantante infila la famosa filastrocca infantile derivata da “Twinkle twinkle little Star” sulla melodia francese del 1761 “Ah, vous dirai-je Maman”, e ci sta bene.

La velocità arrembante è realizzata con la diretta e scura “WIDOWMAKER” che parla la vera lingua a grana grossa del rock. Quando si è statunitensi si ha difficoltà a non comporre qualcosa di commercialmente soft, e così anche questo gruppo apparentemente duro e puro ci cade non riuscendo proprio a non far comparire la parola “love”; l’intento presenta una certa maestria e così evitano di intrappolarsi nella melensaggine, certo però lo stile vira verso un’aria pop che abbassa il livello della tensione in maniera eccessiva, e in effetti l’album ne soffre, ma possiamo far finta che non esista. Molto migliore la performance morbida anni ottanta di “Tragic” grazie ad una essenza meno leggera dal punto di vista atmosferico, e grazie ad una visione musicalmente più introspettiva, quindi ad una escrescenza meno commerciale.

L’amore per le sonorità anni ottanta esce fuori con pezzi molto rock’n’roll come nella cover di Blondie “One Way or another” (anche se il pezzo è del 1978) molto ben gestita e funzionale. E si va ancora più indietro con la cover “Suspicious Mind” di Elvis Presley. C’è poi l’altra cover “Mad World” dei Tears For Fears, e mi pare che ci siano troppe cover per i miei gusti, soprattutto per quest’ultima da sempre ripetitiva e noiosa (quattro minuti sprecati).

La cadenza ritmica è fortemente portante e il feeling groovy, legato alla modalità di cantato, diventa trascinante e afferra d’istinto l’ascoltatore, producendo adrenalina sonora. I riff hanno quella distorsione rotonda in grado di avvolgere il fruitore e il drumming non cede mai, quest’ultimo aggiungendo tensione su tensione senza esagerare verso il virtuosismo. Molto personale l’interpretazione vocale della singer (già Angel’s Revenge e ora per la prima volta con gli Hydrogyn), con una voce assolutamente preparata dal punto di vista tecnico, abile e precisa. La chitarra solista ci mette meno impegno delle altre sezioni, però in alcuni casi dà qualche frustata. La bellezza di questo disco è data dalle sferzate più rockeggianti, mentre quando si cerca la fruizione radiofonica si perde un po’ della magia globale. Lo spirito è quello giusto anche se le leccate mainstream, per quanto poche, sembrano sempre troppe.

I brani sono stati tutti composti e arrangiati dal chitarrista Westlake, che quindi ha dimostrato ancora una volta che la sua voglia di creare ha il potenziale da sicura presa e idee da vendere. Un afflato Heavy abbastanza moderno, con piccole stilettate Hard Rock; andrebbe meglio focalizzata la durezza di certe parti e magari non accontentarsi meno dell’ovvio quando si scrivono ballate, anche perché esse sembrano non appartenere allo stile di genere. Ma l’ascolto vale assolutamente la pena.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Disappear

02.  Bats in the Belfry

03.  The boiling Point

04.  Wickedness

05.  Worthless Love

06.  Sweet Addiction

07.  Tragic

08.  One Way or another (Blondie cover)

09.  Suspicious Mind (Elvis Presley cover)

10.  Widowmaker

11.  Damaged Goods

12.  Ghost

13.  Mad World (Tears For Fear cover)

 

 

Holly Hines Freed – Vocals
Jeff Westlake – Guitars
Ryan Stepp - Guitars
Jacob Freed – Bass
Scot Clayton II – Drums

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