Big Scenic Nowhere

                                                          Lavender Blues

                                                          Heavy Psych Sound

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Un album nel 2020 non bastava, ora ecco l’immediato ritorno con tre pezzi che fanno un Ep; ma un EP fatto bene, per una durata complessiva di 24 minuti. Sulla lunga distanza non è mai noia, e nel pezzo breve si è esaustivi, esprimendo una rotonda abilità compositiva.  Le atmosfere suadenti sono in grado di sedurre l’ascoltatore. Anche se sono cantati, i brani vivono di un respiro soprattutto strumentale, calmierando le spinte centrifughe con innata competenza.

Questi californiani non aggrediscono ma s’insinuano con avvolgenze eleganti e la loro esperienza nel farlo si sente. Arce viene dai Fatso Jetson e Yawning Man; anche Stinson dagli Yawning Man; Balch dai Fu Manchu e Reed dai Moss Generator; in ogni caso varie sono le loro vicissitudini musicali, e in questo lavoro essi infilano la loro cultura tecnica e artistica con molta nonchalance. Poi ci sono gli ospiti e sono altrettanto significativi: Wiberg (ex-Opeth); Mongrain (Voivod) e Goss (Masters Of Reality). Mongrain suona in due tracce ma non in “Blink of an Eye”.

La prima traccia è la title-track “Lavender Blues”, che invitante, culla il fruitore con un senso progressive psichedelico dai suoni raffinati; lussuosa veste morbida e soffice le cui trame rarefatte sono scaldate da un basso corposo in un clima da anni sessanta. La seconda e breve traccia “Blink of an Eye” genera un blueseggiante rock ricco di espressività ricalcando più gli anni settanta che sessanta; qui il cantato possiede maggiore prestanza. Il terzo episodio “Labyrinths Fade”, alza il tasso del virtuosismo delle sei corde, su un substrato meno pacioso che vede le note alzarsi ed abbassarsi con un certo nervosismo, in grado di incrementare la tonicità.

Suoni della storia usati anni fa dai primi Yes, dai Genesis e dagli Emerson, Laker and Palmer e un po’ di ispirazione Blues che dona una dose di calore. C’è una evanescenza psichedelica che la ritmica sorniona ma netta, mantiene coi piedi per terra. Del resto c’è anche un buon tasso di elettricità delle chitarre che si amalgamano rendendo densa la percezione ma pulita l’esecuzione. L’equilibrio tra le ondate sonore è mantenuto con fermezza, nessun secondo dello scorrere delle tracce è fuori luogo o ripetitivo. Il rischio di perdersi in giravolte astratte non si presenta durante l’ascolto perché appunto i musicisti hanno l’attenzione di unire insieme le varie sezioni in tempi ben definiti.

La psichedelìa non ne fa una scorribanda schizzata, ma piuttosto si evidenzia una serena dinamica passeggiata tra le note, le quali appaiono colorate e screziate di venature luminose. Se nell’album “Vision Behind Horizon” c’era una song di tipo duro come “The paranoid” (tra l’altro cortissima essendo tipicamente punk); greve come “Then I was Gone” e sabbathiano come “The Glim”, qui l’essenza scelta è totalmente rilassante sebbene “Labyrinths Fade” presenti un minimo di carattere in più. E’ però una rilassatezza non addormentata, quanto più legata ad una piacevolezza attiva. Il viraggio è parziale ma riecheggia sempre uno status di fondo nello stesso genere musicale. Una piccola opera, breve ma non troppo, con un risultato di fruizione che non rimane effimero, soddisfando invece appieno chi ama questo genere tra lo stoner più attuale e l’essenza antica di certe evoluzioni stilistiche. E’ musica che regalerebbe piacere anche dal vivo, piena com’è di effetti e di tiro.

Roberto Sky Latini

 

01.  Lavender Blues

02.  Blink of an Eye

03.  Labyrinths Fade

Bob Balch – guitars / bass
Gary Arce - guitars
Tony Reed – vocals /bass / guitars
Bill Stinson – drums

 

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