Unleash The Archers

                                                                            Abyss

                                                                            Napalm Records

                                                                           www.unleashthearchers.com

 

 

L’affermazione di questi canadesi è ormai certezza sostanziale, al quinto album dal 2009. Questo nuovo lavoro conferma l’assestamento su una qualità indiscutibile, crescendo nel tempo in maniera incredibile visto che all’inizio si difettava molto in stile e personalità. Siamo di fronte ad uno stampo netto di Heavy Metal, certamente improntato sull’eleganza ma anche pregno di potenza.

L’inizio dell’album con “WAKING DREAM” dà l’idea che l’arrembaggio non sia la caratteristica principale dell’album, invece non è così visto che l’intero lavoro è piuttosto d’attacco, ma certo questo è un pezzo che nella sua enfasi melodica funziona; è però strutturata come un intro cantato legato alla traccia successiva, e infatti poi subito dopo la mina deflagra con la Power-song title-track “ABYSS” corredata dei classici acuti della cantante e il piacere scorre piacevolmente sulla pelle. Questa song appare meno americaneggiante del solito e più scandinava.

Ma è con “FASTER THAN LIGHT” che la Scandinavia Power emerge in tutta la sua maestosità dentro una canzone che corre velocissima come dice il titolo. Il gruppo ha in mente però una certo ammorbidimento del proprio carattere e lo dimostra la più mainstream “Through Stars”, dalla linea melodica tipicamente Class Metal. E l’ammorbidimento si ripete con “Carry the Flame” dall’afflato AoR, in un duetto con voce maschile,  ma è questa l’unica vera song commerciale, sebbene sia davvero ben realizzata, però nel contenitore l’album stona un po’ pur non essendo filler. Questi sono musicisti che non vogliono starsene pacati nel loro alveo e con “Legacy” fanno uno scatto verso una ritmica dal blasting furente, per poi inserirvi, in una strana contrapposizione, un cantato quasi progressive, molto luminoso e arioso. Non manca un bel momento epico con “RETURN TO ME”, che appare una delle cose più belle del disco, grazie soprattutto ad una certa teatralità interpretativa della voce.

E il ritmo non manca nemmeno in una più riflessiva “THE WIND THAT SHAKE THE LAND” che sforna dolcezza e cattiveria senza tema di contraddirsi, riuscendo diventare l’episodio più vario e bello di tutto il lotto. Sull’ultimo pezzo “Afterlife” troviamo un sinfonismo con impronta Fleshgod Apocalypse, sinfonismo creato infatti dall’italiano Francesco Ferrini che è ospite; come songwriting però c’è più canonicità.

La forma estetica ha una essenza meno tradizionalmente Heavy dei lavori passati, preferendo un maggior tasso di melodia vocale e associazioni di tastiere ed elettronica. L’elettronica però non stona con l’insieme ed è gestito come intelligente valore aggiunto donando all’arrangiamento una profondità evocativa. Va detto che la scia di questo tipo era già stata intrapresa dai Kobra And The Lotus, e forse l’essere loro conterranei ha influito sulla scelta. La Kobratizzazione del suono degli Archers ha un senso di commercializzazione che non penalizza la bellezza del disco ma diminuisce la formidabile aggressività di una band che copriva benissimo il ruolo del vero metallaro.

Possiamo pensare a ciò con dispiacere, ma finchè il prodotto è un ottimo full-lenght come quello qui presentato, molto migliore dei dischi di inizio carriera, dovremmo esserne felici. Ciò era parzialmente percettibile nell’album precedente (il buonissimo “Apex” del 2017), ed ora si è fatto un ulteriore passo verso questa attitudine pur mantenendo una cifra oggettivamente valoriale. E questa capacità artistica di livello si lega ad un approccio dinamico che non si accontenta di cercare un riff da ripetere fino alla fine della traccia. Inoltre in molti pezzi il virtuosismo strumentale si esprime con una certa sfacciataggine, ma sempre con gusto. Sia il reparto chitarre che quello basso/batteria imbastiscono super-destrezze anche portando suoni bombastici.

E lo scream vocale dei due chitarristi, gestito in più parti dell’opera, non è niente male. I suoni e gli aspetti tecnici sono stati progressivamente modernizzati ed oggi possiamo descrivere la band come una perfetta macchina di Heavy Metal di taglio contemporaneo, e con flash di tanto in tanto alla Queensryche. Ad ogni modo gli Archers sono rimasti più duri dei Kobra And The Lotus, e forse oggi i primi hanno battuto i secondi sia come ispirazione artistica sia come aggressività, perché evitano di essere troppo catchy, continuando a prediligere una certa pesantezza, per quanto raffinata. L’unico neo è la copertina che graficamente non è all’altezza del lato musicale. Ad ogni modo diciamocelo, questo è un gran bel disco!

Roberto Sky Latini

 

01.  Waking Dream

02.  Abyss

03.  Through Stars

04.  Legacy

05.  Return to Me

06.  Soulbound

07.  Faster than Light

08.  The Wind that shake the Land

09.  Carry the Flame

10.  Afterlife

Brittney Slayes – vocals
Grant Truesdell – guitar / vocals
Andrew Kingsley – guitar /vocals
Scott Buchanan – drums

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