Skid Row

                          Rise Of The Damnation Army  United World Rebellion: Chapter 2

                          UDR Music

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Parlare degli Skid Row significa parlare, inevitabilmente, del loro carismatico ex frontman: Sebastian Bach.Se da un lato è vero che Solinger è nella band da più tempo rispetto a Sebastian, dall'altro è palese che il loro picco di successo resterà sempre legato ad immortali classici quali “18 & life”, “Youth Gone Wild”, “I Remember You” e “Slave To The Grind” cantati, appunto, da Sebastian Bach.

Snake Sabo e Rachel Bolan, fondatori nonché autori della quasi totalità di successi degli Skid Row sono consapevoli di ciò, naturalmente e, sebbene rifiutino ogni possibilità di reunion con il loro ex singer, portano avanti, anche con Johnny Solinger, dal 1999, praticamente 2/3 del repertorio del tour di “Slave To The Grind” (al pari di Bach intendiamoci) dedicando poco spazio agli ultimi 4 dischi.

E' questa incoerenza che non ho mai capito fino in fondo. Dire di voler tagliare con il passato, affrontare un drastico cambiamento sostituendo un frontman come Sebastian Bach (licenziato nel 1997 dopo gli ultimi screzi con l'ex manager e Snake a ridosso delle festività natalizie del '96), arruolare nella band un cantante con un'impostazione vocale differente rispetto a quella del precedente singer, pubblicare ben 2 dischi e 2 EP (Thickskin, Revolution per minute, United World Rebellion Chapter I, United World Rebellion Chapter II) e poi fare di tutto, durante le esibizioni live, per tributare il passato, come se il periodo attuale fosse di mera transizione.

E' comprensibile che il pubblico sia lì principalmente per i classici ma una scaletta 50/50, produzione Bach/Solinger, sarebbe il giusto compromesso, a mio avviso.

Dopo questa lunga ma doverosa premessa, l'interrogativo che sta alla base di questa recensione è scontato: com'è il nuovo disco (trattasi in realtà di EP, 5 inediti e 2 cover) degli Skid Row?

Se avete già ascoltato il capitolo uno della trilogia “United World Rebellion” la risposta è altrettanto scontata: sulle stesse identiche coordinate del precedente.

Al pari del primo capitolo abbiamo un pezzo d'apertura d'impatto, che richiama immediatamente Slave To The Grind, “We Are The Damned” (alla stregua di “Kings Of Demolition”), una power ballad “Catch Your Fall” (vedi “This Is Killing Me” sul primo capitaolo), “Damnation Army” che sembra più una outtake tratta da “Slave To The Grind” e le buone “Give It To The Gun” e “Zero Day”. A conclusione troviamo 2 cover, le riuscitissime “Sheer Heart Attack” dei Queen e “Rats In The Cellar” degli Aerosmith.

La produzione è di ottima fattura, musicalmente non c'è nulla fuori posto, la sezione ritmica han il giusto groove, la voce di Solinger è calda, potente e graffiante, si intravede, per un attimo, la luce, la possibilità di un nuovo capolavoro che possa affiancarsi, senza sfigurare, alla vecchia produzione con Bach eppure l'ascolto si conclude con un “peccato”(e la stessa valutazione si può estendere anche i precedenti lavori con Solinger).

Perchè?

A mio avviso la risposta sta nell'introduzione di questa recensione.

Un passato come il loro è impossibile da cancellare e dietro ogni tentativo di innovarsi c'è sempre lo spettro dei primi 2 dischi e  di quel successo planetario che tutto sommato rimpiangono.

Solo in Thickskin, in brani come “Ghost” o “Born A Beggar” c'era la volontà di fare qualcosa di nuovo ad alti livelli (e erano vicini nel riuscirci) con brani scritti per tracciare un nuovo percorso musicale e soprattutto studiati per la voce di Johnny che, mi preme ribadirlo, è veramente ottima sui brani appena citati.

Quel nuovo percorso musicale, quella vena creativa che lasciava presagire qualcosa di clamoroso sembra oggi quasi del tutto smarrita ed ogni brano è scritto quasi come una dichiarazione d'intenti, per ricordarci che “loro sono comunque gli Skid Row, quelli di Monkey Business e di 18 & Life, anche se Sebastian Bach non è più nella  band da 17 anni”.

Niente di strano in tutto ciò se non fosse che richiamare costantemente un passato così ingombrante ci porta inevitabilmente ad utilizzare un metro di paragone che va, naturalmente, a discapito dell'attuale produzione discografica.

Vinnie ‘o Stevens

 

 

01.  We Are The Damned

02.  Give It The Gun

03.  Catch Your Fall

04.  Damnation Army

05.  Zero Day

 

Bonus tracks:

01.  Sheer Heart Attack (Queen)

02.  Rats In The Cellar (Aerosmith)

 

Johnny Solinger - vocals

Dave ‚Snake‘ Sabo - guitar

Rachel Bolan  - bass

Scotti Hill - guitar

 

Rob Hammersmith - drums

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