Sons Of Otis

                                                                            Isolation

                                                                            Totem Cat Records 

                                                                            www.myspace.com/sonsofotis

 

 

Grasso, grosso e pastoso. Sono tre aggettivi che raccolgono bene l’essenza massiva del suono pachidermico della band canadese di Toronto. Il doom è nettamente opprimente, afosamente soffocante, e si enfatizza un blocco respiratorio che paralizza il fruitore. I riff circolari in alcune song non vengono a noia nonostante le poche variabili in campo e il minutaggio piuttosto protratto, ma in altre sì perché non tutte posseggono la scintilla giusta.

La traccia “BLOOD MOON”, che incede lenta e incombente sull’ascoltatore, schiacciandolo sotto un enorme bolla di suono denso, è il miglior risultato del lotto. seconda “Ghost”  e “Hopeless” non si aprono a visioni diverse, ma scorrono con minore efficacia perché ostentano una ripetizione che stanca. “JJ”, coerentemente, non accenna a schiarire la visione in quanto pesantissima coltre di oscurità che permea questa lunga traccia bollente; è un buon risultato perché il gorgo attrae inesorabilmente, però si pecca di autoreferenzialità non volendo inserire frazioni arricchenti, così facendo si fa perdere il mordente ad una interessante intuizione, e trattare tanto semplicisticamente la materia per ben otto minuti non è molto funzionale. La strumentale “Theme II”, ancora più monocolore, diventa un semplice pezzo Ambient, doom torrido sferzato da un vento vischioso; in questo caso avere meno tempo di durata lo rende più significativo, sebbene il difetto sia nella semplificazione come era avvenuto per “JJ”. “TRUST” è un altro passo utile alla positiva perdita di  contatto con la realtà, anche se avrei sviluppato maggiormente la chitarra space in un assolo più concitato.

Musica Stoner senza luce, che non arieggia né lascia scampo, e ciò è da considerare una atmosfera valida. I suoni cupi e torbidi pesano senza interruzione. Il drumming permette comunque un certo dinamismo di fondo che altrimenti sarebbe assente. I vocalizzi psichedelici e sporchi sono grumi più che linee vocali anche se mantengono un senso intellegibile. Il combo nasce nel 1992 e nel ’96 esce il primo full-lenght “Space Jumbo Fudge”. Da allora, fino a questo settimo capitolo, la loro verve si è progressivamente attestata su una megalìa espressiva che riempie l’ambiente saturandone lo spazio. L’atmosfera è compatta, non c’è nessuna concessione al virtuosismo strumentale, ma solo elucubrazioni sensoriali e percettive anche se i giri chitarristici sono ben nettamente presenti; qui ciò che davvero conta è il feeling. Chi vuole la mina che scoppia deve rivolgersi ad altri lidi. Pur producendo buone vibrazioni, può essere considerato un lavoro riuscito a metà, infatti manca dell’ispirazione geniale o di vera personalità, apparendo a tratti un lavoro anonimo. Ci sono gruppi che sanno gestire meglio questa attitudine atmosferica, non basta rendere grumoso un riff ripetuto senza sosta, e avvolgerlo in effetti psichedelici, per trasformarlo in una opera dal significato artistico pregnante. Ci vuole quel quid specifico, che faccia sollevare la qualità e in questo disco sembra che non si sia riusciti a far emergere la giusta anima. La produzione tecnica riesce a generare molecole dal giusto tono e dalla giusta densità, e anche la riffica base possiede efficacia, ma tale positività espressiva poi non evolve e la capacità di irretire l’ascoltatore nelle spire dell’angustia viene meno. Si finisce per portare semplicemente monotonia. In alcuni episodi si può sensorialmente affondare nei meandri di questo buco nero, per farlo c’è bisogno di rimanere in un ascolto passivo e contemplativo. Purtroppo non si rimane avvolti dai suoni in maniera continuativa anche predisponendocisi; il fatto è che si riesce a distogliersene facendolo diventare semplice rumore di fondo che non ti porta più da nessuna parte.

Roberto Sky Latini

01.  Hopeless

02.  JJ

03.  Trust

04.  Blood Moon

05.  Ghost

06.  Theme II

Ken Baluke - vocals / guitars
Frank Sargeant - bass
Ryan Aubin - drums

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