Seven

                                                 7

                                                 Escape Music

                                                 www.escape-music.com/ESM265.htm

 

 

 

Pulito, elegante, estremamente lineare. L’arrangiamento è sempre perfetto, sia per frizzantezza che per sonorità.

I brani più belli sono “Shoot to kill”, in grado di emozionare con una linea melodica dinamica e l’altrettanto gustosa “Still” che s’infila subito nell’ascoltatore col suo bel riff rotondo, riuscendo a trovare soluzioni che non siano troppo scontate.

Per il resto si rimane in un alveo derivativo, comune a tutte le band AoR meno personali. Tutto molto commerciale  quindi, a scapito del livello artistico. Le dolcezze si irradiano come gran ruffianeria nella buona “Inside love” già nel ‘90 pensata come singolo e in “Diana”, la quale mi sembra più adatta a Celine Dion che al mondo del rock, ma nell’AoR questi sconfinamenti nel pop sono comuni. Ancora più pop la banale “Say goodbye” che sembra migliore di quel che è solo per la definizione sonora del già citato arrangiamento. Il problema sono quei pezzi che rimangono come melodie ipersfruttate come “Headlines”; “Never too late” e “Don’t break my heart” che potrebbero essere confuse con mille altre song già scritte.

Inutile farsi simili agli Asia (“Strangers”) quando anche gli Asia si banalizzano nell’avvicinarsi all’AoR, e  non sono da bocciare pezzi come “America” e “Thru the night” per la capacità che hanno di mantenere un certo standard, senza però che possano eccellere. Non si può purtroppo pensare ai Seven come ad una band necessaria nel panorama musicale contemporaneo.

Gruppo inglese con due componenti sudafricani provenienti dalla band Face To Face degli anni ’80 i cui brani sono in realtà confluiti in quest’altra, alla fine risultando la stessa cambiando di moniker, ma esordendo solo adesso con un full-lenght. L’album riesce a raggiungere bene la sufficienza e va un po’ oltre visto che si tratta di brani composti una trentina d’anni fa e quindi meritano di essere riconosciuti per questo; fossero brani di oggi non si potrebbe andare più là del sei visto che ogni traccia è qualcosa di già elaborato dalla storia di questo genere musicale. In questo periodo storico la musica sembra più fertile che mai, almeno nella quantità, e così anche loro tornano a registrare, alla faccia della crisi.

Il disco scorre senza mai far storcere il naso, perché chi ama sopra ogni cosa questo genere musicale troverà il piacere di avere un album costruito come si deve, dove anche le situazioni meno interessanti sono intessute con classe. Ma la classe stilistica non è la classe creativa, e come opera d’arte non ha possibilità di sorta. I vari ospiti non danno valore aggiunto e comunque non si evincono passaggi sonori degni di nota dal punto di vista virtuosistico.

In senso positivo l’effetto non dà la sensazione di un prodotto di plastica, e ciò è già sufficiente per mantenere un valore minimo che raggiunge il diritto di farsi ascoltare. Alla fine mi domando se era così necessario pubblicare un disco così dopo tanti anni, se era nel limbo non sarà stato un caso.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Shoot to kill

02.  Inside love

03.  Diana

04.  Still

05.  Headlines

06.  Strangers

07.  America

08.  Thru the night

09.  Never too late

10.  Don’t break my heart

11.  Say goodbye

 

Mick Devine – vocals

Keith McFarlane – guitars

Pat Davey – bass

Simone Lefevre – keyboards

Austin “Oz” Lane – drums

 

Special guests

Lars Chris - guitars

Mark Mangold - keyboards

Adam Wakeman - keyboards

Fredrick Bergh - keyboards

Dig Digital - keyboards

Tomas Coox - piano and strings arrangement

Fretless Bass - Shuji Matsumoto  on “strangers”

Andy Loos - bass

 

 

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