Mr. Bison 

                                                                         Seaward 

                                                                        Subsounds Records

                                                                       www.facebook.com/mrbisonband 

 

Sette brani come è il numero delle perle del Mar Tirreno di cui tratta il concept dell’album. Siamo infatti al cospetto di una band italiana proveniente dalla Toscana, che racconta qualcosa della cultura mediterranea di cui sono imbevuti. Ma il suono evocato è una forza rockeggiante inglese che di italiano ha lo spirito libero anarchico, pieno di riff e di avvolgenze che si sprigionano senza un metro di misura che li limiti. Terzo album per una realtà che emana una ricca capacità compositiva.

La prima esuberanza data dalla title-track “Seaward” è un esempio proprio della loro autodeterminazione, sono sei minuti così ben trattati, tonici, fluenti e corposi, da sembrare troppo pochi. L’acusticità di inizio  “FROM THE ABYSS”, uno dei momenti migliori, dà il segno dell’essenza meno dura che fuoriesce dalle corde del gruppo, sessantiano morbido ma attorniato da riff hard rock massicciamente espressi, e nonostante la rocciosità dell’anima, è un pezzo che ricorda di più le atmosfere degli Yes del primo album (1969); pezzo breve ma che nella sua riverberata varietà, al contrario del primo pezzo, sembra più lunga.

La suite di oltre sette minuti rappresentata da una psichedelica “I’m the Storm”, funziona suadente con la sua mollezza sonora, ma l’inizio strumentale che occupa la metà del tempo ha la potenza flessuosa di servire efficacemente senza annoiare, e continua ad incantare anche nella parte cantata. La voce si fa più interessante e nettamente acida nella tonica “OUDEIS” che crea irresistibili volute Prog, e ancora gli Yes acerbi si affacciano con nettezza stilistica, solo che la materia qui trattata non è affatto acerba, anzi la struttura propaga in modo maturo una scorribanda stupenda. Nessun filler sebbene “The Sacrifice” abbia un potenziale ridotto rispetto alle altre tracce. Molto intensa la finale “The Curse” che col suo fuzz imbambola l’ascoltatore imprimendo anche un leggero soffio orientale.

Il lavoro è realizzato in modo tale che il basso sembra non serva, possiamo quindi dire che i bassisti della storia musicale hanno sprecato il loro tempo. Ciò che serve è solo uno bravo alla chitarra, ma i toni bassi ci sono e piuttosto densi. La chitarra non è un bagno di riff soltanto, è un insieme di sensazioni e di ombreggiature fascianti. Spesso più che rifarsi all’Hard Rock, ci si rifà al Proto-Hard Rock, quel periodo che aveva afflati psichedelici non ancora ben formati, ma ancora intento a capire cosa si stesse facendo; e di questo approccio la band ha afferrato il lato più fascinoso. Senza nulla togliere a certi gruppi stranieri, qui abbiamo degli italiani difficili da superare, in quanto il full-lenght realizzato contiene una ispirazione ficcante, piena di energia ma anche di ricchezza nei contenuti.

Ci si domanda se un uso più ampio delle tastiere non avrebbe potuto incrementare il tasso di floridità totale, ma è una idea che non ha senso considerando la quasi perfezione di certe song. Non ci si perde mai in rivoli inutili, ogni zona delle composizioni è funzionante e funzionale, in una visione globale ben chiara ai musicisti. Davvero mi domando cosa abbiamo fatto di male noi italiani per avere la musica leggera, quando un disco come questo soddisfa molto delle pulsioni interiori dell’ascoltatore. Come dicevo all’inizio, questo lavoro respira in modo molto libero ed estroverso, sapendo approntare un songwriting non troppo relegato a mera riproposizione di un genere, anche se non si vuole travalicare eccessivamente i confini; si ha cioè una interpretazione ariosa e poliedrica di un tipo specifico di sound di cui la band riesce ad essere padrona. 

Roberto Sky Latini

01.  Seaward

02.  From the Abyss

03.  I’m the Storm

04.  Oudeis

05.  The Sacrifice

06.  Underwater

07.  The Curse

Matteo Bersacchi – vocals / guitar
Matteo Sciocchetto – vocals / guitar
Matteo D’Ignazi - drums

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