Warlung

                                                               Optical Delusions

                                                              Heavy Psych Sounds Records

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La trama sonora di questi statunitensi del Texas è un Hard Rock che porta una timbrica Stoner con intrinseca forza atmosferica piuttosto incisiva, anche se talvolta pigra, con un velo di rock anni sessanta che diminuisce il tasso Hard. Miscelare suoni hard anni settanta con afflati anni sessanta è una scelta apparentemente conscia, che funziona molto bene anche in questo terzo lavoro. Si suona un Rock intenso, fruibilissimo e orecchiabile, pur riuscendo ad evitare allegria e spensieratezza.

“PHANTASMAGORIA” nella sua velocizzazione ritmata è legata ai Black Sabbath tramite un giro riffico che afferra l’ascoltatore e assolo acido che si esprime in modo ficcante e scivola con fluido piacere, poi si passa ad un cantato beatlesiano che però non raffredda il bollente spirito del pezzo.Un altro ottimo episodio è “ORDER OF THE SOLAR TEMPLE” che di Black Sabbath non ha nulla, se non un riffing grasso, ma la linea cantata induce a pensare altrove, c’è luce ma anche un lieve tremore di ombre perché la voce non è soave, anzi forse un po’ malinconica nonostante non sia soft; qui l’assolo è uno dei migliori del disco e procede elettrico con una tensione dinamicamente emotiva che dal vivo potrebbe essere allungata. Sono ragazzi che sanno anche divertire, e succede con la movimentata “HELL ON EARTH”, ottima performance che dimostra quanto sappiano lasciarsi andare senza troppo pensare ai confini stilistici.

I due chitarristi cantano entrambi, e insieme sanno fondersi con lucida tecnica; dal punto di vista dell’ugola è “DEVIL’S GAME” la canzone meglio riuscita, e forse è anche il momento più personale di tutti. I riff non hanno sempre alta personalità, lo si capisce bene ascoltando le prime note della traccia “The Scorpion in the Sand”, le quali fanno totalmente il verso ai soliti Black Sabbath, anche se il cantato si esprime con molta meno tonicità, preferendo una vocalizzazione adolescenziale, anche qui molto carina alla Beatles. E ancora di più il modo di cantare alla Beatles di prima maniera si percepisce nell’ultima traccia “No Man’s Land” sebbene dal punto di vista strumentale vadano più vicino ai Cream (il loro lato meno pesante).  La sofficità  di “Sun Eater” ricorda i britannici Uriah Heep di prima carriera, ma anche una lieve brezza americaneggiante, e qui i due assoli esprimono una linea melodica parzialmente riverberata che però non diventa psichedelica.

La voce vibra piuttosto giovanile e candida, con timbro acuto che ha vaga somiglianza con quella di Ozzy, ma non la ricalca avendo un aspetto estetico più morbido. Ma spesso infatti si allontana da Ozzy cercando appunto una finta ingenuità che spedisce la band agli anni sessanta. Se i BlackSabbath dell’era Ozzyana si sentono, è riduttivo descrivere il sound della band in questo modo; non sono musicisti scopiazzatori e in varie song si allontanano piuttosto nettamente dai Black, per farsi più ariosi e leggeri, anche se la chitarra poi riporta tutto ad una certa compattezza.

L’attitudine mantiene un pizzico di psichedelìa, ma in senso lato, preferendo una caratterialità Hard più esplicita. La loro abilità sta nel giocare con l’animo sessanta/settanta senza chiudersi in una unica forma stringente, e se gli assoli fanno da sponda alle ispirazioni Grand Funk Railroad e Amboy Dukes, lo spirito è quello di una band anni duemila che ha capito tutto del rock dagli albori fino ad oggi. Voto chiaramente alto. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Phantasmagoria

02.  The Scorpion in the Sand

03.  Snake Eyes

04.  Sun Eater

05.  Order of the Solar Temple

06.  Hell on Earth

07.  Devil’s Game

08.  No Man’s Land 

George Baba - vocals / guitar
Philip Bennett - vocals / guitar
Chris Tamez - bass
Ethan Tamez - drums

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