Mike Tramp

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E’ possibile che un cantante metal possa decidere di farsi semplice cantautore? Si, avviene, e avviene da tempo per questo singer ex-White Lion (Heavy/Hair Metal), danese ma attivo in USA. E’ il suo nono lavoro solista, un lavoro acustico molto tranquillo. C’è una intelligenza compositiva, per quanto leggera, che rende piacevole ogni brano; piacevole nel senso che possiede una sufficiente pienezza espressiva.

Anche il batterista dei Guns and Roses e Velvet Revolver, tal Matt Sorum, quest’anno 2014 ha registrato un album, “Stratosphere”, fuori dai canoni delle band metal di provenienza. Diverso per stile, quello più rock questo più folk, ma uguale nella sensibilità. E ciò conferma che avviene, dal metal si può passare alla tradizione americana.

C’è una bellezza che non si produce in respiri scontati, permeandosi invece del giusto feeling, sapendo titillare i sensi con la semplicità mai banale di un songwriting limpido. Nessun virtuosismo e nessuna possente tempra, l’autore si esprime con naturalezza, e con la stessa rilassatezza dobbiamo approcciarci a queste canzoni.

C’è però bisogno di un ascoltatore che già ami il genere, il quale mai fuoriesce dai classici canoni country-folk, solo a sprazzi venato di blues-rock, rock che si ascolta nella direzione degli Eagles e soprattutto in quella dei R.E.M., dei quali c’è pure una timbrica vocale che vi si avvicina (“Trust in yourself”; “New world coming” e “And you were gone”).

La tracce più rock sono la bluesy e contemporaneamente Beatlesiana “Down south” e la sporca “Slave”, ruvide quel tanto che basta per farsi chiamare rocksongs appunto. All’opposto forse “Mother” è troppo pop ed esce un po’ dallo spirito del lavoro, abbassandolo di livello; se ne poteva fare a meno anche per la poca personalità. E sempre agli antipodi dell’anima rock la commerciale “Time for me to go” riuscendo però a non perdersi in una negativa ruffianeria.

Nonostante l’attenzione dell’autore per i testi, non viene penalizzata la dimensione sonora, non ricca di suoni ma ricca di atmosfere. Molta chitarra ritmica acustica performa l’insieme come in “Trust in yourself” e nella countrysong alla John Denver che è “Commitment”. E se l’acustica talvolta si accosta a quella dei Led Zeppelin come in “New world coming”,la somiglianza finisce lì.

Tutto procede in scioltezza senza scossoni ma nemmeno si percepiscono impuntature forzate. C’è inoltre un velo di malinconia anche nei pezzi più ariosi come “Freedom”. Assoli? Quasi del tutto assenti (eccetto nell’ultima traccia), come se fossero troppo per un disco concepito come lineare assemblaggio di canzoni senza fronzoli.

Siete metallari duri e puri? Lasciate perdere questo cd, buono per chi non vuole solo riff su riff e tecnica su tecnica, cioè per palati che amano ogni genere di rock o che solo si accosti al rock. Sicuramente si poteva fare di più; il risultato e ampiamente soddisfacente, ma forse non siamo al massimo del possibile. Non fa niente, va bene così; la musica di Mike è onesta ed è resa bene.

 

Roberto Sky Latini

 

01 Trust In Yourself
02 New World Coming
03 Down South
04 Better
05 Freedom
06 Commitment
07 And You Were Gone
08 Slave
09 Mother
10 Time For Me To Go

 

 

Mike Tramp – vocals / guitars

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