Destruction

                                                                     Born to Thrash (Live in Germany)

                                                                     Nuclear Blast Records

                                                                    www.destruction.de

 

 

Il 10 agosto dello scorso anno (2019), era appena uscito il nuovo disco, la band tedesca ha registrato nella propria patria un concerto all’interno di un evento, il Party San Festival (aerodromo Obermeheler) a Schlotheim. Si sente che la forma c’era e anche la resa è tecnicamente ineccepibile.

L’impatto che ne risulta è notevole, duro e puro. Quattro membri, da tre, per la prima volta, e con un batterista cambiato, già militante in Annihilator e Primal Fear, quindi con caratteristiche di potenza. In effetti ci si sfrena con una energia ristoratrice per chi desidera un live vibrante e massiccio. Il suono dei pezzi di più vecchia data è migliore qui che da studio, anche se la voce purtroppo non può darsi quanto si dava anni fa; eppure alcuni passaggi e certi acuti, e certa voce cavernosa, funzionano a dovere, mentre altre volte le vocalizzazioni si perdono affogate tra le escrescenze ritmiche. Ma escrescenze di ottima fattura.

La partenza è affidata ad una “Curse of Gods” di stampo classicissimo, che naturalmente colpisce nel segno. Tutte le song scelte sono di qualità, sia quando più variegate nel riffing, sia quando più semplificate vicine al punk/hardcore tipo “Mad Butcher”, comunque rimanendo in un ambito prettamente Thrash. Queste dieci song, mai troppo complesse, non sono però mai banali, e hanno una loro intelligenza strutturale.

E’ proprio il dipanarsi dei riff la caratteristica principale di questa musica, mentre la chitarra solista, pur scatenata e tagliente, possiede meno personalità, eccetto in alcuni frangenti dove gioca bene la sua parte in accentazioni ispirate come quando all’inizio di “Thrash till Death” si imbizzarrisce ampliando l’acuto dell’ugola di Schmier o nell’iniziare “Betrayal” con tocco fluido, o in vari altri squillanti brevi inserti. Chiudere con la micidiale “Bestial Invasion”, uno dei pezzi più belli della band, fa sì che dispiaccia arrivare alla fine dell’album.

Che il gruppo fosse valido sin dall’inizio della loro carriera lo dimostrano i furenti episodi che risalgono alle origini, ma che mantengono tutta la loro efficacia. I brani sono legati da interventi di presentazione densi, sebbene semplici nella loro immediatezza, buttando là alcune frasi e presentando i pezzi urlando sguaiatamente i titoli con una certa grezza teatralità.

La carriera vede ben 14 album da studio e tre live prima di questo. Dentro non troviamo tutta la loro storia, sono mancanti i brani di ben nove full-lenght e del tutto assenti gli anni novanta, ma si arriva a pescare fino all’ep del 1984 col quale esordirono in piena era Thrash. Il lavoro presenta tre formati tra digitale; cd e vinile, così da affidarsi a tutti i tipi di appassionato. E’ una lista di pezzi che cercano l’approccio generalmente diretto insistendo su toni veloci e roventi, e nonostante la compattezza, la percezione che ne deriva non è monolitica, anzi prevale una espressività diversificata.

La scelta si dimostra azzeccata perché si realizza un dinamismo avvincente. Il prodotto non era stato progettato, ma essendo state cancellate molte date, Schmier e soci hanno deciso di far uscire ciò che avevano già registrato poco tempo prima del blocco; registrazione tra l’altro di cui non sapevano fosse in atto mentre suonavano. La differenza tra i vecchi live e questo, al di là della scelta artistica riguardo i brani inseriti, è di tipo emotivo, legato com’è ad un periodo come questo così alterato nella sua normalità mondiale anche nel campo del metal, dove i concerti saranno una chimera per chissà ancora quanto tempo. Ascoltare una bella accettata dal vivo come questa, piuttosto che calmare gli spiriti bollenti del metallaro, ancora più fa disperatamente desiderare di andare ad un rito concertistico. In ogni caso bellissima occasione per conoscere i Destruction per chi non li avesse già nelle proprie orecchie. Riguardo alla copertina, essa merita una bella T-Shirt. 

Roberto Sky Latini 

01. Curse the Gods                 (“Eternal Devastation” – ’86)
02. Nailed to the Cross           (“The Antichrist” – 2001)
03. Born to Perish                   (“Born to Perish” – 2019)
04. Mad Butcher                     (“Sentence of Death” - ’84)
05. Life Without Sense           (“Eternal Devastation” – ’86)
06. Betrayal                             (“Born to Perish” – 2019)
07. Total Desaster                   (“Sentence of Death” - ’84)
08. The Butcher Strike Back   (“All Men breaks loose” – 2000)
09. Thrash Till Death              (“The Antichrist” – 2001)
10. Bestial Invasion               (“Infernal Overkill” - 1985)

 

Schmier - vocals/bass
Mike - guitars
Damir Eskić  - guitars
Randy Black  - drums

 

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione