Lady Beast

                                                           The Vulture’s Amulet

                                                           Reaper Metal Productions

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Un album che ha due facce, sempre dentro la N.W.O.B.H.M. La prima, quella che apre l’album con quattro brani di fila, che appare più scura e con una dinamicità più fresca e personale, mentre la seconda con una estetica più stantìa, troppo derivativa e scontata. La band non è riuscita a creare un album solido, lasciandosi andare un po’ troppo alla nostalgia e al mito classico del periodo al quale si rifanno.

Di sicura presa la veloce “METAL MACHINE” dove la voce acida si esprime su toni cattivi e dove la chitarra solista fluidifica il songwriting. L’altro brano power è “THE GIFT” che col suo basso metallico e la sua foga adolescenziale arrenbano l’ascoltatore con un pizzico di epicità.  Anche la cadenzata “RUNES OF RUST” ha un buon appeal, e nonostante piccole imperfezioni esecutive, possiede una linea vocale ed un riffing accattivanti, tipici dell’Heavy primigenio. Ma tra le cose  migliori c’è il brano più dark del lotto che è “SACRIFICE  TO THE UNSEEN” che pare prendere spunto dalle tensioni umbratili degli Angel Witch, avendo imparato bene come va gestita una atmosfera del genere. Il resto prende una china deludente, fatta di un già sentito così esplicito da farsi ascoltare solo da chi è nostalgico.

La quinta traccia “Betrayer” si rifà a schemi Judaspriestiani senza avere lo stesso potere esuberante, nonostante un minimo di scintilla. Poi dalla quarta (“The Champion”) alla nona (“Vow of the Valkyrie”) si entra nel mondo Ironmaideniano con giri e riff così prevedibili da rasentare la noia se non fosse che sono assemblati bene. Alla fine si sentono anche le  cavalcate Harrisiane, quasi da plagio. Tra queste song la strumentale “Trascend the Blade” racconta il tipico mondo Heavy Metal a cavallo tra settanta e ottanta; è una canzone frizzante ma anch’essa incapace di sorprendere, usando tutti i clichè tradizionali possibili.

Tra questi ultimi episodi poco pregnanti forse la migliore può essere considerata la titletrack “The Vulture’s Amulet” dove l’ugola cerca di uscire dal pantano stilistico, con un successo solo parziale. “Vow of the Valkyrie” si getta a capofitto nell’ordinarietà e fortuna per un po’ di velocità che le permette di farsi seguire con un minimo di gradevolezza.

Con suoni di produzione vintage, gli stessi musicisti non presentano un alto tasso tecnico, ma conoscono le esigenze del puro Heavy Metal; solo che non sempre posseggono l’ispirazione compositiva giusta. La chitarra solista riesce ad infilare buone staffilate, raramente originali eppure  piacevoli. La sezione ritmica ha un certo incisivo carattere, e sorregge le parti meno efficaci salvandole da un abbassamento di tono.

Va fatto un commento specifico per ciò che concerne la voce che seppure non virtuosa tecnicamente, sarebbe in grado di lavorare con opportune modulazioni nei vari pezzi, e nelle cose migliori ciò si sente chiaramente, ma a volte sembra che non abbia messo a fuoco ciò che funziona e ciò che invece andrebbe cambiato. La sua non ampia capacità espressiva necessiterebbe di maggiore attenzione, ma pare che la cantante non abbia ancora l’abilità di gestire il proprio ruolo. Di certo il raddoppiamento sonoro coi cori la aiuta ma sembra che l’intenzione del gruppo sia quella di usarli poco, e forse sbagliando. Insomma, è una vocalità interessante ma sulla quale bisognerebbe ancora lavorare. In “The Champion”, per esempio, la linea vocale è così debole, povera e scarna, che essendo già il pezzo poco interessante, ne viene aumentato il senso di pochezza.

Americani che vanno considerati band minore, non essenziali, pur avendo alcune tracce piacevoli. Quattro full-lenght dal 2013, e vale la pena che tale realtà esista visto che appunto qualcosa di valido spunta; in effetti è un lavoro non da bocciare, ma che sicuramente si perde in rivoli eccessivamente perdenti. Bastava fare un ep di quattro pezzi e cancellare il resto (salvando magari pezzetti da conservare per brani futuri). 

Roberto Sky Latini

01. Metal Machine
02. Runes of Rust
03. The Gift
04. Sacrifice to The Unseen
05. Betrayer
06. The Champion
07. Transcend the Blade
08. The Vulture’s Amulet
09. Vow of The Valkyrie
 


Deborah Levine – vocals
Andy Ramage – guitar
Chris Tritschler – guitar
Greg Colaizzi – bass
Adam Ramage – drums

 

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