Thundermother

                                                            Heat Wave

                                                            AFM Records

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In questo quarto album lo stile non è cambiato, sempre vintage, sempre elettrico e lo spirito sempre Rock’n’Roll. All’insegna del divertimento questa band svedese tutta la femminile ci ripropone i cliché del metal-rock saltellante e intriso di tradizione, un po’ blues, un po’ AC/DC. Ma c’è comunque un cambiamento perché si abbandona l’aria troppo sbarazzina e sempliciotta dell’album precedente (2018) per un miglioramento sia di arrangiamento che di impostazione compositiva, trovando una certa maturità che mancava; probabilmente anche merito del nuovo produttore Soren Andersen, chitarrista della Danimarca che ha lavorato per esempio con Mustaine.

L’album si apre con una tirata “LOUD AND ALIVE”, bella lineare e scattante. Come questa c’è l’altrettanto energica “DRIVING IN STYLE”, di cui anche il video ironico, e la meno personale “Into the Mud” dove il riffing è superscontatissimo. I tempi medi sono vari ma senza che venga meno la grinta, come succede in “Back in ‘76” che è strutturata per entrare nella scia formale di “I love Rock’n’Roll” di Joan Jett (senza assomigliargli). Se l’inizio della tracklist “HEAT WAVE” ricorda sia gli AC/DC che gli ZZ Top, il brano ha un gran feeling e si fa suadente in modo sfacciato. Anche nella sofficità espressa con “SLEEP” troviamo la capacità di scrivere ballate Street-Metal che siano all’altezza delle parti più dure, segno della forza compositiva che ormai le musiciste possono vantare.

Le istanze migliori sono anche quelle più accostabili alla storia hard più antica che hanno dentro anche molto blues-rock come l’accattivante e cadenzata “MEXICO”, che afferra l’ascoltatore in maniera immediata. Quando il blues-rock è quello di “PURPLE SKY” ci accorgiamo che l’idea della band va oltre l’Hard basilare inserendosi in quel range di gruppi che sono più classicamente fuori dal rock duro ma che vengono contemplate nelle realtà Blues-rock di stampo chitarristico americano tipo Samantha Fish o John Bonamassa, anche se qui la sei corde solista fa proprio davvero solo il minimo necessario; interessante invece l’uso delle tastiere che sarebbe stato meglio sfruttare di più (occasione sprecata con un finale in cui l’hammond c’è ma in accenni troppo rarefatti).

 Ci si modernizza un po’ con una verve scandinava alla D.A.D. in “SOMEBODY TO LOVE” anche se poi il ritonello si fa pop-commerciale, ma per un brano tra i migliori del disco molto grazie all’ugola della singer e allo scatenamento, per quanto breve, dell’assolo. In “Ghosts” riff al 100% copiato dagli AC/DC che ne fa, insieme ad una linea vocale poco caratteriale, un brano filler essendo eccessivamente già sentito, e ciò testimonia che ancora le ispirazioni non riescono del tutto a staccarsi dall’ovvio. Anche in “BAD HABITS” ci sono i chitarrismi primigeni degli AC/DC ma qui utilizzati evitando trappole derivative, e il risultato è di maggior incisività dove anche la chitarra, stavolta liquida, tenta un approccio originale (senza però, ancora una volta, sfruttarlo sufficientemente).

Le derive d’ispirazione sono molteplici e rasentano il plagio in alcuni passaggi sonori o riffing, ma sempre gestiti con intelligente distanza dagli spunti che sfruttano. La batteria rimane molto essenziale, scevra da ridondanze inutili, cercando una ritmica pulita e semplice, ma efficace. Per la chitarra solista che in passato si presentava troppo striminzita, ora abbiamo una gustoso condimento con inserti più elaborati, e un approccio più ampio anche se siamo ancora lontani dal virtuosismo; peccato che vi siano brani senza assoli.

La voce invece ha tirato fuori il meglio di sé, perfettamente a suo agio anche con le note più acute; davvero graffiante e al contempo calda, piena di abilità interpretativa che va oltre la performance di dovere, regalando una marcia in più all’aria generale. Un lavoro che rende merito allo sforzo e all’attenzione apportati stavolta con generosità. Abbiamo alle orecchie un prodotto che può dirsi finalmente uscito dall’alveo adolescenziale, fermo restando la carica giovanile sempre necessaria in questo tipo di musica. 

Roberto Sky Latini 

 

01. Loud And Alive
02. Dog From Hell
03. Back In ‘76
04. Into The Mud
05. Heat Wave
06. Sleep
07. Driving In Style
08. Free Ourselves
09. Mexico
10. Purple Sky
11. Ghosts
12. Somebody Love Me
13. Bad Habits 

Guernica Mancini - vocals
Filippa Nassil - guitar
Majsan Lindberg - bass
Emlee Johansson - drums

 

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