Black Altar / Kirkebrann

                                                               Deus Inversus (Split)

                                                               Odium Records

                                                               www.facebook.com/blackaltar

 

 

In questo split di Black-Death Metal costituito da sette tracce, due band si associano per circuire l’ascoltatore con musica feroce, ma al tempo stesso atmosferica. I polacchi Black Altar presentano tre pezzi, di cui uno strumentale. I norvegesi Kirkebrann fanno eco con quattro brani, anche qui con uno strumentale. I più epici sembrano i primi, i secondi hanno un sentore più folkloristico. I Black Altar sono attivi discograficamente dal 1998 con una discografia un po’ disordinata tra Split ed Ep e solo due full-lenght. Invece i Kirkebrann sono più giovani avendo esordito nel 2011, ma anche loro sono stati amanti degli Split e hanno scritto un solo album nel 2013.

L’inizio è lasciato al gruppo della Polonia con un sound piuttosto scuro, con due pezzi tiratissimi, che feriscono col loro graffio pur avendo un connotato globalmente avvolgente. Tra i due, il migliore è “DEUS INVERSUS” che apre il disco, con evanescenze liriche e cadenze più variabili, dall’essenza più Black che Death. Al contrario “Ancient Warlust” cerca d’arrembare in modo molto più Death, regalando un buon episodio ma molto più prevedibile data la tipica canonicità espressiva. Questo gruppo funziona anche con l’“Outro” che è una sniffata di musica Dark Ambient, ipnoticamente rarefatta e algida. L’approccio dei tre episodi dà una immagine sinistra, offrendo quella linea scandinava di Black che rivanga anfratti orridi amati dal pubblico devoto al genere.

Ed ecco i Kirkebrann che con “Begrensa Bevissthet” hanno qualcosa dei Venom misto a Black scandinavo. “Faux Pas” diventa un passo un po’ cialtrone e non è in grado di suscitare un sufficiente piacere, giocato su un riff semplice e anche poco estremo. E’ su “ET NEDERLAG” che il senso Black dei Kirkebrann emerge davvero, ed alla fine diventa anche il pezzo più riuscito perché meno semplicistico, di stampo Melodic Blackened Death. Efficace e sinuoso lo strumentale acustico “Ufodte Klarhet” che può stare in un album di Folk-Metal avendo ben poco di estremo, ma stuzzica il padiglione auricolare. In sintesi gli elementi utilizzati in questi quattro pezzi, pur venendo da una realtà scandinava, spalmano le loro elucubrazioni attingendo da differenti tradizioni Black internazionali e meno dalla loro terra d’origine, compiacendo dinamismi a volte non claustrofobici.

La differenza tra i due gruppi è palese anche se stanno bene insieme. I Black Altar hanno un senso liquido e sinuoso anche nei momenti taglienti;  i Kirkebrann invece prediligono un atteggiamento maggiormente diretto e anche sfrontato. Questi ultimi, se da un lato gestiscono un suono più corposo, dall’altro appaiono leggermente meno seriosi, con pezzi in qualche modo più da headbanging, in una forma semplice. Entrambi usano talvolta anche toni meno irruenti spezzando l’assalto, ma i Kirkebrann sembrano meno raffinati. Lo spirito delle due realtà è quello verace dell’oscurità tipica del genere, in grado di ricordare i fasti del passato. Alcuni dei musicisti presenti hanno una storia importante e si sente la loro appartenenza alla scena estrema. Dove non riesce il songwriting, vince l’anima dannata e l’essenza sentita del musicista, che con le dovute coltellate chitarristiche o vocali permette al lavoro di non spegnersi mai. Lo Split naviga su coordinate già ben visionate dalla tradizione metal e non realizza sempre qualità alta, anche se possiamo dire che viene realizzato un esempio piacevole di musica cattiva, intrisa di grumi maligni, e in alcuni passaggi con feeling molto vibrante. Un insieme di grinta efficace a metà che dà risalto alle buone potenzialità, ma che avrebbe bisogno di eliminare le semplificazioni eccessive, o certi andamenti relativamente ripetitivi, ciò in ognuno dei due gruppi, sebbene i Black Altar sembrino avere una maggior pregnanza artistica. Una esperienza che non manca di begli spunti. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Deus Inversus          (Black Altar)

02.  Ancient Warlust

03.  Outro

04.  Begrensa Bevissthet   (Kirkebrann)

05.  Faux Pas

06.  Et Nederlag

07.  Ufodte Klarhet

08.   

T.R. - Guitars

Shadow – vocals

Kirkebrann

Draug – vocals

Hrafn – guitar

Nasreten – guitar

Januz - bass

Thunberg – drums

 

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