Oz

                                                                         Forced Commandments

                                                                         Massacre Records

                                                                         www.facebook.com/ozofficial 

 

 

Il nord europa non deve includere il fatto di ascoltare il solito black metal che va tanto di moda da quelle parti e che ha creato fortune commerciali a tutte quelle band iper-truccate che si sono succedute . La Finlandia sin dalla fine degli anni '70 si è guadagnata la scalata verso l'olimpo del metal sotterraneo e questi OZ ci hanno provato con alterne fortune .

Più insuccessi che altro tant'è che nel 1983 ci riprovano con un sound più in sintonia con certo heavy vecchia scuola tanto caro ai Saxon ed Accept ma la fortuna volta ancora loro le spalle e nel 1991 sciolgono nuovamente il sodalizio per marcato disinteresse da parte delle etichette discografiche . A distanza di oltre venti anni il batterista originario Mark Ruffneck cerca di rimettere in piedi la formazione con alcuni membri della precedente esperienza ma si ritrova ancora a dover far i conti con il disinteresse da parte dell'ambiente metal che mal digerisce un album deludente come Burning Leather che riporta allo scioglimento (per molti definitivo) degli OZ .

Mark però è tosto e freddo come i classici uomini finlandesi e nel 2017 ritenta un nuovo approccio con una formazione giovane e più in sintonia con le sonorità moderne e comunque sempre legate al vecchio stile metal anni '80 . Il risultato di Transition State è sorprendente e l'attuale Forced Commandments conferma l'ottimo stato di forma della band che non delude le aspettative .

Qui ci troviamo di fronte ad un prodotto poco originale ma certamente soddisfacente per chi ama le sonorità care ai Saxon a cui gli OZ fanno continuamente riferimento . Non male considerando l'attuale scena metal fatta di cloni senza idee e poca onestà musicale, gli OZ saranno i soliti esecutori del metal già sentito ma non si può certo accusarli di scarso impegno e voglia di dimostrare che anche in età avanzata (Mark Ruffneck.) si può sempre venire definiti dei giovani vecchi. 

Angusbidoli

 

01. Goin’ Down

02. Prison Of Time

03. Switchblade Alley

04. Revival

05. The Ritual

06. Spiders

07. Long And Lonely Road

08. Liar

09. Diving Into The Darkness (Bonus)

10. Break Out (Bonus)

11. Kingdom Of War (Bonus)

 

Vince Koivula – vocals

Juzzy Kangas – guitar

Johnny Cross – guitar

Peppi Peltola – bass

Mark Ruffneck – drums

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