D.F.A

                                                                          4th

                                                                         Monjunerecords

                                                                        www.dutyfreearea.it

 

 

 

Il jazz rock italiano ha vissuto momenti di gloria nel decennio precedente quando ad esempio ascoltare musicisti come il grande Roberto Gatto  ed i suoi Lingomania andava quasi moda e gruppi come i romani Virtual Dream ci hanno regalato grandi momenti sia dal vivo che su disco.

Peccato però che sebbene questi momenti di popolarità questo genere li abbia vissuti ora come ora è stato di nuovo cacciato quasi a forza nella zona cosidetta di nicchia, ma che comunque gode di un buon seguito che certo non è quello dei grandi artisti.

Fatta questa premessa è per me una grande gioia poter parlare di un gruppo come quello dei DFA (acronimo che sta per Duty Free Area), i quali tentano di riportare in auge questo genere musicale.

 Diciamo subito che le influenze di questa band vanno dai Return to Forever ai Weater Report e certamente ad alcune cose del Canterbury sound come ad esempio gli Hatfield and the North o i Soft Machine.

Musica certamente di altri tempi che mai avrà purtroppo l’air play che servirebbe, malgrado questo si riesce sempre ad ascoltare dell’ottima musica ed i DFa ne sono un fulgido esempio.

Il disco in questione si divide in sei brani e già dall’opener “Baltasaurus di 14 minuti si respira un aria antica con aperture musicali di grande respiro e soprattutto in questo brano malgrado la sua durata non permette a chi ascolta di annoiarsi.

Altro momento pregno è a mio avviso il tradizionale sardo“Mosoq Runa” con il pianoforte di Alberto Bonomi a farla da padrone il quale riesce ad emozionarci veramnte alla grande creando un atmosfera davvero particolare che cattura l’attenzione al 100%.

 La chiusur aid 4th viene affidata degnamente ad un pezzo davvero bello e suggestivo dai forti sapori agresti ,non fosse altro per il dialetto ed interpretata magistralmente dagli specialguest che sono  Andhira (Elena Nulchis, Cristina Lanzi, Egidiana Carta) una chiusura che suggella un lavoro che porta alto un genere erroneamente bistrattato come il Jazz.

 

Stefano Bonelli

 

01. Baltasaurus
02. Flying Trip 
03. Vietato Generalizzare
04. Mosoq Runa 
05. The Mirror
06. La ballata de 'isposa 'e Mannorri

 

Alberto Bonomi - keyboards/vocals

Silvio Minella - guitars

Alberto Degrandis - drums/vocals

Luca Baldassari - bass

    

 

   special guest:

  Andhira (Elena Nulchis, Cristina Lanzi, Egidiana Carta) -  vocals on 6

  Zoltan Szabo - cello on 4 & 6

  Maria Vicentini - violin & viola on 4 & 6

 

 

 

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione