Tyrant

                                                                         Hereafter

                                                                         Shadow Kingdom Records

                                                                        www.facebook.com/tyrant

 

 

I californiani Tyrant fanno parte di quella schiera di band che si sono perse nel tempo e che ogni tanto rinverdiscono il proprio repertorio tornando in pista. Di questo tono ormai ne vediamo di tutti i colori, il pubblico metal è molto legato al passato, meglio ancora se all'epoca non si era ancora nati, come una sorta di leggende viventi che meritano l'apprezzamento dei fans solo per il fatto di provenire da un epoca sconosciuta.

I Tyrant nascono sul finire degli anni '70 e giungono all'agognato album ufficiale nel 1985 (Legions of the dead) replicando un paio di anni dopo prima di finire nel dimenticatoio e tornare in auge nel 1996 con un nuovo prodotto per poi sparire di nuovo. La band però non si è mai fermata, anzi, il nome è diventato una specie di mito per molti amanti del genere US Metal doom e la partecipazione al Keep It True del 2009 ne ha riportato grande interesse tant'è che l'etichetta Shadow Kingdom ha ristampato nel 2018 i primi due lavori riattivando immediatamente le credenziali serie di un vero comeback con i presupposti di imporsi finalmente sul mercato soprattutto live .

L'album in questione (Hereafter del 2020) è caratterizzato dalla presenza di un nome noto del doom, l'ex vocalist dei Candlemass più recenti , Robert Lowe già membro storico dei Solitude Aeturnus e dalla produzione di Bill Metoyer già al lavoro con la Metal Blade e responsabile dei primi Slayer e Wasp percui le sue sapienti esperte mani danno una decisa spinta in avanti a questo album il cui membro originale Greg May al basso si avvale del lavoro alle chitarre di Rocky Rockwell già membro effettivo dal 1980 . Attenzione, non si tratta di operazione nostalgica, anzi, il prodotto si frappone alle classiche sonorità di questo periodo e non sembra sfigurare assolutamente anche se il lavoro è fortemente influenzato dal passato di Lowe e se la proposta dei Tyrant è leggermente sotto i livelli dei Solstice Aeturnus non vuol dire che sia un disco da evitare.

Nelle mie recensioni cerco di non soffermarmi troppo sui singoli brani perchè cancellano effettivamente tutto il lavoro nella propria interezza, gli album vanno apprezzati per la guerra vinta e non per le battaglie singole ed al pubblico interessa conoscere come suona un album in generale anche perchè c'è purtroppo la moda di saltare i brani senza neppure averli ascoltati per intero percui lasciate scorrere il cd fino al termine. Personalmente considero Hereafter un buon prodotto che si farà apprezzare sia da supporto metallico che dal vivo. 

Angus Bidoli 

 

Ritornano con un nuovo lavoro i californiani Tyrant a quasi 35 anni dal loro esordio discografico con questo buonissimo "Hereafter".
La band ha sempre mostrato ottime idee e abbiamo sempre sperato che prima o poi facesse quel salto di qualità che le permettesse di diventare una band di primordine ma purtoppo non è mai successo.
Questo nuovo "Hereafter" è un metal classico con spunti doom a tinte epiche ma non riesce a decollare definitivamente la composizione che pecca in alcuni brani di linee melodiche più incisive e radiofoniche.
All'interno della band si segnala l'entrata del nuovo cantante Rob Lowe (ex Candlemass) che aggiunge qualità a delle ottime composizioni.
Come dicevo prima il disco è un ottimo lavoro ma pretendiamo molto dai Tyrant perchè negli anni ci hanno mostrato una crescita costante e vogliamo che diventino tra i maggiori esponenti del genere,hanno tutte le carte in regola per poterlo fare ma c'è sempre qualcosa che manca.
Tra le migliori canzoni del disco troviamo sicuramente "the darkness comes" e "Dancing on graves" ma a mio gusto la titletrack "hereafter" racchiude il momento di massimo splendore dell'intera carriera della band.
Nel finire del disco ci sono un paio di canzoni che suonano come dei pessimi riempitivi e non riescono a stare al passo qualitativo con le altre composizioni. 
Aspettiamo con ansia e speranza che i nostri beniamini americani facciano il fatidico salto di qualità tanto meritato per godere appieno della loro classe.
 
Lubranomic

01. Tyrant’s Revelation 4

02. Dancing On Graves

03. The Darkness Comes

04. Fire Burns

05. Hereafter

06. Pieces Of Mine

07. Until The Day

08. When The Sky Falls

09. Bucolic

10. Beacon The Light

11. From The Tower

 

Robert Lowe - vocals

Rocky Rockwell - guitars

Ronnie Wallace - drums

Greg May - bass

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