Devil’s Sermon

                                                                Rydwany Ognia

                                                                Putrid Cult

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Questa band proveniente dalla Gran Bretagna si cimenta con un Black Metal dalla buona atmosfera che però non ha molta personalità, usando soluzioni già comunemente sentite, e un songwriting poco articolato. Non è dark Ambient anche se in alcuni momenti potrebbe sembrarlo. Dopo il full-lenght del 2019 (“Nie ma Boga nad Diabla”) quest’anno escono 4 tracce per un Ep. A scanso di illusioni, dico che non è un lavoro per il quale valga la pena di perdere tempo. Non riesce ad essere fastidioso ma scorre tranquillo senza mai turbare, il giusto per lasciarsi leggermente cullare in quella piacevolezza  pigra che afferra le persone abituate come me al rock duro. Diciamo che in questo un minimo di senso il disco ce l’ha.

Un morbido violino introduce la prima traccia “Rydway Ognia”, ma il suo incipit si blocca improvviso per lasciare spazio ad una ferale colata di suono tagliente; alla fine un brano piatto e poco incisivo il cui incedere ossessivo non porta alla noia solo perché breve (2’44”); brano inoffensivo anche se l’ugola stride per tutto il tempo. Va meglio con la seconda “Badz Nasieniem Zla Ktore Zatruje” che però non dà alcun saliscendi emotivo, solo permette alla mente di non pensare. Ma ancora meglio con la terza “W OTCHLANI NA SWOIM MIEJSCU, doom e meno monolitica pur risultando più lenta, con una ipnotico andamento che riesce ad avvolgere nonostante la sua eccessiva semplicità; e finalmente con essa possiamo parlare di buona espressività.

La quarta canzone, “Ten Ktory nie ma Pana”  è basata su una ripetizione di note che la fa rimanere statica; il suo finale cede lo spazio di nuovo al violino, sollevandone il valore, per concludere l’ascolto come era iniziato, e qui ha un significato maggiore che sul pezzo di apertura che era un po’ troppo lasciato in solitaria mentre qui dentro è ben amalgamato al resto. Quasi venti minuti di musica costruita sugli schemi base di certo Black, ma che restando basilari assomigliano a tutto e a niente.

La voce in screaming ha un minimo di fascino ma si infila inutilmente in un tessuto sonoro mai sorprendente, e comunque è usato con poca ispirazione. Se sulla terza traccia fa capolino una vocalizzazione pulita, salmodiante, essa non appare fuori luogo ma è solo una esternazione limitata che non trova altri appigli per evolversi. La batteria non ha mordente, e così tutta la sezione ritmica. Le chitarre fanno il minimo necessario ma nulla di esaltante, senza il coraggio di uscire fuori quale valore aggiunto, rimanendo chiuse nella struttura portante. Probabilmente aspettare a pubblicare nuovi pezzi, magari per aggiungerne altri fino ad un nuovo album, avrebbe permesso di mettere meglio a fuoco il corpo dei vari segmenti. Le idee appaiono poche e quelle migliori lasciate alla fase embrionale. In realtà solo il terzo pezzo raggiunge la sufficienza, e buoni spunti ulteriori ve ne sono davvero pochi.

Se per alcuni Satana è bello e potente, qui è un po’ moscio; con questa debolezza musicale vendergli l’anima non è un guadagno. Il Black Metal è una musica che, oltre a certe oscure maligne animosità, ha pure ampi spazi per sperimentare, per donare magie più profonde, per celebrare la vera creatività e per far assaporare paesaggi onirici, ma quando si riduce a poco è meno interessante di un rock’n’roll fatto altrettanto male.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Ridwany Ognia

02.  Badz Nasieniem Zla Ktore Zatruje

03.  W Otchlani Na Swoim Miejscu

04.  Ten Ktory Nie Ma Pana

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