R.O.T.

                                                                           Revolution of Two

                                                                           EFTM RECORDS

                                                                           www.facebook.com/R.O.T.BandOfficial

 

 

Sin dal primo pezzo si respira aria frizzante, musica luminosa nonostante il growl massiccio del cantante. Per via della voce e di certi passaggi strumentali dobbiamo porre la band nel metal estremo, ma è difficile inserirla nel Death, visto che spesso non è nemmeno Thrash. In alcune occasioni dagli strumenti vengono estratti suoni più classicamente Heavy Metal con una modernità che può essere considerata in maniera generica di stampo Modern Metal o leggermente Melodic Death Metal, ma anche quest’ultima categorizzazione appare andare stretta.

Le influenze sono varie, e con un po’ d’elettronica e di spinte Djent, gli assemblaggi hanno una dose di attitudine progressive. In poche parole metteteli dove volete, ma sappiate gustarli perché hanno una buonissima ispirazione artistica. Gruppo italico (Cassino) con alcune esperienze musicali passate, nel 2018 esordiscono con questo album “Revolution Of Two” che è il loro moniker scritto per intero (c’è anche il video in rete); e ora lo ripropongono con l’audio migliorato. Hanno fatto bene a ritentare, perché è un peccato che un lavoro così ben fatto non abbia visibilità.

Tornando alla traccia d’apertura “DIAMOND SOULS” (che comunque viene dopo l’intro parlato, “After All”, musicalmente inutile), il Death può dirsi inesistente, e di certo non ha nulla del Melodic Death, ma è la chitarra solista a farla elettricamente da padrone con una avvolgenza cristallina che perdura lungo tutta lo scorrere della traccia, mentre il cantato, che è l’unica cosa pesante, si presenta in modo limitato. Altrettanto efficace “THE 4TH REACTOR” che dimostra un tasso di personalità piuttosto alto; è questa forse la cosa meno moderna del lavoro ma comunque molto accattivante.

Un effetto essenziale lo fanno le tastiere in “Hyper Thymesia” che appare un pezzo più tecnico, ma anche più d’atmosfera, e qui sì, che si viene a toccare il Melodic Death; la voce è utilizzata maggiormente rispetto alle altre canzoni e non vi sono assoli, prediligendo il senso groove delle varie sezioni. La loro abilità compositiva mette insieme diverse esigenze stilistiche, e, per esempio, si scovano anche afflati anni sessanta, tipo nella atmosferica song “ THE ANGLE’S CRY” dove troviamo momenti soft evanescenti che si contrappongono ad un tappeto schitarrante. Il pezzo evocativo per eccellenza che troviamo qui dentro è “ETHEREAL DIMENSION” che, solo tra virgolette, all’inizio fa venire in mente gli Iron Maiden di “Strange World” (ripeto, molto tra virgolette e unicamente all’inizio); una chitarra acustica e lo stesso titolo ci dice quanto si ponga in modo rarefatto, ma è la linea melodica pulita che, pur prodotta da un’ugola non fornita di virtuosismo, dà una bella sensazione di malinconia. Altro episodio interessante è la finale “AUT-AUT” con ritmica thrash su cui si staglia una linea melodica accorata sulla quale il pianoforte ad un certo momento mette un punto di sottolineatura. Più Death di tutte la traccia “Apatite”, tinteggiata di anima Black,  che va considerata brano minore insieme a “Rebirth”, entrambi fortunatamente senza trasformarsi in filler.

La registrazione non è perfetta nonostante la riedizione; ciò non inficia l’ascolto, soprattutto per uno come me che viene dagli spesso poco tecnici anni ottanta per ciò che concerne certo Metal più o meno underground. Ma sia chiaro, il risultato tecnico è godibilissimo. In alcuni momenti in cui la chitarra si trova posta troppo in secondo piano o suona poco piena (a volte ci vorrebbe una corposità maggiore e regolazione con meno alti). Altre volte la chitarra è molto più esposta; in particolare alla chitarra solista sono date molte lunghe parti, anche se la presenza non è ossessiva; vi sono inoltre, come in certo thrash, molti cambi di riffing, talentuosamente efficaci.

Non viene usato il drumming del tipico Death, ma la batteria sottolinea bene le sezioni del songwriting, non soffocando l’insieme, anche se il suono non è sempre ben scelto. Il cantato in growl si associa a quello pulito, ma queste voci pulite hanno caratteristiche corali anche quando non usano sovrapposizioni vocali. Il growl possiede tre accenti diversi, uno è semplicemente un growl cavernoso, un altro invece appare più voce roca che growl, per quanto scura, mentre altre volte dà l’impressione di un Lemmy leggermente più gutturale. Ci sono anche le tastiere, ma non hanno che ruolo da comprimario. La definizione di musica Death non identifica la realtà di questo combo, almeno non del tutto e non in maniera stretta, perché come ho detto all’inizio, c’è molto altro. Un disco che purtroppo ascolteranno in pochi e che sono contento di non aver perso.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  After all

02.  Diamond Souls

03.  Hyper Tyhmesia

04.  The 4th Reactor

05.  Rebirth

06.  The Angle’s Cry

07.  Ethereal Dimension

08.  Apatite

09.  Aut-Aut

Eddy Scissorshand (Edoardo Merlino) -  vocals / guitars
Louis Littlebrain (Luigi Cervellini) - guitars
Bratt Spacedog (Matteo Spacagna) -keyboards

 

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione