Black Phantom

                                                                                                      Zero Hour is Now 

                                                                                                      Punishment 18

                                                                                                      www.facebook.com/bewaretheBP

 

 


Quando penso all’heavy metal mi figuro sempre Scott Columbus che nel video di ‘Blow Your Speakers’ dei Manowar mentre sta suonando rompe a metà le bacchette e da i pugni contro i piatti.Non mi aspetto altro, e soprattutto non voglio altro, voglio metal. Questo disco è così, è metal; metal come rompere le bacchette e prendere a pugni i piatti.
I lombardi Black Phantom dopo circa tre anni dal loro precedente lavoro tornano con il full lenght ‘Zero Hour is Now’.‘Redemption’ in apertura inizia in maniera cadenzata per poi partire in una furiosa cavalcata heavy che mi ha riportato alla mente le produzioni dei Maiden ispirati di ‘Brave New World’.

Uno speed anthem che diverrà sicuramente per i 5 musicisti milanesi un’imperativo con cui aprire i loro concerti.Hordes of Destruction’ ha sugli scudi una sezione ritmica incollata e tellurica che per tutti i cinque minuti di cui è costituita martella furiosa senza neanche un secondo di tregua.Ottima qui la prova dell’ugola sleazy del singer Malini che s’incolla perfettamente alla furia del brano.‘Schattenjager’, che ad onor del vero mi ha ricordato con gli ululati dei lupi un vecchissimo videogame Sierra degli anni ’90 intitolato Gabriel Knight, è uno degli episodi migliori del lavoro.

Ben costruita tra i suoi stop’n’go e le ripartenze tipiche del genere dimostra una grande esperienza in fase compositiva ed un ottimo affiatamento dei singoli musicisti.‘The Road’ è un brano heavy scuro e sudato che mi ha ricordato non poco le produzioni dei primissimi Gamma Ray.‘Aboard the Rattling Ark’ ha nel suo dna i Running Wild e le ciurme di tagliatore più scanzonate del Mar dei Caraibi. Riesco quasi a vederli dei bucanieri sornioni che innalzano cantando al cielo l’ennesimo bicchiere di birra dopo aver razziato in lungo ed in largo le coste.‘Hands of Time’ si muove sulle stesse coordinate dei brani precedenti rivelando una volta in più la grande abilità della band a spingere sull’acceleratore.

Echi teutonici, sonorità heavy classiche a tratti evocative, sono il punto di forza di questo disco che per tutti gli amanti del genere si rivelerà carico di feeling.La produzione volutamente indirizzata verso un suono più spiccatamente retrò a me  non è dispiaciuta per nulla. Forse alcuni brani avrebbero beneficiato degli artifici contemporanei con i quali s’ingigantiscono’ i suoni di batteria, ma probabilmente per un disco che non ha alcuna intenzione di guardare allo scialbo presente va più che bene così.

Complimenti al fantasma che infesta come si deve le prue maledette di vecchi relitti marini.

 

Invictus

 

 

01. Redemption

02. Hordes Of Destruction

03. Schattenjäger

04. The Road

05. Aboard The Rattling Ark

06. Either You Or Me

07. Begone!

08. Hands Of Time

 

Manuel Malini - vocals

Luca Belbruno - guitars

Roberto Manfrinato - guitars

Andrea Tito - bass

Ivan Carsenzuola - drums

 

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione